Sacchetti frutta e verdura a pagamento: quanto costano per le famiglie italiane?

Non finisce la polemica per le buste a pagamento per frutta e verdura: la spesa annua per le famiglie italiane è davvero un'ulteriore stangata?

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Non finisce la polemica per le buste a pagamento per frutta e verdura: la spesa annua per le famiglie italiane è davvero un'ulteriore stangata?

E’ arrivato gennaio e, soprattutto, il nuovo anno. Una delle novità più importanti è rappresentata dai sacchetti a pagamento per frutta e verdura, con tutte le polemiche conseguenti. Da quest’anno per imbustare frutta, verdura ma anche carne, pesce e affettati bisognerà utilizzare shopper biodegradabili e compostabili a pagamento. E proprio qui inizia la polemica, anche se si tratta di cifre davvero irrisorie, che fa leva sull’ulteriore stangata a danno degli italiani dopo quella sulle bollette di luce, gas, pedaggi autostradali etc.

Giusto per Legambiente

Da quest’anno chiunque farà spesa al supermercato al banco frutta non troverà più le classiche buste di plastica leggera gratis ma bisognerà acquistare delle shopper biodegradabili a pagamento. Non stiamo parlando delle buste della spesa che si prendono e pagano già alla cassa ma di quei sacchettini trasparenti che usiamo per imbustare e pesare gli alimenti sfusi. Come detto si tratta davvero di una cifra irrisoria, 2/3 centesimi a busta (anche se bisogna sottolineare che il prezzo varierà in base al supermercato) che però ha scatenato la polemica. Una polemica che sembra smorzata da Legambiente, la quale ammette che è giusto pagare l’innovazione purché sia garantito un prezzo equo per le buste in accordo con le multe previste per i commercianti che non rispettano la normativa in atto (da 2.500 euro a fino 100mila euro). Con le nuove buste biodegradabili si vuole affrontare il problema il problema dell’usa e getta e dei sacchetti illegali promuovendo il rispetto dell’ambiente.

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Il Codacons però non è d’accordo e parla di stangata per le famiglie italiane le quali dovranno aggiungere dai 2 ai 10 centesimi, a seconda delle buste utilizzate, ogni volta che si fa la spesa. Per ogni genere alimentare, infatti, ora è obbligatorio utilizzare un sacchetto diverso e pagarlo mentre prima il sacchetto era gratuito anche se era identica la modalità di cambiare sacchetto per ogni cibo sfuso.

Su base annua, a seconda di quante volte una famiglia andrà a fare la spesa e in base agli acquisti di generi alimentari come frutta, verdura, carne e via dicendo, l’aggravio si aggirerà tra i 20 e i 50 euro a famiglia. Il Codacons ha parlato di “tassa occulta a danno dei cittadini italiani che non ha nulla a che vedere con la giusta battaglia in favore dell’ambiente” sottolineando che è assurdo che i costi di accorgimenti pseudo-ambientali siano scaricati interamente sugli utenti, trasferendo su di essi spese che dovrebbero essere solo a carico delle aziende e dell’industria.”. Il ricavato è riscosso dal supermercato o dal negozio, e in seguito finirà in parte allo Stato sotto forma di Iva e di imposta sul reddito.

Ci sono però alcuni dati che fanno riflettere: in Europa il consumo annuo per i sacchetti è di 100 miliardi di cui buona parte finisce in mare e sulle coste. L’Italia nel 2011 ha approvato la legge contro le buste non compostabili e ad oggi risulta una diminuzione nell’uso di sacchetti del 55%, un numero che potrebbe essere più alto.

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