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Oggi: 16 Feb, 2026

Riserve auree in rialzo rafforzano la garanzia sul debito pubblico grazie al boom dei prezzi

Le riserve aure della Banca d'Italia si rivalutano grazie al boom dei prezzi e rafforzano la garanzia per il nostro debito pubblico.
3 settimane fa
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Riserve Banca d'Italia e debito pubblico
Riserve Banca d'Italia e debito pubblico © Investireoggi.it

L’oro non si ferma. Nella mattinata di oggi, i prezzi superavano anche i 5.300 dollari l’oncia, sfiorando (in grammi) i 170 dollari. Un boom spettacolare, che porta il rialzo dall’inizio del mese e anno a più del 22%. E l’argento di gran lunga meglio con una quotazione record superiore ai 114 dollari per oncia e segnando un +59% dalla fine di dicembre. Musica per le orecchie dei funzionari alla Banca d’Italia, i quali possono iscrivere a bilancio riserve auree dal valore sempre più alto.

Riserve Banca d’Italia garanzia pubblica

L’Italia detiene le terze più elevate riserve al mondo dopo Stati Uniti e Germania con 2.451,84 tonnellate, accumulate quasi totalmente dal secondo dopoguerra.

Grazie agli attivi della bilancia dei pagamenti, siamo stati capaci di mettere ogni anno da parte risorse con cui acquistare lingotti e consolidare la garanzia del sistema Italia. Il contributo nel tempo è arrivato, quindi, dai surplus commerciali (esportazioni in eccesso rispetto alle importazioni) e dai flussi netti dei capitali (afflussi meno deflussi).

Alla fine del 2025, ai prezzi e al tasso di cambio di mercato le riserve della Banca d’Italia valevano 290 miliardi di euro. Una rivalutazione di circa 83 miliardi in appena un anno (+40%). Pensate che già oggi, a distanza di 28 giorni, le stesse riserve valgono sui 348 miliardi di euro, cioè 58 miliardi in più (+20%). Come se ogni abitante nello Stivale avesse guadagnato quasi 1.000 euro in termini di ricchezza.

Contrappeso rispetto al debito pubblico

E’ questo il succo del discorso: le riserve auree sono un asset del patrimonio di Palazzo Koch, cioè di tutti noi. L’istituto è un ente di diritto pubblico.

In sede di legge di Bilancio, la maggioranza ha inserito una norma per sancire che tali riserve, pur “detenute da Banca d’Italia, appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano“. Non sono mancate polemiche anche all’estero, con la Banca Centrale Europea a notare l’assenza di una chiara finalità nella norma. Di fatti, sembra superflua. Tuttavia, ha avuto forse quale unico merito di ricordare a noi tutti cittadini che l’oro di Via Nazionale è nostro, cioè un asset pubblico.

E quindi? Ogni giorno, sentiamo parlare di debito pubblico e sappiamo quanto esso pesi su tutti noi contribuenti, tenendo alta la pressione fiscale per servirlo e bassi i servizi erogati. Quasi mai, però, sentiamo o leggiamo della parte attiva del bilancio statale. Sarebbe come se guardassimo solamente ai debiti di una famiglia (prestiti e mutui), mentre ignorassimo il suo patrimonio immobiliare (case e terreni), finanziario (liquidità e investimenti) e mobiliare (auto, barche, opere d’arte, gioielli, ecc.). Se essa avesse acceso prestiti per 1 milione di euro, ma allo stesso tempo possedesse immobili per un valore commerciale di 2 milioni, un conto in banca di 200.000 euro, investimenti per altri 300.000 euro, auto di lusso, gioielli e quadri per un altro milione, ne dedurremmo che la situazione complessiva non sia affatto negativa.

Incidenza sul debito più che quadruplicata in 20 anni

Alla fine del 2025, dovremmo avere chiuso con un debito pubblico di circa 3.085 miliardi, a fronte di riserve auree della Banca d’Italia per 290 miliardi. In concreto, le seconde incidevano per circa il 9,4% dello stock passivo. Una garanzia non certo elevatissima in termini percentuali, ma in forte crescita negli ultimi decenni. Infatti, a fine 2020 le riserve pesavano per il 4,7% del debito di allora. E nel 2015 la loro incidenza era del 3,4%, in calo rispetto al 4,4% di 5 anni prima. Nel 2005, valevano appena il 2,2% scarso del debito.

In questi ultimi 20 anni, il debito pubblico è quasi raddoppiato in valore assoluto, mentre le riserve auree della Banca d’Italia sono esplose del 743%, sempre in valore. Ed è così che la garanzia implicita a sostegno del nostro debito è più che quadruplicata nel periodo. Se questo trend perdurasse agli stessi ritmi per l’oro e il debito, fra 20 anni disporremmo di riserve pari ad oltre il 40% delle passività statali. Apparente fanta-finanza, anche se fino a pochi anni fa nessuno avrebbe creduto che il metallo giallo sarebbe rincarato così tanto. Sembrò un fatto epocale quando le sue quotazioni schizzarono per un breve lasso di tempo sopra i 1.900 dollari l’oncia (circa 42,40 euro al grammo) nel settembre 2011.

Riserve Banca d’Italia abbassano il rischio sovrano

In che senso le riserve della Banca d’Italia fungono da garanzia per il debito pubblico? Essa è implicita e nessuno immagina che lo stato venda l’oro per ripagare i creditori. Tuttavia, serve per consolidare la fiducia attorno ai nostri bond. Nello scenario estremo di default, gli obbligazionisti disporrebbero di un asset da “espropriare” per essere rimborsati. Più questa garanzia sale di valore rispetto al debito, più basso il rischio teorico percepito. E chissà che la caduta dello spread ai minimi dal 2008 non abbia, in minima parte, a che fare anche con questo discorso. In fondo, sembra che i mercati stiano trovando nell’oro un’alternativa credibile ai debiti sempre più alti degli stati. E con le loro azioni starebbero riducendo automaticamente il rischio sovrano.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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