I problemi per Sir Keir Starmer sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Il primo ministro laburista non è fortunato, come confermano anche gli ultimi dati macroeconomici. Se la crescita del Pil rallenta, il tasso di disoccupazione sale al 5,2% nel mese di dicembre, ai massimi da febbraio 2021, cioè da quando l’economia UK risentiva delle chiusure contro la pandemia. Ancora peggio tra i giovani di età compresa tra 16 e 24 anni: tasso al 16,1%, ai massimi da oltre un decennio.

Disoccupazione UK su, occupazione ancora solida
Da quando i laburisti sono tornati al governo per la prima volta dopo 14 anni, la disoccupazione è salita di 1,1 punti percentuali.
Questo dato per il momento non coincide con una riduzione del numero di occupati. Al contrario, essi risultano saliti ai massimi storici e a dicembre erano 34 milioni 244 mila unità e a +635 mila dal luglio 2024, mese in cui Starmer vinse le elezioni generali e divenne primo ministro.

Crescita dei salari rallenta
Tuttavia, rallenta la crescita dei salari: +4,1% su base annuale, la stessa che i laburisti si ritrovarono dopo un mese dal loro debutto al governo. Con un’inflazione, sempre a dicembre, al 3,4% annuale, la crescita reale si riduce allo 0,7%. Pur sempre positiva, ma non brillante. Ragione per cui la sterlina è tornata ad indebolirsi ieri a poco più di 1,35 contro il dollaro e ai minimi dal 5 febbraio scorso, quando le dimissioni di Starmer sembravano imminenti sullo scandalo legato agli “Epstein files” che ha travolto l’ex ambasciatore negli USA, Peter Mandelson.

Il mercato scruta la debolezza del mercato del lavoro e crede che la Banca d’Inghilterra possa tagliare ancora i tassi di interesse nei prossimi mesi. Per l’economia è la peggiore condizione possibile: crescita stagnante, aumento della disoccupazione e inflazione ancora alta. Non a caso i rendimenti britannici restano i più alti tra le economie del G7.
Politica sul lavoro bocciata
La disoccupazione è l’ennesimo brutto colpo per Starmer in pochi mesi, perché smonta la politica sul lavoro del primo ministro e di Rachel Reeves. La cancelliere dello Scacchiere si è resa artefice di un inasprimento fiscale a carico delle aziende e di una stretta normativa sulle assunzioni, che stanno impattando negativamente il mercato. I contributi previdenziali sono stati aumentati dal 13,8% al 15% dello stipendio lordo e la soglia di esenzione è stata abbassata da 9.100 a 5.000 sterline. In più, gli scaglioni di reddito sono stati “congelati” fino al 2029 e non saranno adeguati all’inflazione. Di fatto, una batosta per imprese e lavoratori.
L’Employment Rights Act ha apportato alcune modifiche nel senso restrittivo ai contratti di lavoro, aumentando la rigidità normativa. Ad esempio, è stato reso più difficile il ricorso alle assunzioni a termine. Il risultato è che la disoccupazione UK aumenta e la crescita dei salari rallenta. Esattamente l’opposto di quanto si prefiggesse di fare il governo.
Con un disavanzo fiscale che resta elevato tra mancati tagli alla spesa pubblica, la cui crescita (vedi riarmo e investimenti) supera gli aumenti attesi delle entrate, la situazione è diventata delicata.
Disoccupazione UK indebolisce ancora di più Starmer
Tra pochi mesi, Starmer potrebbe non essere più a Downing Street. Al suo posto c’è la probabilità che arrivi un esponente laburista più di sinistra, con posizioni fiscali meno prudenti e all’insegna del mantra progressista “tax and spend”. Per l’economia UK, già alle prese con una disoccupazione in risalita e la fuga dei contribuenti stranieri più ricchi, una potenziale minaccia che alimenta già l’incertezza e tiene i capitali alla finestra. E i consensi per il Labour colano a picco.
giuseppe.timpone@investireoggi.it