La Germania compra oro e per l’euro è un brutto segnale

La Germania è tornata a comprare oro dopo 21 anni e anche l'Olanda segnala di voler puntare sul metallo. Cosa si nasconde dietro a queste azioni apparentemente coordinate?

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La Germania è tornata a comprare oro dopo 21 anni e anche l'Olanda segnala di voler puntare sul metallo. Cosa si nasconde dietro a queste azioni apparentemente coordinate?

La Germania è tornata a comprare oro per la prima volta dal 1998, forse approfittando della fine del Central Bank Gold Agreement del 1999, non più prorogato nel luglio scorso e che da venti anni limitava la compravendita di metallo per le banche centrali aderenti, vincolandole altresì ad azioni coordinate.

Nel mese di settembre, stando al Fondo Monetario Internazionale, la Bundesbank ha visto salire le sue riserve auree da 108,25 a 108,34 milioni di once, qualcosa come 2,55 tonnellate in più. Nulla di eclatante, se non fosse che i tedeschi siano già i secondi maggiori detentori di oro al mondo dopo gli USA.

La Bundesbank si riprende il suo oro, la Germania non si fida più

E di recente, la banca centrale olandese ha pubblicato sul suo sito un articolo alquanto oscuro nel suo significato pregnante e che recita nelle parti salienti così: “L’oro è il salvadanaio perfetto – un’ancora di fiducia per il sistema finanziario. Se il sistema collassa, gli stock di oro possono funge da base per ricostituirla”. Come mai un istituto pubblica qualcosa di simile e proprio nelle settimane in cui la BCE è attraversata da forti tensioni sulla riattivazione degli acquisti di assets con il “quantitative easing”, a partire da novembre?

Già negli anni passati è capitato che Germania e Olanda si siano mossi in tandem sull’oro per rimpatriare grossa parte di quello detenuto nei forzieri stranieri. La Bundesbank nel 2013 annunciò che avrebbe rimpatriato 300 tonnellate dagli USA e 374 da Francia e Inghilterra. Malgrado lo scetticismo iniziale, il programma è stato completato nel 2017 con tre anni di anticipo. Ma allora si è trattato di riprendere il possesso del metallo all’estero, stavolta di accrescerlo ulteriormente di quantità. La mossa in sé avrebbe poco senso per il singolo stato nell’Eurozona, visto che l’oro della Bundesbank non servirebbe a garantire alcuna moneta nazionale, come al tempo era il marco tedesco, semmai contribuirebbe alla maggiore credibilità dell’euro. Ed escludiamo che Francoforte punti a spendere denaro per il bene di tutta l’area.

Quale segnale da Berlino?

Dunque, probabile che la mossa sia un segnale inviato alla BCE di Christine Lagarde, la francese che tra qualche giorno succederà a Mario Draghi come governatore.

Un po’ come anticiparle che senza una politica monetaria appropriata – alias, non ultra-accomodante – la Bundesbank si terrebbe le mani libere, finanche arrivando a ipotizzare scenari alternativi all’euro stesso, come il ritorno al marco, sostenuto chiaramente anche dalla forza dell’oro. In alternativa, l’istituto temerebbe l’arrivo di una qualche tensione finanziaria preoccupante e starebbe preparandosi al peggio, segnalando ai mercati la propria solidità con l’acquisto di un asset che storicamente viene percepito come un bene rifugio per ripararsi dalle crisi.

Peraltro, la Bundesbank disporrebbe di svariati miliardi di euro da utilizzare per comprare oro, derivanti dai surplus commerciali e correnti ingenti registrati dalla Germania in questi anni e che vanno a costituire quelle riserve valutarie, di cui il metallo generalmente costituisce una percentuale minoritaria, per quanto rassicurante per gli investitori. Nel migliore dei casi, un indizio rilevante del fatto che i tedeschi e i loro alleati più stretti intendano ingaggiare contro un’eventuale prosecuzione dell’era Draghi una battaglia campale, minacciando velatamente ogni tipo di azione per fare valere le loro ragioni. E per gli alleati dell’euro non è una buona notizia.

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