Mercato immobiliare e prezzi: le città dove ora si compra di più

Secondo i numeri forniti dall’Agenzia delle Entrate, le regioni del Nord-Ovest si confermano al primo posto nella crescita degli acquisti delle case.

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Il mercato immobiliare ha fatto registrare un terzo trimestre da record nel 2019. Da luglio a settembre gli acquisti delle case sono cresciuti in media del 5 per cento, percentuale maggiore rispetto al 3,9 del trimestre precedente. Confermato dunque il trend positivo dell’ultimo periodo, con un andamento in crescita già a partire dal 2014. Se si prendono come punto di riferimento le otto città italiani più grandi per numero di abitanti, la crescita media si è attestata al 5,8 per cento. Dato che potrebbe essere ulteriormente migliorato nel quarto e ultimo trimestre, che non ha avrà il “peso” dei mesi estivi.

Milano e Genova le migliori

Le città dove si comprano più immobili sono Milano e Genova, con entrambe che fanno registrare una crescita superiore all’11 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ad andare per la maggiore sono gli acquisti di monolocali e bilocali, come confermano i dati dell’Agenzia delle Entrate e il suo speciale osservatorio. Infatti, per le case fino a 50 mq la domanda è in crescita del 10 per cento, mentre per quelle da almeno 50 mq l’aumento in termini di richiesta è fissato all’8 per cento.

Nord-Ovest guida la crescita, male Firenze

Secondo i numeri forniti dall’Agenzia delle Entrate, le regioni del Nord-Ovest si confermano al primo posto nella crescita degli acquisti delle case con oltre il 34 per cento di domanda dell’intero mercato immobiliare nazionale. Segue a ruota il Nord-Est, che ha fatto registrare un aumento del 5,7 per cento. Una curiosità: nelle regioni di Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige ci sono stati più acquisti rispetto all’intera macroarea del Centro. Nota stonata per la città di Firenze, unico comune tra le grandi città prese in considerazione a registrare un tasso negativo (-5,3 per cento), comunque più contenuto rispetto a quello del trimestre precedente, quando la flessione era stata di quasi il 10 per cento.

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