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Addio scuse sul Pos: il pagamento elettronico ora passa anche da smartphone e smartwatch

Pagamento elettronico: ora il rifiuto di app e wallet può costare caro a negozi, professionisti ed esercenti.
15 Giugno 2026
pagamento elettronico
Foto © Investireoggi

La spinta verso incassi tracciabili entra in una fase più ampia: non conta più solo la carta mostrata fisicamente al banco, ma il modo in cui avviene l’operazione. Il pagamento elettronico diventa, quindi, una categoria più estesa, che comprende anche telefoni, orologi smart, applicazioni e portafogli digitali. La novità interessa esercenti, artigiani, studi professionali e, in generale, chi vende beni o presta servizi al pubblico.

Pagamento elettronico, l’obbligo si allarga oltre la carta

Il riferimento centrale resta l’articolo 15 del decreto legge n. 179 del 2012, norma che prevede l’obbligo di accettare strumenti diversi dal contante. Con il cosiddetto decreto Carburanti ter (DL n. 63/2026) come convertito in legge, il perimetro viene aggiornato alle abitudini attuali dei consumatori.

La differenza è importante. In passato l’attenzione era concentrata soprattutto su bancomat, carte di credito e prepagate. Ora il concetto riguarda gli strumenti digitali in senso più ampio. Questo significa che non può essere esclusa una transazione solo perché arriva da smartphone, smartwatch, app bancaria o wallet collegato a una carta.

Il pagamento elettronico non dipende più dalla plastica materialmente consegnata, ma dalla tracciabilità dell’operazione e dalla tecnologia usata per completarla.

Le sanzioni in caso di rifiuto ingiustificato

Il rifiuto di accettare il pagamento elettronico senza motivo valido può far scattare una sanzione amministrativa. Il meccanismo resta quello già previsto: importo fisso di 30 euro più una quota pari al 4% del valore dell’operazione non accettata.

Per capire l’effetto pratico, basta un esempio. Su un acquisto da 150 euro, la violazione porta a una sanzione di 36 euro.

La regola vale quando il mancato incasso dipende da una scelta dell’operatore economico e non da un problema reale.

Non basta, quindi, dire che si accettano solo carte tradizionali, se il terminale è in grado di gestire anche soluzioni contactless o wallet digitali.

Quando il problema tecnico evita la multa

La sanzione non dovrebbe applicarsi quando l’operazione non riesce per un impedimento oggettivo. Rientrano in questa situazione, ad esempio, assenza momentanea di connessione, blocco del terminale, guasti del gestore o interruzioni del circuito.

In questi casi diventa decisivo conservare prove semplici ma chiare. Possono essere utili una segnalazione inviata all’assistenza, una schermata dell’errore, una comunicazione del fornitore del servizio o una nota interna con data e orario del disservizio.

La documentazione serve a distinguere il guasto reale dal rifiuto volontario. Se l’apparecchio funziona e il sistema è abilitato, l’esclusione di app o wallet per scelta commerciale resta rischiosa. Il pagamento elettronico, quando tecnicamente possibile, deve essere accettato senza discriminazioni tra supporti fisici e strumenti digitali.

Pagamento elettronico e controlli fiscali sugli incassi

La novità non riguarda soltanto il rapporto con il consumatore. Anche la gestione fiscale deve essere ordinata. Ogni incasso digitale deve trovare corretta evidenza nel documento commerciale e nei dati dei corrispettivi trasmessi in via telematica all’Agenzia delle Entrate, secondo il sistema previsto dal decreto legislativo n. 127 del 2015.

Per imprese e professionisti è quindi opportuno verificare tre aspetti: terminali aggiornati, contratti coerenti con i servizi usati e personale informato sulle nuove modalità di incasso. Anche gli studi contabili sono chiamati ad aggiornare controlli e check-list per i clienti che operano con il pubblico.

Il pagamento elettronico diventa così un punto di incontro tra tutela del consumatore, tracciabilità e corretta tenuta fiscale. Non si tratta solo di evitare una multa, ma di adeguare l’organizzazione quotidiana a strumenti ormai ordinari nella vita di cittadini e imprese.

Riassumendo

  • Il pagamento elettronico comprende carte, smartphone, smartwatch, app e wallet digitali.
  • L’obbligo deriva dall’articolo 15 del decreto legge n. 179/2012.
  • Il rifiuto ingiustificato comporta 30 euro più il 4% dell’importo.
  • Nessuna sanzione se il mancato incasso dipende da guasto documentato.
  • Terminali, contratti e personale devono essere aggiornati alle nuove modalità.
  • Gli incassi digitali vanno coordinati con documento commerciale e corrispettivi telematici.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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