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Oggi: 30 Gen, 2026

In pensione dopo 30 anni di contributi, ecco quando e con quali calcoli

In pensione nel 2026 con 30 anni di contributi, ecco le misure da sfruttare, le regole ed i calcoli per farsi trovare pronti.
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pensioni 30 anni di contributi
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Per le pensioni in Italia, 30 anni di contributi non sono pochi, ma non sono nemmeno tanti. Infatti, con questa carriera contributiva le misure che consentono di andare in pensione in anticipo non sono numerose.

Eppure qualche possibilità esiste per chi ha completato 30 anni di versamenti, soprattutto se rientra in determinate categorie tutelate. Occasioni per anticipare la pensione di vecchiaia, che anche nel 2026 resta fissata a 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi, non mancano.

Oggi analizzeremo, ad esempio, la misura più importante legata proprio ai 30 anni di carriera: l’Ape sociale. Accanto a questa, può rientrare anche la pensione anticipata contributiva, che con una carriera più lunga diventa più accessibile.

In pensione dopo 30 anni di contributi, ecco quando e con quali calcoli

Nel 2026, con 30 anni di contributi versati, escludendo la pensione di vecchiaia ordinaria, le alternative non sono molte.

Una delle principali è la già citata Ape sociale, che permette di uscire dal lavoro a partire dai 63 anni e 5 mesi di età per chi rientra in determinate categorie:

  • invalidi civili;
  • disoccupati;
  • caregiver.

Sono queste tre le categorie che possono accedere alla misura con 30 anni di contributi. Per la quarta categoria prevista, cioè gli addetti ai lavori gravosi, il requisito sale invece a 36 anni di versamenti.

L’Ape sociale è una misura particolare, perché si tratta di un vero e proprio assegno ponte, che accompagna il contribuente fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni.

La misura è stata confermata anche per il 2026 e potranno beneficiarne coloro che rispettano sia i requisiti contributivi sia quelli specifici della propria categoria.

Nel dettaglio:

  • l’invalido deve avere una certificazione di invalidità civile pari almeno al 74%, rilasciata dalle commissioni medico-legali competenti;
  • i caregiver devono risultare conviventi con il familiare disabile da almeno sei mesi;
  • i disoccupati devono aver terminato tutta la Naspi spettante dopo aver perso il lavoro involontariamente.

Il calcolo della pensione e tutte le limitazioni di chi esce con l’Ape sociale

L’assegno erogato con l’Ape sociale è calcolato secondo le regole ordinarie, quindi a calcolo misto, senza penalizzazioni dirette sul metodo di computo.

Tuttavia, l’Ape sociale presenta vincoli molto rilevanti. Prima di tutto, è prevista una soglia massima di importo:

l’assegno non può superare i 1.500 euro mensili, e soprattutto non viene rivalutato all’inflazione per tutti gli anni dell’anticipo.

Inoltre, la misura non riconosce alcune componenti tipiche delle pensioni ordinarie. Non sono previsti:

  • reversibilità;
  • assegni familiari;
  • integrazione al minimo;
  • maggiorazioni sociali;
  • tredicesima mensilità.

A 67 anni l’Ape sociale termina e il beneficiario deve presentare domanda di pensione di vecchiaia vera e propria.

Pensioni 2026 con 30 anni di contributi, ecco come prendere la pensione anticipata contributiva

Per chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995, con 30 anni di carriera diventa possibile valutare anche un altro canale di uscita: la pensione anticipata contributiva a 64 anni.

Questa misura riguarda esclusivamente i cosiddetti contributivi puri, cioè chi non ha nemmeno un solo contributo accreditato prima del 1996.

Il requisito più difficile della pensione anticipata contributiva è però quello economico: serve infatti raggiungere una pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale.

Con soli 20 anni di contributi questa soglia è spesso un ostacolo enorme, ma con 30 anni di versamenti la possibilità di centrarla diventa più concreta.

Dal momento che l’assegno sociale nel 2026 è pari a circa 546 euro mensili, la soglia minima richiesta è molto elevata.

Sconti e agevolazioni per via dei figli avuti, ecco come per le lavoratrici

Le lavoratrici madri hanno alcune agevolazioni importanti.

Infatti, chi ha avuto figli può accedere alla pensione anticipata contributiva con soglie più basse:

  • con almeno due figli basta una pensione pari a 2,6 volte l’assegno sociale;
  • con un solo figlio la soglia è più favorevole rispetto ai 3 multipli previsti per gli uomini e per le donne senza figli.

Sempre restando nel perimetro delle donne con figli, esiste anche un ulteriore vantaggio: la possibilità di anticipare l’età di uscita.

Ogni figlio può valere 4 mesi di sconto sull’età pensionabile richiesta.

In questo modo, non si resta rigidamente ancorati ai 64 anni:

  • un figlio vale 4 mesi;
  • due figli valgono 8 mesi;
  • fino ad un massimo di 16 mesi di anticipo per chi ha avuto almeno 4 figli.

Un incentivo significativo che rende la pensione anticipata contributiva più accessibile proprio alle lavoratrici madri.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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