Abbonamenti calcio più costosi? Gli spagnoli devono far cassa e le pay tv non bastano

Gli abbonamenti alle pay tv per seguire le partite di Serie A potrebbero diventare più salati. E il prossimo campionato rischia di partire oscurato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli abbonamenti alle pay tv per seguire le partite di Serie A potrebbero diventare più salati. E il prossimo campionato rischia di partire oscurato.

E’ Gaetano Miccichè il nuovo presidente della Lega di Serie A. Il banchiere di Intesa-Sanpaolo ha ottenuto il via libera da parte dei club e avrà adesso come primo dossier quello sui diritti TV. L’obiettivo per le 20 squadre di calcio della massima serie in Italia resta di incassare complessivamente almeno 1,4 miliardi di euro, compresi i diritti all’estero. Tuttavia, affinché ciò diventi possibile, risulta necessario che gli spagnoli di Mediapro, società da poco rilevata dai cinesi, riescano a vendere i 5 pacchetti ottenuti con il bando secondario a non meno di 1,05 miliardi. Sotto questa cifra, l’intermediario andrebbe in perdita e il rischio che il prossimo campionato di calcio inizi senza la possibilità di seguire i match non è basso. Da qui ad agosto, infatti, bisognerà mettersi d’accordo con gli acquirenti e sulle cifre le distanze restano.

In fase di trattativa privata, Sky aveva offerto 600 milioni per ottenere i pacchetti sul satellitare, mentre Mediaset era arrivata a 200 milioni, includendo anche le partite della Roma. Altri 100 milioni erano arrivati da Perform per il pacchetto C, quello sulla piattaforma online, e TIM aveva offerto la cifra simbolica di 30 milioni. A conti fatti, si arriverebbe sui 900 milioni, se tutte le suddette società confermassero le offerte. Mancano all’appello 150 milioni, necessari solamente per coprire il costo di acquisto di Mediapro, la quale certamente ambirà anche a ottenere un minimo margine dall’operazione, non essendo un ente benefico.

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E allora, la scommessa sembra di spingere Sky a elevare la propria offerta sui 650 milioni, mentre Mediaset quasi certamente non andrà oltre la cifra già indicata, anche perché ha appena speso 78 milioni per i Mondiali di Russia. Gli 80 milioni che mancano per coprire il costo dovrà, quindi, necessariamente arrivare dalla piattaforma online. Trattasi del futuro del calcio, ma ad oggi non esiste una concorrenza sviluppata sul web. Resta da verificare se TIM non voglia ripensarci. Per l’ex monopolista sfuma l’ipotesi che il socio di maggioranza Vivendi sfrutti le sue casse per risolvere i guai giudiziari con Mediaset sulla scalata di due anni fa e la previa mancata acquisizione di Premium. Secondo un accordo rifiutato da Cologno Monzese a febbraio in sede extra-giudiziale, TIM avrebbe acquistato contenuti per quasi mezzo miliardo in 5-6 anni. E così, la compagnia avrebbe oggi risorse disponibili da investire sul calcio, sebbene i movimenti di queste settimane nella compagine azionaria non lascino presagire alcunché di positivo. Per le prossime settimane, l’operatore rischia di essere paralizzato dalle lotte tra soci.

Abbonamenti calcio più costosi?

Tirando le somme, se le offerte per internet non supereranno le cifre già note, bisognerà spremere di più Sky, che non avrebbe, però, intenzione di andare ben oltre i 600 milioni già indicati. Da qui, la possibile impasse, che rischia di bloccare le prime partite di Serie A del prossimo campionato, quello 2018-2019 a partire da agosto. Tranne che la maggiore segmentazione delle partite tra le 8 fasce orarie previste dall’anno prossimo dalle 5 attuali non porti a una maggiore valorizzazione dei singoli match, spingendo gli operatori a offrire di più. La ratio di questo maggiore “spezzatino” è evidente: risaltare il più possibile ogni incontro, in modo che possa essere seguito dal più vasto pubblico televisivo o online. L’altra faccia della medaglia consiste, però, nell’assegnare a ogni squadra gli stessi spazi per fascia oraria, cosa che indispone Sky e Mediaset, in particolare. Una cosa sarebbe trasmettere, infatti, Juve, Milan, Inter e Roma alle 20.30 di sabato o domenica, un’altra è mandare in onda per quell’ora un incontro del Benevento o del Chievo.

La speranza, dunque, sarebbe di incrementare gli abbonati delle pay tv, che complessivamente ammontano oggi a 7 milioni tra Sky (4,8) e Mediaset (2,2). Si consideri, però, che si tratta di una cifra in calo dai 9-10 milioni a cui erano arrivati alcuni anni fa. In pratica, le pay tv non stanno crescendo e nel breve periodo non s’intravede un’inversione di tendenza. Se tutti i 7 milioni di abbonati odierni acquistassero il pacchetto calcio per la Serie A, la spesa pro-capite necessaria per coprire gli 1,05 miliardi spesi da Mediapro e che saranno caricati sugli operatori italiani sarebbe di 150 euro, ovvero pari a 15 euro al mese. Tuttavia, se immaginiamo che solo la metà si abbonino alla Serie A, la cifra minima indispensabile salirebbe a 30 euro. E si consideri che prima della vendita dei diritti relativi al triennio in corso, le stime sugli abbonati erano maggiori, mentre oggi non si va oltre i 7,4 milioni attesi al 2020. I tempi delle offerte sul calcio sembrano alle spalle.

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Argomenti: Economia nel pallone