L’ultima emissione risale a pochi giorni fa, quando Banco BPM aveva raccolto 500 milioni di euro con un bond Social Senior Preferred della durata di 5 anni e cedola 3%. Ieri, l’istituto milanese è tornato a rifinanziarsi sul mercato con un “soft bullet” questa volta da 1 miliardo e della durata di 6 anni. La scadenza è fissata, infatti, per il 25 febbraio 2032. Alta la domanda, che ha raggiunto i 2,6 miliardi di euro, consentendo all’emittente di ridurre il rendimento offerto dai +42 punti base sul tasso “mid-swap” attesi a +34 (rendimento al 2,85%). La cedola è stata fissata al 2,75%. Dell’operazione si sono occupate ABN Amro, Banca Akros, Barclays, DZ Bank, IMI-Intesa Sanpaolo, Natixis, Nord/LB e Raiffeisen in qualità di Joint Bookrunner.
Bond soft bullet, cos’è
Il bond oggetto della nostra analisi è un “covered”, cioè garantito. Da cosa? Da asset bancari appositamente separati dal resto del patrimonio e generalmente composti da un portafoglio di mutui e prestiti. L’intento è di garantire al massimo l’obbligazionista, tant’è che i rating assegnati a queste emissioni sono alti e per questo i rendimenti offerti risultano relativamente bassi. Nel caso di Banco BPM, i giudizi sono A per DBRS Morningstar, BBB per Fitch, Baa2 per Moody’s.
Ma cosa s’intende per bond “soft bullet”. Un bond semplicemente “bullet” o “hard bullet” è un’obbligazione con una scadenza improrogabile. L’emittente promette al mercato che rimborserà il capitale alla data fissata nel prospetto informativo. Se la disattende, scatta formalmente il default. Nel caso di cui stiamo discutendo, invece, la scadenza può essere rinviata solitamente fino a un massimo di 12 mesi.
E ciò avviene quando sussistono le condizioni previste già in fase di emissione.
Maggiori garanzie, ma anche rischio per obbligazionisti
Lo scopo di un covered bond “soft bullet” consiste nell’assegnare all’obbligazionista maggiori garanzie. Infatti, qualora l’emittente non fosse in grado di rimborsare il capitale alla scadenza, a causa di una temporanea crisi di liquidità, non scatterebbe il default. Esso beneficerebbe di ulteriore tempo per soddisfare gli obbligazionisti senza che questi subiscano le procedure annesse a un evento creditizio.
Un bond soft bullet comporta un rischio leggermente maggiore di un “covered bond” ordinario. Il possessore non ha la certezza che il rimborso avverrà alla scadenza pattuita, potendo essere rinviato. Il contrario di un “callable”, che assegna all’emittente la facoltà di anticipare il rimborso. Per questo, almeno in linea teorica, il rendimento esitato è più alto. Tuttavia, nei fatti il premio risulta essere minimo o nullo lunga la curva delle scadenze.
Mancato pagamento a scadenza non a cuor leggero
C’è da dire che un emittente non trova conveniente avvalersi della clausola del posticipo per il rimborso. Facendo ciò, indisporrebbe il mercato e rischierebbe il declassamento dei rating da parte delle agenzie e la perdita della reputazione. Un discorso che abbiamo affrontato anche con riferimento ai callable, quando le banche non esercitano la call alle date previste. Con i soft bullet, però, diventa più grave. Mentre lì si tratta di indisporre il mercato, a fronte di condizioni non convenienti per estinguere il debito contratto, in questo caso la banca ammetterebbe l’esistenza di problemi di liquidità.
E ciò susciterebbe forti inquietudini persino tra i titolari di conti correnti e deposito.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
