Ci sono milioni di persone che percepiscono dall’INPS la principale misura assistenziale prevista per gli over 67, cioè l’assegno sociale. Molti di loro, però, non sanno che possono avere diritto alla pensione di vecchiaia dopo quattro anni di assegno sociale.
Naturalmente non si tratta di una possibilità valida per tutti, ma la platea di chi può passare dall’assegno sociale alla pensione di vecchiaia non è affatto ridotta, anzi. Ma chi può, dopo quattro anni di assegno sociale, accedere alla pensione di vecchiaia? Ecco il quadro dettagliato di questa opportunità che in molti devono solo conoscere e sfruttare.
Dopo 4 anni di assegno sociale ecco la pensione di vecchiaia, e c’è chi prende pure gli arretrati
L’assegno sociale è quella prestazione assistenziale erogata dall’INPS a chi, una volta compiuti 67 anni, non ha diritto a una pensione ed ha redditi talmente bassi da non poter provvedere al proprio sostentamento senza l’intervento dello Stato.
È per questo che, raggiunta questa età, molti cittadini percepiscono l’assegno sociale: o perché non hanno mai versato contributi, oppure perché non ne hanno versati a sufficienza, cioè meno dei 20 anni minimi richiesti per la pensione di vecchiaia ordinaria.
Nel primo caso, ossia per chi non ha mai versato contributi, c’è purtroppo ben poco da fare: l’assegno sociale resta l’unico strumento erogabile dall’INPS. Diverso è invece il caso di chi ha versato contributi, ma non ha raggiunto i 20 anni. In questa situazione, a una determinata età, è possibile ottenere la pensione di vecchiaia anche con soli 5 anni di contributi.
L’età prevista dalla normativa è 71 anni, ma questa possibilità è riservata esclusivamente a chi non ha alcun versamento antecedente al 1996.
Chi ha quindi versato almeno 5 anni di contributi, tutti a partire dal 1° gennaio 1996, potrà accedere alla pensione di vecchiaia al compimento dei 71 anni.
Il particolare caso delle donne, lavoratrici madri del sistema contributivo
A 71 anni, dopo aver percepito l’assegno sociale a partire dai 67 anni, questi soggetti possono finalmente trasformare la prestazione assistenziale in una pensione vera e propria, calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Quando però l’interessata è una donna, i calcoli devono essere più accurati.
Per le lavoratrici madri contributive pure, infatti, esistono agevolazioni legate al numero di figli avuti, che consentono di anticipare l’età di accesso alla pensione di vecchiaia contributiva. Di conseguenza, può essere anticipata anche la pensione normalmente prevista a 71 anni.
L’anticipo può arrivare fino a 16 mesi nel caso di più di tre figli. In termini pratici, alcune lavoratrici potrebbero avere diritto alla pensione di vecchiaia già a 69 anni e 8 mesi, dopo aver percepito l’assegno sociale.
Chi sfrutta questa possibilità, una volta raggiunta l’età anticipata spettante, potrà passare dall’assegno sociale alla pensione di vecchiaia in anticipo. Chi invece decide di attendere comunque il compimento dei 71 anni, potrà richiedere la decorrenza retroattiva della pensione. Ottenendo così anche gli arretrati, cioè tutti i mesi di pensione maturati in anticipo in base al numero di figli avuti.
Ecco i calcoli dell’INPS nel momento del passaggio alla pensione di vecchiaia da parte di titolari dell’assegno sociale
A 67 anni chi ha redditi che non superano l’importo dell’assegno sociale stesso, prendono quindi questa misura. Ma a 71 anni se si tratta di soggetti che hanno almeno 5 anni di versamenti e tutti dopo il 1995, si può passare alla pensione di vecchiaia. Che non prevede limiti di reddito. Se dal calcolo dell’INPS la pensione di vecchiaia è più favorevole, viene assegnata questa che di fatto prende il posto dell’assegno sociale.
Nel caso degli arretrati per le lavoratrici madri però i calcoli sono particolari. Chi per esempio deve sfruttare 16 mesi di arretrati, è vero che otterrà dall’INPS 16 mesi di pensione di vecchiaia. Ma dovrà anche restituire 16 mesi di assegno sociale percepiti. Di fatto gli arretrati si riducono alla differenza tra la pensione di vecchiaia assegnata e l’assegno sociale percepito per ogni singolo mese di quelli che rientrano nella corresponsione degli arretrati.