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Trump scarica la rabbia su Meloni? Il nodo è l’Iran, non le foto del G7

Il presidente americano Donald Trump è frustrato per il flop in Iran e scarica la rabbia su Giorgia Meloni e gli altri leader NATO.
22 Giugno 2026
Trump scarica la rabbia su Meloni
Trump scarica la rabbia su Meloni © Investireoggi.it

Tre attacchi in tre giorni e tutti rivolti alla premier italiana Giorgia Meloni. Il presidente Donald Trump ha scatenato la più grande crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti dai tempi di Sigonella nel 1985. E proprio la base militare in Sicilia è stata la causa di questo nuovo scontro, dopo che Roma ha negato nei mesi scorsi a Washington il decollo dei velivoli americani per colpire l’Iran. Anche il rifiuto del nostro Paese, così come di tutti gli altri partner NATO, di inviare uomini e mezzi nello Stretto di Hormuz ha mandato la Casa Bianca su tutte le furie.

Trump attacca Meloni dopo flop su Iran

Tralasciamo la boutade sulla presunta foto “implorata” da Meloni a Trump al vertice del G7.

Il personaggio lo conosciamo, incline agli insulti anche personali verso chiunque sia considerato anche solo titubante verso una sua posizione o azione. Il discorso non riguarda affatto la foto, ma l’Iran. Il tycoon si è presentato al G7 di Evian, Francia, con un accordo di pace a dir poco umiliante per gli Stati Uniti. Nei 14 punti sottoscritti non ne esiste nemmeno uno che possa considerarsi una grande vittoria per la superpotenza, salvo parziale eccezione per la “diluizione” dell’uranio arricchito sotto la vigile presenza degli organismi internazionali.

Per il resto Washington concede tutto a Teheran: cancellazione delle sanzioni, sblocco degli asset “congelati” (si parla di 100 miliardi di dollari) e un fondo di 300 miliardi per le spese di riparazione. Possibile anche che dopo i 60 giorni del pre-accordo l’Iran gestisca la navigazione nello stretto imponendo un “pedaggio” alle petroliere. E con il regime rimasto in piedi come prima, se non più forte. Come se non bastasse, l’America s’impegna a ridurre la sua presenza nell’area, azzerandola “nei pressi” della Repubblica Islamica.

Una sconfitta militare e diplomatica difficile da vendere come un successo al popolo americano. Trump è il primo a capire di essere uscito con le ossa rotte dalla guerra che egli stesso ha iniziato senza un evento scatenante che la giustificasse.

Leader NATO come capro espiatorio

Ed è qui che s’inseriscono gli insulti alla premier Meloni e agli altri leader NATO. Bisogna trovare un capro espiatorio esterno per giustificare la “resa”. Poiché il “commander-in-chief” non sbaglia mai, a “tradire” sono stati gli alleati europei per cui gli Stati Uniti spendono “migliaia di miliardi” da decenni e che nel momento del bisogno non si sono fatti avanti a dare il loro aiuto. E sappiamo che sin dalla campagna presidenziale del 2016 l’Alleanza Atlantica è bersaglio dell’attuale presidente. Quale migliore ragione per evidenziarne l’irrilevanza e il costo a carico dei contribuenti americani?

Hormuz è il vero motivo della disfatta di Trump. Egli ha iniziato questa guerra contro l’Iran, convinto che il regime sarebbe collassato in pochi giorni per via di una sollevazione popolare. Non ha messo in conto quello che tutti i suoi predecessori avevano considerato, da Jimmy Carter in avanti: la chiusura dello stretto come arma di ricatto a costo quasi zero. Il regime dei pasdaran, che sul piano strettamente militare avrebbe straperso contro la superpotenza, ha deciso di puntare tutte le sue carte nel colpire il mercato dell’energia globale.

Fino a 20 milioni di barili al giorno e una quantità enorme di gas naturale liquido non sono usciti dai porti del Golfo Persico per tre mesi e mezzo. I prezzi sono esplosi e l’inflazione americana stessa è risalita.

Verso nuove tensioni su tassi e spese militari?

Trump si è trovato nella condizione di dover chiudere in fretta quanto iniziato, mentre l’Iran si è preso volutamente tutto il tempo necessario per negoziare con il coltello dalla parte del manico. L’umiliazione non si può nascondere a colpi di tweet, da cui la crisi di rabbia nei confronti di Meloni e il resto d’Europa. Un po’ è reale, nel senso che il presidente crede sul serio a ciò che afferma. Perlopiù, però, si tratta di una farsa messa in atto per distogliere l’attenzione dei suoi elettori dal fallimento bellico. Scatenando il risentimento verso gli alleati, pensa che potrà limitare i danni o persino uscire vincitore da questo disastro.

Solo i risultati delle elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso ci diranno se avrà avuto ragione. Da qui ad allora, aspettiamoci molto più di semplici insulti. Trump cercherà di occupare l’attenzione dei media mondiali con altri annunci su dazi e chissà se non sulla stessa NATO. E’ già tornato alla carica il giorno dopo la fine del vertice G7 contro la Germania sui farmaci. Che si tratti di semplice fumo negli occhi degli americani lo dimostra proprio la tempistica. Non ha fatto cenno della questione in Francia al cancelliere Friedrich Merz, anzi il clima ad Evian era stato quasi incredibilmente collaborativo. Troppo per immaginare che sarebbe durata.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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