L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno ormai evidente e produce conseguenze sempre più rilevanti sul piano sociale ed economico. Sono infatti sempre più numerose le famiglie costrette ad assumere una badante oppure a ricorrere a una RSA per garantire l’assistenza a un anziano non autosufficiente.
Le esigenze lavorative, che spesso impongono a entrambi i coniugi di lavorare, rendono sempre più difficile prendersi cura direttamente di un familiare anziano. Da qui la crescente necessità di affidarsi a personale specializzato o a strutture residenziali.
Il problema è che non tutte le famiglie possono permettersi una badante o una casa di riposo, soprattutto quando l’unica entrata disponibile è rappresentata dalla pensione dell’anziano, spesso insufficiente a coprire queste spese.
Quali sono, allora, le possibili soluzioni, oltre a sostenere personalmente i costi dell’assistenza?
Badanti e pensione troppo bassa: ecco come farla crescere oggi
Nella maggior parte dei casi, la pensione percepita dall’anziano non è sufficiente a sostenere né il costo di una badante né quello di una RSA.
Secondo uno studio realizzato dalla FNP-CISL Emilia-Romagna, sulla base degli ultimi aggiornamenti del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, il costo medio di una badante si aggira intorno ai 1.585 euro al mese, comprendendo stipendio, contributi previdenziali, tredicesima, TFR, ferie e altri oneri accessori.
Il costo di una RSA, invece, oscilla mediamente tra 2.000 e 3.000 euro al mese.
Se si considera che molti pensionati percepiscono assegni ben inferiori ai 1.500 euro mensili, è facile comprendere perché il peso economico ricada spesso sui figli o sugli altri familiari.
Proprio per questo motivo molte famiglie cercano strumenti che consentano di incrementare le risorse economiche disponibili, così da sostenere almeno in parte le spese necessarie per l’assistenza.
Il problema delle spese che superano le entrate dell’anziano
Nel 2026 il trattamento minimo INPS ammonta a 611,85 euro al mese.
Anche ipotizzando che il pensionato percepisca anche l’indennità di accompagnamento, pari a poco più di 550 euro mensili, il totale resta comunque insufficiente per coprire il costo di una badante e, a maggior ragione, quello di una RSA.
In questi casi può risultare particolarmente interessante una misura introdotta in via sperimentale dal Governo, la Prestazione Universale, che, salvo eventuali proroghe, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026.
Pensione più alta con la Prestazione Universale per pagare la badante
Come ricorda l’INPS, la Prestazione Universale è «una misura economica sperimentale, in vigore dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, destinata alle persone anziane non autosufficienti con un bisogno assistenziale gravissimo, finalizzata a sostenere la domiciliarità e l’autonomia personale».
Per ottenerla è necessario presentare apposita domanda all’INPS. La prestazione decorre dalla data di presentazione della richiesta e viene riconosciuta fino alla scadenza prevista dalla normativa.
La misura comprende anche l’indennità di accompagnamento, che viene assorbita all’interno del nuovo beneficio.
La Prestazione Universale è infatti composta da:
- una quota fissa, pari all’importo dell’indennità di accompagnamento, attualmente di 551,53 euro mensili;
- una quota integrativa, denominata assegno di assistenza, pari a 850 euro al mese.
Mentre la quota corrispondente all’indennità di accompagnamento continua a essere erogata con le stesse modalità ordinarie e può essere utilizzata liberamente, l’assegno di assistenza ha una destinazione vincolata.
Può infatti essere utilizzato esclusivamente per sostenere le spese relative a una badante regolarmente assunta oppure per remunerare imprese o professionisti che forniscono servizi di assistenza domiciliare.
Proprio perché la misura è finalizzata a favorire la permanenza dell’anziano nella propria abitazione, non può essere utilizzata per pagare la retta di una RSA.
Per accedere alla Prestazione Universale è necessario soddisfare specifici requisiti.
Innanzitutto, occorre possedere un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro. Inoltre, il beneficiario deve aver compiuto almeno 80 anni di età ed essere stato riconosciuto affetto da un bisogno assistenziale gravissimo, secondo i criteri previsti dal decreto ministeriale n. 155 del 19 dicembre 2024.



