C’è poco da esaltarsi per il maxi sconto proposto per le nuove assunzioni in Italia. Dati e statistiche parlano chiaro, solo un’azienda su 20 ne beneficerà, si parla quindi del 5,6% dell’imprenditoria italiana. La maxi deduzione quindi potrebbe non avere il grande effetto sperato, visto che porterà vantaggi tutto sommato molto limitati all’imprenditoria nostrana. Naturalmente, le percentuali variano anche in base al settore di riferimento. Diamo quindi uno sguardo ai numeri proposti anche grazie ai dati Istat.

Le proiezioni dell’Istat

I nuovi numeri ci arrivano grazie alle proiezioni dell’Istat, le quali ridimensionano non poco la questione del superbonus 120, il maxisconto per le assunzioni a tempo indeterminato.

Come detto, solo un’impresa su 20 beneficerò di tali deduzioni fiscali, ma la percentuale cambia in base al settore lavorativo. Se a livello generale parliamo di una percentuale del 5,6%, costruzioni e manifattura si attestano rispettivamente al 7,9 e 8%. Si tratta comunque di percentuali davvero basse ed è per questo motivo che l’Istat sostanzialmente boccia le misure del governo e rincara la dose parlando del’Ires, che nel 2024 sarà più alta del 10% a causa dello stop dell’Ace, acronimo che sta per aiuto alla crescita economica, ossia l’incentivo che era stato lanciato e ora bloccato.

lo stop dell’Ace ha creato un grosso scompenso nell’economia dell’imprenditoria nostrana. Uno scompenso che ha finito per svantaggiare dal 25 al 38% delle imprese, a seconda del settore lavorativo di riferimento. Subito dopo il superbonus quindi l’Istat pubblica le sue proiezioni con la nota del 5 luglio 2024 sugli “Effetti dei provvedimenti fiscali sulle imprese – Anno 2024”. Come detto, le proiezioni prendono in considerazione le deduzioni fiscali per le nuove assunzioni pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, e allo stesso tempo però prendo in considerazione l’abolizione dell’Ace e la tassazione sui redditi delle società.

Assunzioni, troppi debiti per le imprese

Il superbonus annunciato per settembre potrebbe non bastare, così come abbiamo già visto dalle analisi dell’Istat.

L’ente per il suo studio ha preso in esame 970.000 imprese attive nel 2021, a cui corrispondono circa 953.000 contribuenti a fini Ires e 44,8 miliardi di imposta. Come detto, dal primo gennaio di questo c’è stato lo stop all’Ace, ciò rende il ricorso al proprio capitale più oneroso del 2,5% rispetto al capitale di terzi. Rinfoltire il proprio patrimonio quindi sarà molto improbabile, anzi secondo l’Istat si va verso un maggiore indebitamento da parte delle imprese nazionali. La cosa quindi si traduce in un problema molto chiaro e altrettanto semplice da intuire, più debiti col tempo significheranno anche meno assunzioni, quindi nuove problematiche per il mondo del lavoro.

I fattori vanno sempre più specificati, ad esempio per le donne ci sarà un vantaggio fiscale da settembre 2024 rispetto all’anno precedente. Le assunzioni dei giovani invece risulteranno essere svantaggiate. E per il sud Italia?  Nel mezzogiorno i nuovi assunti potrebbero trovare terreno fertile, visto che le imprese potranno godere di una minore pressione fiscale, ma si tratta di imprese con un numero massimo di dipendenti di 10 risorse. Chi invece ha più dipendenti non avrà gli stessi benefici, secondo le proiezioni Istat.

I punti chiave…

  • non tutto è oro ciò che luccica, dallo studio dell’Istat le deduzioni fiscali non sono un grande vantaggio;
  • a complicare davvero le cose c’è stato lo stop dell’Ace a inizio anno;
  • secondo le proiezioni dell’ente, da quest’anno l’Ires è più alta del 10% per l’imprenditoria nostrana.