Ronaldo alla Juve, grazie anche al fisco. Ecco come l’Italia attira il campione portoghese

Cristiano Ronaldo alla Juventus ci andrebbe anche per ragioni di convenienza fiscale. E se arrivasse la "flat tax", Andrea Agnelli farebbe festa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cristiano Ronaldo alla Juventus ci andrebbe anche per ragioni di convenienza fiscale. E se arrivasse la

La conclusione dell’affare del secolo per la Juventus di Massimiliano Allegri è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri: Cristiano Ronaldo indosserà la maglia bianconera. L’ingaggio monstre da 30 milioni di euro netti a stagione per 4 stagioni e il prezzo del cartellino di 105 milioni (120 con le tasse), sommati alle commissioni in favore dell’agente Jorge Mendes, portano a non meno di 350 milioni il costo dell’intera operazione. Per l’attaccante portoghese fino a ieri sotto contratto con il Real Madrid sarà anche un modo per mettersi alle spalle la brutta vicenda legata alla condanna per evasione fiscale, subita nei giorni scorsi in Spagna con 2 anni di carcere e la comminazione di una maxi-sanzione da 18,8 milioni di euro. Secondo i giudici, avrebbe nascosto al fisco iberico 14,7 milioni di proventi relativi allo sfruttamento della sua immagine e che sarebbero finiti in società a lui riconducibili e con sede nelle Isole Vergini, ossia in uno dei tanti paradisi fiscali del pianeta.

Certo, l’Italia non è un paese dal fisco umano, eppure nel caso specifico a CR7 converrà parecchio trasferirvi la sua residenza. Vi ricordate quella che i giornali erroneamente definirono “flat tax”, l’imposta forfetaria da 100.000 euro per gli stranieri che venissero a vivere in Italia? Ecco, si addice perfettamente al caso di Ronaldo. Pagando quisquilie, l’attaccante assoggetterà al fisco italiano tutti i suoi redditi maturati all’estero, fatto salvo che quelli maturati sul territorio nazionale saranno soggetti a tassazione Irpef ordinaria.

Tassa sui ricchi stranieri ai comuni? Vediamo perché sarebbe un’ottima idea

Ora, sappiamo che Ronaldo incassa ogni anno e per tutta la vita una cifra di ben 24 milioni di euro solo dalla Nike per lo sfruttamento della sua immagine. Denaro, che insieme a tutte le altre attività all’estero sarà coperto dai 100.000 euro dell’imposta forfetaria. Eventualmente, pagando appena altri 25.000 euro per ogni altro componente, potrà estendere l’opzione anche in favore dei familiari. Dunque, CR7 godrebbe di un trattamento fiscale di assoluto favore e per un periodo massimo di 15 anni. Sarebbe lo sponsor migliore (stavolta, senza diritti d’immagine!) per l’imposta forfetaria di favore escogitata con la legge di Stabilità 2017. Se si considera che, al netto dell’ingaggio con il Real Madrid, negli ultimi anni risulta avere dichiarato al fisco redditi per non meno di 160 milioni di euro all’anno, si capisce quale sia l’entità dei risparmi potenziali che otterrà con il trasferimento in Italia.

L’impatto della flat tax

E le novità positive per il fenomeno portoghese potrebbero non finire qui. Il governo discute da settimane di “flat tax”. Vero, sarebbe tecnicamente una “dual tax” quella escogitata per mettere d’accordo Lega e Movimento 5 Stelle, ma sta di fatto che l’aliquota Irpef più alta sarebbe abbassata dal 43% attuale al 20% e graverebbe sui redditi superiori agli 80.000 euro all’anno, dai 72.000 euro di oggi. Cosa succederebbe, se governo e Parlamento riuscissero a trovare le coperture per introdurre, magari gradualmente, il maxi-taglio delle imposte? Risparmi per Juve e guadagni possibili e ulteriori per CR7. Per consentire al calciatore di usufruire di un ingaggio netto di 30 milioni all’anno, il club bianconero dovrà sborsare oggi sui 52,6 milioni di euro. Per semplicità di calcolo non teniamo nemmeno conto dei contributi previdenziali dovuti all’Enpals, in quanto scarsamente incisivi su stipendi così elevati.

Dunque, la Juventus dovrebbe pagare al fisco qualcosa come 22,6 milioni sulla busta paga del calciatore. Con il taglio delle aliquote Irpef, il salasso verrebbe abbattuto a 7,5 milioni, comportando un risparmio per le casse della società nell’ordine dei 15 milioni. Nell’arco di 4 anni, sarebbero 60 milioni in meno. Non bruscolini. E cosa importante, una prospettiva simile consentirebbe alle squadre di calcio italiane di attirare altri campioni internazionali, spendendo meno delle concorrenti. Nel caso di Ronaldo, potrebbe persino scattare un accordo, in base al quale il beneficio fiscale derivante dall’introduzione della “flat tax” all’italiano sarebbe condiviso, ovvero dei 15 milioni risparmiati dal club, almeno una parte andrebbe a finire nelle tasche del giocatore, il quale si vedrebbe aumentare ancora di più l’ingaggio.

Ronaldo alla Juve, ecco perché l’attaccante del Real non squilibrerà i conti bianconeri

Quello di CR7 alla Juve è l’esempio classico di come un’economia possa diventare competitiva puntando sulla riduzione del carico fiscale. In fondo, i club sportivi sono imprese a tutti gli effetti, la dimostrazione palese di come la concorrenza possa vincersi, se il fisco non si mette di traverso. E se di Ronaldo in futuro ne arrivassero diversi in Serie A, lo stato non ci perderebbe, anzi guadagnerebbe dall’ampliamento della base imponibile derivante dai maxi-ingaggi, nonché dalla vivacizzazione dell’intero settore calcistico nazionale, che finirebbe per espandere il giro d’affari, creando nuovi posti di lavoro e innescando il classico circolo virtuoso. Anche per questo, Ronaldo alla Juve farà bene all’Italia; segnalerà anche alle menti più semplici, che tasse alte sono un ostacolo all’economia e che riducendole, a guadagnarci saremmo tutti, contribuenti, lavoratori, consumatori/utenti e imprese.

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia nel pallone

I commenti sono chiusi.