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Chiara Ferragni e l’Italia che sospetta del successo

Chiara Ferragni cerca di ripartire con la sua attività imprenditoriale, ma continua a scontrarsi con un'Italia ostile a chi ha successo.
4 giorni fa
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Successo e imprenditoria oggetto di stigma in Italia
Successo e imprenditoria oggetto di stigma in Italia © Investireoggi.it

Chiara Ferragni cerca di ripartire come imprenditrice dopo uno stop forzato di due anni, che le è costato la reputazione nel mondo del business, milioni di fatturato e persino il matrimonio. Il Tribunale di Milano l’ha prosciolta dall’accusa di truffa aggravata in merito al caso Balocco. Non ha riscontrato elementi sufficienti per confermare l’ipotesi di reato. E nei giorni scorsi è tornata a fare sui social quello che l’ha resa ricca e famosa: sponsorizzare un marchio. Nello specifico, si è trattato di un paio di jeans di Guess. Ma la proverbiale diffidenza degli italiani verso chi raggiunge il successo attraverso l’imprenditoria si è trasformata nel suo caso in una condanna morale perpetua.

Successo e imprenditoria oggetto di stigma in Italia

Basta leggere alcuni dei commenti alla foto postata dalla donna per comunicare la fine dell’incubo giudiziario. Le espressioni più gettonate ruotano tutte attorno alla mancata condanna in tribunale “grazie ai soldi”. Ed ecco che il pubblico si trasforma in giudice con tanto di specializzazione in diritto processuale penale. Chiara Ferragni sarebbe stata semplicemente “prosciolta” perché ha pagato Codacons, che l’aveva querelata per truffa, “altrimenti la causa sarebbe andata avanti”. Una verità solo parziale: il reato inizialmente contestato era proseguibile su querela di parte. I giudici in fase di indagine decisero di rubricare l’ipotesi di reato in “truffa aggravata”, proseguibile d’ufficio, salvo non riscontrare prove sufficienti durante il processo.

Agghiacciante chi commenta con frasi del tipo “innocente senza prove?”. Come dire che sarebbe l’imputato a dovere provare la sua non colpevolezza, ribaltando un principio cardine della cultura giuridica. Discorsi da bar, anzi da social. Per carità, non bisogna formalizzarsi. Tuttavia, che a più di due anni dalla contestazione del fatto la più importante influencer italiana continui ad essere oggetto di stigmatizzazione, non è solo frutto della possibile antipatia suscitata dal personaggio. C’è l’ostilità atavica nel Bel Paese verso chiunque abbia successo. Un sentimento di sospetto aprioristico, che si scaglia contro l’imprenditoria in modo particolare.

Pauperismo culturale freno alla crescita

A Chiara Ferragni non si perdona il fatto di essere arrivata dal nulla ed avere creato un impero mediatico milionario con le sue forze. Questo suo avercela fatta mette in risalto la mediocrità altrui, per cui meglio diffondere l’immagine di una donna che avrebbe approfittato della credulità popolare per fare carriera. In questo modo, non solo si giustifica la propria incapacità di fare altrettanto bene, ma si mette in dubbio anche la legittimità, perlomeno morale, della sua affermazione. Per la serie, “io sono povero e sconosciuto per essere rimasto fedele ai miei principi”.

C’è qualcosa di estremamente grave in questo atteggiamento diffuso da Nord a Sud e che non riguarda solo Ferragni, che è la semplice punta dell’iceberg. In un ambiente ostile a chi fa impresa, le innovazioni arrancano. E di fatto l’Italia è in fondo alle classifiche per capacità di innovare.

Sono rarissimi i casi di giovani che hanno avuto successo lanciandosi in quella che un tempo era definita “new economy”. Gli imprenditori che conosciamo, girano quasi tutti ancora attorno ad attività ereditate e in business maturi, per non dire storici. Non è frutto del caso. Il pauperismo culturale di cui sono impregnate tutte le istituzioni, a partire dalla scuola e fino ad arrivare ai media, mortifica chi fa, si mette in mostra e riesce.

Ferragni condannata senza appello per pregiudizio morale

Il ricco deve per forza essere un farabutto e nel migliore dei casi un ignorante. Il successo viene associato alla cattiveria, se non all’inganno, alla truffa e persino al peccato. L’incontro perfetto tra certo cattolicesimo e il marxismo. Il denaro come sterco del demonio resta un monito scolpito nelle menti di noi italiani sin dalla nascita. Chi vuole emergere, osa elevarsi sopra gli altri e per questo va abbassato. L’imprenditoria è sinonimo di avidità e per questo va condannata. La mediocrità deve restare il parametro a cui conformarsi per il quieto vivere. Non importa cosa hanno deciso i giudici. Il tribunale del popolo da bar ha emesso a suo tempo una sentenza inappellabile contro Ferragni, rea di avere fatto tanti soldi ed essere uscita dall’anonimato con un’attività di cui “saremmo capaci tutti”.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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