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Oggi: 13 Feb, 2026

Boom di utili e dividendi con Orcel: UniCredit, +1.000% in 5 anni per gli azionisti

Unicredit ha maturato un utile netto di 10,6 miliardi di euro nel 2025 e sotto Andrea Orcel il titolo in borsa si è decuplicato di prezzo.
4 giorni fa
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Andrea Orcel, boom di Unicredit da quando è CEO
Andrea Orcel, boom di Unicredit da quando è CEO © Investireoggi.it

Unicredit ha registrato un utile netto di 10,6 miliardi di euro nell’esercizio 2025, in crescita del 14% su base annua e malgrado a 1,4 miliardi di poste straordinarie negative legate a proventi di negoziazione e integrazione. E il titolo in borsa segna un ulteriore balzo a 78,44 euro a mezzogiorno della seduta odierna. Da quando Andrea Orcel è stato designato CEO di Piazza Gae Aulenti – era il 27 gennaio del 2001 – le azioni hanno segnato un boom spettacolare di oltre il 910% a Piazza Affari. E la capitalizzazione è lievitata sopra i 122 miliardi di euro dai 12 miliardi del tempo: +110 miliardi!

Unicredit sotto Orcel diversifica ricavi

Risultati straordinari, impensabili fino a pochi anni fa e che si devono alla capacità del manager di focalizzarsi sulla redditività, non senza un pizzico di fortuna per via dell’aumento dei tassi di interesse, che nell’Eurozona ha portato alla crescita dei margini riguardo all’attività caratteristica (erogazione del credito a imprese e famiglie). Ma c’è stata una diversificazione dei ricavi in questi anni, con annessa riduzione della dipendenza dal margine di interesse.

La sua incidenza è scesa dal 65% del 2020 al 57,3%, mentre i servizi ora generano il 36,4% del fatturato contro il 28% prima di Orcel.

Boom di dividendi e redditività al top

Non è stata un’eccezione nel panorama delle banche europee. Resta il fatto che Unicredit abbia sovraperformato le rivali, che da gennaio 2021 ad oggi sono salite in borsa “solo” del 290%. Dalla designazione di Orcel sono stati registrati utili per quasi 38 miliardi, di cui 14,54 miliardi sono stati distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi e altri 10 miliardi attraverso il buyback. Quindi, tra rialzi azionari e dividendi i soci hanno ricevuto una remunerazione complessiva del 1.000% se oggi rivendessero il titolo sul mercato.

Da notare che il Rote era negativo nel 2020, mentre l’anno scorso risultava salito al 19,2%, al vertice della classifica europea. A seguire troviamo la spagnola Banco Sabadell con circa il 16%, l’altra spagnola Santander attorno alle stesse percentuali e Intesa Sanpaolo con il 13,9%. Stando ai dati al fine dicembre scorso, Orcel si ritrova con un capitale in eccesso di 10-11,5 miliardi. Denaro che il manager intende impiegare, altrimenti corre il rischio (paradossale) di deprimere la redditività della banca, che rappresenta proprio il suo orgoglio.

Possibili aggregazioni

Presentando gli ultimi risultati, ha frenato su eventuali aggregazioni. In corso da oltre un anno, come sappiamo, c’è la tentata scalata a Commerzbank, di cui detiene il 26% e fino al 29,9% attraverso contratti di opzione. Il governo tedesco resta contrario e per questo Unicredit starebbe guardandosi intorno sul mercato domestico. Nel mirino potrebbe esserci Monte Paschi di Siena dopo la fallita OPA sule azioni di Banco BPM per le resistenze del governo Meloni tramite il decreto sulla “golden power“. L’asset senese vale oggi in borsa oltre 27 miliardi e possiede Mediobanca e, indirettamente, la compagnia Generali.

Unicredit in Monte Paschi? Orcel medita

Il problema per Orcel sarebbe l’ingresso nel capitale senza dover lanciare un’OPA immediata.

A tale proposito, si è speculato nelle settimane scorse sulla cessione del 17,53% di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Ma Unicredit si accontenterebbe di essere socio di controllo insieme ad una compagine composta anche da Francesco Gaetano Caltagirone, Banco BPM e il Tesoro (fino alla definitiva uscita) o opterebbe per una corsa solitaria? E quale sarebbe, nel secondo caso, la posizione del governo?

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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