Come orientarsi circa il rischio di inflazione nell’Eurozona per i prossimi anni, dato il contesto geopolitico assai mutevole in corso? Possono darci una mano i titoli di stato indicizzati, come nel caso dei BTp-i a 5 e 10 anni. Essi offrono rendimenti reali a cui va aggiunta la variazione dei prezzi al consumo registrata nell’area. Nello specifico, la rivalutazione del capitale avviene tutta alla scadenza. Abbiamo preso in considerazione i BTp indicizzati del 15 agosto 2031 (ISIN: IT0005657348) e del 23 maggio 2036 (ISIN: IT0005588881). Perché proprio questi due? Trattasi di scadenze a cui fa riferimento il mercato per le sue aspettative nel medio-lungo e lungo periodo.
Spingerci più in là, per il nostro scopo, non avrebbe molto senso.
BTp-i e inflazione, risultati
Iniziamo dal primo BTp-i. Sul mercato secondario si acquistava in mattinata a 100,66, a fronte di una cedola reale di 1,10%. Il rendimento reale offerto risulta, pertanto, inferiore all’1% contro il 2,84% del BTp a 5 anni con cedola fissa. Ne consegue una differenza in area 1,85%, che equivale al tasso d’inflazione atteso in media dagli obbligazionisti per il prossimo quinquennio nell’Eurozona.
La Banca Centrale Europea (BCE) persegue il target del 2%, per cui l’inflazione nell’area sarebbe per i prossimi anni inferiore (pur di poco) all’obiettivo. E’ stata di gran lunga più alta in questi ultimi anni: media del 4,5% per il quadriennio 2022-2025! Nel decennio pre-bellico, invece, era stata in media dell’1,75%.
Quanto al BTp-i a 10 anni con cedola 1,80%, la sua quotazione oggi era di circa 101,50 per un rendimento reale di 1,63%. Il bond del Tesoro a 10 anni con cedola fissa, invece, offre il 3,45%.
La differenza è anche in questo caso quasi del tutto simile a quella trovata per la scadenza dei 5 anni: 1,82%. Significa che il mercato sconta un’inflazione media in area 1,80% per il prossimo decennio.
Forti incertezze geopolitiche
Se queste previsioni si rivelassero corrette, il rischio inflazione per l’Eurozona nei prossimi anni sarebbe abbastanza contenuto e già coperto dai rendimenti nominali relativamente elevati di questa fase. In sostanza, il mercato obbligazionario attualmente si mostrerebbe sufficientemente generoso. Ci sono due aspetti da considerare. Il primo riguarda le forti incertezze sul fronte geopolitico, come accennato all’inizio dell’articolo. Nel fine settimana appena trascorso la temperatura tra Washington e Bruxelles si è improvvisamente surriscaldata a causa dei dazi annunciati dal presidente Donald Trump a carico di 8 stati del Nord Europa sul caso Groenlandia.
Questo è solo l’ultimo degli avvenimenti imprevisti e le cui conseguenze sul piano economico restano tutte da valutare. La dimostrazione che i bond siano più rischiosi di quanto pensiamo, affidandoci alle sole metriche macro attualmente disponibili. I rendimenti europei erano negativi fino a quando la Russia invadeva l’Ucraina, mandando in orbita l’inflazione continentale.
BTp-i svelano solo inflazione prevedibile
Altro aspetto è legato al rischio di credito, che tendiamo a sottovalutare per eccesso di fiducia. I conti pubblici europei nel complesso non sono messi male, ma sembrano destinati a deteriorarsi per la necessità dei governi di aumentare i debiti per finanziare il riarmo.
I rendimenti a lungo termine potrebbero risalire e persino in fretta in futuro. Debiti più alti tendono anche a scatenare inflazione, vuoi per il sostegno alla domanda interna, vuoi perché le banche centrali sono solite garantirne la sostenibilità con tassi più bassi per alleviare il peso degli interessi. E tutto questo i BTp-i non possono dircelo, semplicemente perché parliamo di scenari che nessuno sembra oggi in grado di prevedere.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
