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Pensioni: ecco chi perde 400 euro al mese nel sistema contributivo

Ecco chi ci rimette di più dal calcolo contributivo delle pensioni e perché il sistema penalizza molto alcuni pensionati.
2 Luglio 2026
calcolo pensione
Foto © Investireoggi

Lavoratori con carriere lunghe e continuative rischiano di essere tra i più penalizzati dal passaggio al sistema contributivo. Secondo i calcoli di alcuni studi di settore, la differenza potrebbe arrivare a circa 400 euro al mese in meno sull’assegno pensionistico rispetto a quanto sarebbe stato percepito con il sistema precedente. Ma vediamo, con ordine, da cosa deriva questa differenza.

Pensioni: ecco chi perde 400 euro al mese nel sistema contributivo

Il sistema contributivo è stato introdotto con la riforma Dini con l’obiettivo di correggere alcune distorsioni che si erano create nel precedente modello previdenziale. Prima della riforma, infatti, il sistema italiano era basato sul metodo retributivo, che calcolava la pensione prendendo come riferimento gli ultimi anni di stipendio. In sostanza, più elevata era la retribuzione finale, più alto risultava l’assegno pensionistico, con un tasso di sostituzione – cioè il rapporto tra pensione e ultimo stipendio – decisamente più favorevole.

Accadeva così che alcuni lavoratori, pur avendo versato contributi relativamente modesti per gran parte della carriera, riuscissero a ottenere pensioni molto elevate grazie a improvvise progressioni di carriera, cambi di qualifica o aumenti retributivi concentrati negli ultimi anni di lavoro. È proprio per limitare queste situazioni che si è introdotto il sistema contributivo.

Nel metodo contributivo, infatti, anche il livello della retribuzione continua a incidere sull’importo della pensione, ma in maniera diversa: una retribuzione più elevata comporta un assegno maggiore soltanto perché determina contributi previdenziali più consistenti durante l’intera carriera lavorativa.

In questo modo il sistema lega in maniera molto più stretta la pensione ai contributi effettivamente versati, secondo un principio di maggiore equità contributiva.

Con il sistema retributivo, invece, non erano rari i casi di pensioni significativamente superiori rispetto ai contributi accumulati. Dal punto di vista della sostenibilità del sistema previdenziale, il metodo contributivo è considerato più equilibrato. Dal punto di vista dei lavoratori, però, soprattutto per alcune categorie, può tradursi in assegni sensibilmente più bassi.

Sistema misto e sistema contributivo

Attualmente il sistema previdenziale italiano si basa sul cosiddetto sistema misto, nel quale una parte della pensione ancora si calcola con il metodo retributivo e la restante parte con il metodo contributivo.

Il possibile passaggio a un calcolo pensionistico interamente contributivo è al centro di numerose proposte di riforma delle pensioni. L’obiettivo è spesso quello di introdurre forme di pensionamento anticipato o maggiore flessibilità in uscita, accettando però, in cambio, un sistema di calcolo meno favorevole.

Nel metodo contributivo, infatti, la pensione si determina sulla base dei contributi effettivamente versati. Questi sono rivalutati nel tempo e successivamente trasformati in rendita attraverso i coefficienti di trasformazione. Tali coefficienti risultano meno favorevoli quanto più bassa è l’età di pensionamento, motivo per cui anticipare l’uscita dal lavoro comporta generalmente un assegno inferiore.

Bisogna inoltre ricordare che i lavoratori che avevano maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 continuano a beneficiare, nel sistema misto, del calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011. È proprio questa differenza di metodo che, in molti casi, determina uno scarto significativo rispetto a chi va in pensione con il solo sistema contributivo.

Tra i lavoratori maggiormente penalizzati rientrano coloro che hanno costruito una carriera lunga presso lo stesso datore di lavoro. Beneficiando così nel tempo di scatti di anzianità e progressioni professionali. In passato, infatti, gli aumenti di stipendio ottenuti nella fase finale della carriera avevano un impatto rilevante sul calcolo della pensione. Oggi, invece, ciò che conta è soprattutto l’ammontare complessivo dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa.

Secondo alcune elaborazioni di settore, confrontando chi negli ultimi anni è andato in pensione con il sistema misto con chi, invece, ha avuto l’assegno calcolato interamente con il metodo contributivo, la differenza può arrivare, in media, a circa 400 euro al mese.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.