Come investire con il rialzo dei tassi, osservazioni per proteggere il portafoglio

Come affrontare il rialzo dei tassi sui mercati? Qualche osservazione su come proteggere il proprio portafoglio, in attesa della svolta monetaria.

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Giuseppe Timpone

Investire con il rialzo dei tassi

Giovedì si riunisce per la quinta volta quest’anno il board della BCE e finalmente sapremo se a Francoforte intendono imprimere l’acceleratore sul “tapering”, ritirando dall’inizio dell’anno prossimo gli stimoli monetari, oppure se dalla conferenza stampa del governatore Mario Draghi emergeranno toni ancora da “colomba”, in grado di allontanare il rialzo dei tassi nelle attese del mercato. Quale che sia l’esito della riunione, tutti i traders sono consapevoli da settimane che la stretta monetaria si stia avvicinando e che con il rialzo dei tassi bisogna prima o poi farci i conti. Poiché il mercato sconta sempre in anticipo le notizie, è già in corso un moderato sell-off dei titoli obbligazionari, i cui prezzi stanno cedendo e i rendimenti salendo.

Limitandoci ai principali bond governativi dell’Eurozona, notiamo che dal 26 giugno scorso, giorno di commenti “hawkish” di Draghi in Portogallo, i rendimenti decennali italiani sono saliti dall’1,90% al 2,30%, quelli tedeschi dallo 0,25% allo 0,60%, quelli francesi dallo 0,60% allo 0,87%, quelli spagnoli dall’1,38% all’1,68%. (Leggi anche: Partito sell-off sui mercati, ma non chiamatelo roteazione)

Come proteggere il portafoglio di investimenti

Ma come si fa a proteggere il proprio portafoglio di investimenti in questa fase rialzista dei tassi? Le strategia potrebbero essere diverse e contestuali. Anzitutto, cosa spinge i tassi in alto? La risposta sta nell’aspettativa di un’inflazione maggiore, grazie a una crescita moderata, per quanto ancora insoddisfacente nell’Eurozona. Inflazione più alta richiede rendimenti nominali più elevati per le obbligazioni, da qui le vendite di bond.

Al contrario, i processi di reflazione si accompagnano tipicamente a fasi rialziste dei corsi azionari. Le azioni vengono acquistate, infatti, per proteggere l’investimento dalla perdita di potere d’acquisto della moneta. Il caso più estremo è di questi anni in Venezuela, dove a fronte di un’esplosione dei prezzi a 3-4 cifre all’anno, la borsa di Caracas ha moltiplicato per oltre 10 il suo valore nel solo ultimo anno.

Più azioni, meno bond

Dunque, un primo suggerimento, ma che non vuole essere una sollecitazione verso una qualche forma di investimento, sarebbe di incrementare la quota del portafoglio dedicata alle azioni e di ridurre contestualmente quella per le obbligazioni, anche perché le stesse prospettive di un’inflazione più alta risentono del migliorato clima economico, il quale a sua volta spinge a ipotizzare utili più elevati per le imprese, quotate e non. Chiaramente, non tutte le azioni sono uguali, perché sarebbe opportuno tenersi alla larga dalle società quotate relativamente molto indebitate, essendo esposte alle variazioni dei tassi. Un esempio sono le utilities, ovvero le compagnie erogatrici di servizi (luce, telefonia, etc.), le quali tipicamente investono ingenti capitali presi anche in prestito, ma che nelle fasi di aumento del costo del denaro subiscono un’erosione dei margini e, pertanto, dovrebbero performare male in borsa. (Leggi anche: Investire in Europa, meglio bond o azioni?)

Poiché per un portafoglio di dimensioni medio-piccole avrebbe poco senso puntare su titoli specifici, il consiglio sarebbe di investire su Etf indicizzati, ad esempio, come sull’Ftse Mib, in grado così di cogliere l’andamento generale del mercato e non di uno o più comparti. Certo, si consideri che il principale listino di Milano è influenzato dai grossi titoli, come quelli delle utilities e i cui guadagni, quindi, potrebbero venire tendenzialmente limitati. Resta il fatto che Piazza Affari vale ancora oggi poco più della metà del periodo pre-crisi, mentre le altre principali borse, europee comprese, hanno superato e, in qualche caso, di molto i picchi anteriori allo scoppio della crisi finanziaria. In teoria, ciò suggerirebbe un maggiore potenziale per Milano, anche se il problema italiano sta nella bassa crescita dell’economia interna, che riduce le prospettive di profitto per le società quotate.

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