La speranza di vita degli italiani se cresce, vuol dire che la longevità della popolazione cresce. E sicuramente se si vive più a lungo il dato è da considerare positivo. Ma se usiamo questo dato positivo parlando di pensioni, allora tutto si ribalta. Perché a qual punto non possiamo non dire che l’aumento della speranza di vita degli per gli italiani è un grosso problema. Sono due i settori di incidenza di questo dato se parliamo di previdenza sociale. La speranza di vita incide sia sul calcolo della pensione che sui requisiti di accesso alle pensioni.
Pensioni e speranza di vita: l’incidenza su calcolo e requisiti e quando può diventare positiva
La speranza di vita degli italiani cresce, ma per lo Stato questo diventa un problema.
Perché vivere più a lungo significa prendere pensioni per più tempo. E le già derelitte casse dell’INPS non possono permettersi di pagare per più tempo una pensione.
Per questo se la vita media della popolazione cresce, gli interventi dei legislatori sono sempre a discapito dei pensionati. In effetti è di strettissima attualità quanto accadrà nel 2027 dopo la legge di Bilancio. Per via della speranza di vita che cresce, le pensioni subiranno un restyling dei loro requisiti.
Che diventeranno più aspri. Infatti, le pensioni subiranno l’aumento di 3 mesi (un mese nel 2027 e due mesi nel 2028) dell’età pensionabile per la vecchiaia e dei contributi necessari per la pensione anticipata. Proprio perché si pagano pensioni per più tempo, ecco che i requisiti devono inasprirsi in modo tale da allontanare le date di uscita assorbendo i mesi in più di pensione.
Si vive 3 mesi in più in media, ecco che per esempio, la pensione di vecchiaia anziché essere assegnata a 67 anni viene assegnata a 67 anni e 3 mesi. Il meccanismo non è complicato da capire.
La speranza di vita e i calcoli delle pensioni
Per lo stesso genere di problema, se le pensioni vengono pagate per più tempo, ecco che anche gli importi devono essere ritoccati. E se fino al 2026 una pensione con 67 anni di età e 20 anni di contributi vale, per esempio, 1.200 euro al mese, ecco che dal 2027 per contenere la spesa in più dovuta alla speranza di vita crescente, a parità di età, contributi e montante, la pensione sarà erogata a cifre più basse. In questo caso non si incide sui requisiti ma sui coefficienti che trasformano l’ammontare dei contributi in pensione. Che, come per i requisiti, ogni biennio vengono aggiornati ai dati sulla stima di vita della popolazione.
E se la vita media degli italiani cala cosa accade?
Una domanda che sicuramente tanti si pongono in relazione al particolare rapporto tra speranza di vita e pensioni è relativa al calo della vita media della popolazione. Abbiamo detto che se la vita media degli italiani cresce, le pensioni si allontanano. Ma se invece accade il contrario questo non si verifica. Il meccanismo, infatti, non prevede marce indietro.
Lo dimostra quanto accaduto durante la pandemia, quando si registrò un caso più unico che raro ormai da decenni, cioè l’abbassamento della stima di vita della popolazione. I mesi di speranza di vita perduti, non riportarono le pensioni indietro ma sono stati assorbiti dagli aumenti degli anni successivi. Infatti, dopo la pandemia la stima di vita degli italiani era calata di 4 mesi. Dopo quel tristemente noto periodo ci fu la inevitabile risalita con il consuntivo che adesso dice 7 mesi di aumento. Al netto dei 4 mesi perduti, ecco che si giustificano i 3 mesi in più che dal 2027 sposteranno in avanti le pensioni.
Per il calcolo invece le cose sono diverse. E i coefficienti che vengono aggiornati ogni due anni, se la stima di vita della popolazione cala, portano ad un miglioramento dei calcoli della pensione.