Il Pil italiano è risultato in crescita dello 0,3% nel quarto trimestre rispetto al terzo e dello 0,8% su base annuale. I dati di ieri dell’Istat sono stati superiori alle attese e stimano, preliminarmente, una crescita per l’intero 2025 dello 0,7%. Il governo Meloni aveva rivisto il dato al ribasso allo 0,5%. L’istituto di statistico ha notato una congiuntura positiva in tutti i comparti dell’economia e, in particolare, per agricoltura, silvicoltura, pesca e industria. Essa è stata trainata dalla domanda interna al lordo delle scorte, mentre il contributo delle esportazioni nette è stato negativo. La crescita acquisita per il 2026 è dello 0,3%: la nostra economia crescerebbe a questo tasso nell’intero anno, se il Pil restasse invariato per tutti i quattro trimestri.

Crescita dell’Italia non isolata
Il dato italiano non è isolato. L’economia in Francia è cresciuta anche dello 0,2%, pur in rallentamento dallo 0,5% del terzo trimestre. Parigi mette a segno un +0,9% per l’intero anno. Segno positivo anche in Germania: Pil tedesco a +0,3%, sopra le stime di un +0,2% e ai massimi dal primo trimestre, quando era salito dello 0,4% in termini congiunturali. Per l’intero 2025, Destatis stima un +0,4%, il dato più alto in tre anni e che arriverebbe dopo due anni di contrazione economica.
Europa resiliente ai dazi americani. Questo è il succo del discorso. Fino all’estate scorsa si temevano effetti recessivi per l’economia continentale, che alla fine non si sono visti. E buona parte di questa resilienza si deve alla riconversione silente di alcuni stati in favore della domanda interna dopo avere confidato un po’ eccessivamente sui mercati esteri. La Germania ha preso al balzo la palla del riarmo per cercare di uscire da una crisi sempre più strutturale. Per quest’anno stima una crescita dell’1% e per i due terzi grazie agli stimoli fiscali. L’Italia sta approfittando del Pnrr, accelerando gli impieghi in questi ultimi mesi e prima che i fondi europei vengano revocati dalla fine di agosto.
Occupazione in calo su novembre, ma sale a/a
In chiaroscura i dati sull’occupazione di dicembre. Il numero degli occupati è sceso di 20.000 unità rispetto a novembre a 24 milioni 142 mila, così come il numero dei disoccupati (-15.000). Al contrario, sono aumentati di 31.000 gli inattivi. Il tasso di occupazione scende leggermente al 62,5%, quello di disoccupazione arretra ai minimi dall’inizio delle rilevazioni al 5,6%. Risale al 33,7% il tasso di inattività. Su base annua, infine, il numero degli occupati è aumentato di 62.000 unità, frutto della seguente sintesi: +161.000 dipendenti a tempo indeterminato, +147.000 lavoratori autonomi e -245.000 lavoratori a termine.
Europa resiliente ai dazi USA
Fatto sta che l’Europa resiste e anche il mercato valutario coglie i segnali con il cambio euro-dollaro ai massimi dal 2021. Ha superato la soglia di 1,20 nel corso di questa settimana. La volatilità del contesto geopolitico, con riflessi sulle materie prime, non autorizza a facili entusiasmi. Tuttavia, anche per effetto di un euro più forte lo spettro della stagflazione si allontana.
La crescita del Pil resta modesta, ma perlomeno rallenta quella dei prezzi.
Cosa farà la Banca Centrale Europea il prossimo giovedì? Escluso un taglio o un rialzo dei tassi di interesse. Probabile che in conferenza stampa emerga qualche dettaglio circa la traiettoria futura della sua politica monetaria. La crescita di tutte le grandi economie, Italia compresa, non depone a favore di una nuova limatura del costo del denaro. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i segnali deflazionistici, anche se è ancora poco per capirne la concretezza e la profondità. La sensazione è che Francoforte navigherà a vista ancora per diversi mesi. Né potrà fare altrimenti.
giuseppe.timpone@investireoggi.it