L’amministrazione americana del presidente Joe Biden ha allentato alcune sanzioni imposte dal predecessore Donald Trump contro il Venezuela. Una mossa non del tutto inattesa, perché arriva dopo che a marzo Washington aveva spedito una delegazione a Caracas per tenere colloqui con il presidente Nicolas Maduro. In quell’occasione, un paio di dirigenti petroliferi americani erano stati rilasciati dopo anni di detenzione. L’allentamento delle sanzioni americane riguarda essenzialmente il petrolio del Venezuela. Alla compagnia californiana Chevron sarà consentito di discutere i termini sulle proprie “attività future” nel paese andino.

Dal 2020, le è stato vietato di intrattenere qualsiasi tipo di affari con la venezuelana PDVSA, potendosi limitare solo alle attività relative alla salvaguardia dei propri asset in loco.

Petrolio Venezuela e tensioni geopolitiche

La svolta sarebbe legata all’impegno del presidente Maduro di riallacciare il dialogo con le opposizioni. Ufficialmente, gli Stati Uniti d’America riconoscono come legittimo capo di stato del Venezuela Juain Gauidò. Tuttavia, con Biden alla Casa Bianca la figura di questi è praticamente svanita dalla scena internazionale. Al di là della retorica ufficiale, l’allentamento delle sanzioni ha a che fare solo con la volontà degli USA di rimpiazzare il petrolio russo sui mercati globali.

Il Venezuela detiene le maggiori riserve di petrolio al mondo con oltre 300 milioni di barili accertati. Ma ne estrae meno di 750.000 barili al giorno. L’Arabia Saudita, che di riserve ne possiede sui 264 miliardi di barili, estrae circa 10 milioni di barili al giorno e ha la capacità di arrivare ad almeno 12 milioni. Tra embargo e sotto-investimenti, il Venezuela non riesce da anni a sfruttare appieno i pozzi attivi, né a trivellarne di nuovi. Se vi riuscisse nei prossimi mesi, l’Occidente potrebbe affrancarsi dalla Russia e, soprattutto, i prezzi internazionali scenderebbero.

L’OPEC dal canto suo ha ventilato l’ipotesi di non continuare ad accrescere la produzione, dato che non vi sarebbe più domanda.

Dell’organizzazione fa parte lo stesso Venezuela, ma risulta guidata di fatto dai sauditi. I pessimi rapporti tra questi e l’amministrazione Biden stanno impedendo alla Casa Bianca di ottenere un aumento delle estrazioni giornaliere. Ma recuperare Caracas appare a tutti gli effetti un paradosso. Biden toglierebbe le sanzioni a un dittatore (Maduro) per punirne un altro (Vladimir Putin). E c’è di più: il Venezuela è un ferreo alleato proprio di Russia e Cina. Qualche giorno fa ha nominato come suo ministro degli Esteri Carlos Faria, guarda caso ambasciatore a Mosca.

Ritorno non facile alla normalità

Né si pensi che il petrolio del Venezuela sarebbe eventualmente disponibile entro breve. I massimi di questi decenni sono stati toccati nel 2014 a quasi 3 milioni di barili al giorno. Farebbero oltre 2 milioni in più rispetto ad oggi. Ma la Russia vende all’Occidente qualcosa come 3,5 milioni di barili al giorno. E, peraltro, aumentare le estrazioni richiede tempo, denaro e tecnologie. Gli ultimi due il Venezuela non li possiede, per cui si troverebbe costretta a ricorrere a partnership con compagnie straniere, tra cui l’italiana ENI. Ma prima che i capitali tornino nel paese servirà riguadagnarsi la fiducia, azzerata da anni di “chavismo” ideologico e costato miliardi di dollari ai fornitori di servizi stranieri.

[email protected]