Italia, centrali nucleari e smaltimento scorie: una ‘catastrofe’ annunciata? Scandali economici e altro

La storia del nucleare in Italia non è stata mai facile: il problema dello smaltimento scorie tra catastrofi ambientali annunciate e scandali economici.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
La storia del nucleare in Italia non è stata mai facile: il problema dello smaltimento scorie tra catastrofi ambientali annunciate e scandali economici.

Una ‘catastrofe’ annunciata? L’ultima puntata di Report si è concentrata sulle questioni riguardanti la sostenibilità economica e ambientale delle centrali nucleari in Europa, con uno sguardo che intende mettere in chiaro molti elementi che riguardano le politiche di tutti i paesi coinvolti: ovviamente, grande spazio è stato dato anche all’Italia e alla sua situazione anomala, con il racconto, tra le altre cose, di una ‘catastrofe’ sfiorata, ma che non è detto che non possa ripetersi con conseguenze ben peggiori. Lo scandalo economico riguarderebbe l’azienda Sogin, ma andiamo con ordine.

Altra inchiesta – Acqua minerale, mercato in crescita, l’Italia è il paese che ne consuma di più ma cosa beviamo?

Scandali economici: la questione del ‘nucleare’ in Italia

Le centrali nucleari hanno un tempo di vita, potrà sembrare strano ma è così, scaduto il quale occorre dismettere l’impianto, operazione molto costosa. Come funzionano le dimissioni in Italia? Ebbene, nel 2000 è stata creata una società pubblica di nome Sogin, che avrebbe il compito di dismettere e mettere in sicurezza le centrali nucleari ‘invecchiate’. Ma come viene finanziata? Dalle bollette degli italiani. Stando a quanto riportato a Report, la Sogin ha speso 3 miliardi di euro in tutto, di cui un terzo, dunque un miliardo netto, è andato semplicemente a coprire i costi delle sedi e degli stipendi. Ma qual è il lavoro della Sogin?

Ancora inchieste – Perché la guerra sui vaccini è più politica che sanitaria (e mette in pericolo la ricerca scientifica).

Il lavoro della Sogin tra una catastrofe ‘sfiorata’ e catastrofi possibili

Ebbene, l’impegno era il seguente: spostare 2000 tonnellate si sostanze pericolose all’interno di un deposito nazionale, il tutto entro il 2023; il tutto procede con grandi ritardi e la data è stata già prorogata. Lo scandalo tutto italiano è che non possediamo depositi pensati per il lungo periodo, ma soltanto depositi ‘provvisori’ e che presentano grandi criticità: si va da quello situato a Garigliano, che dovrebbe essere chiuso entro il 2025, a quello di Saruggia, nella provincia di Vercelli.

Quest’ultimo è da considerarsi il più pericoloso, proprio perché è stato posizionato in mezzo a dei canali che trasportano l’acqua: nell’anno 2000, questi impianti sono stati sommersi dalle acque, per l’esondazione della Dora Baltea, ma, ‘fortunatamente’, ad essere contaminate sono state soltanto le falde superficiali e non quelle profonde. Il premio Nobel, Carlo Rubbia, commentò all’epoca che in Italia si era sfiorata la catastrofe davvero per pochissimo. Ebbene, la Sogin sta costruendo nuovi impianti ‘provvisori’ proprio nella medesima area di Saruggia con costi che pagano i cittadini e sempre in una delle zone a massimo rischio ambientale.

Inchieste e testimonianze – Come avviene davvero uno sbarco di migranti e come ‘lavora’ Medici senza Frontiere.

Italia, depositi per le sostanze pericolose: l’Italia a rischio sanzione dall’Europa

Secondo le direttive europee, tutti i paesi dovrebbero avere un deposito permanente, come quello che sorge nella regione dello Champagne in Francia. L’Italia avrebbe dovuto scegliere un sito, ma la procedura risulta ferma all’estate del 2016: la mappatura dei siti possibili è stata effettuata, ma manca la firma del ministro. La ragione? Non si intende pubblicare la lista di quelli che potrebbero essere i siti idonei, per evitare di suscitare proteste nella popolazione e, come sottolinea maliziosamente Report, perdere voti importanti e consensi elettorali. La scadenza, comunque, è la seguente: il 2025. Entro quell’anno, l’Italia dovrà dotarsi necessariamente di un deposito ‘definitivo’ perché la Francia, entro quell’anno, ci restituirà circa 225 miliardi di scorie trattate, le quali, certo, non potranno essere più nascoste sotto il tappeto.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Inchieste Politiche, Politica, Politica italiana