La regolamentazione comunitaria colpisce ancora. L’UE (Unione Europea) ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 gennaio scorso il divieto di immissione sul mercato di alcuni imballaggi monouso, tra cui le bustine di ketchup e maionese nei locali, le buste in plastica per frutta e verdura sotto 1,5 kg di peso, contenitori per alimenti e bevande consumati in bar e ristoranti e le pellicole termoretraibili per le valigie negli aeroporti. Il divieto vero e proprio scatterà dall’1 gennaio del 2030. Obiettivo: ridurre la quantità dei rifiuti plastici per contribuire all’abbattimento delle emissioni inquinanti.
Regolamentazione UE come super dazio interno
E così, mentre i grandi discutono sul nuovo ordine mondiale e litigano tra di loro per assicurarsi la leadership nei prossimi decenni o per qualche secolo, a Bruxelles siamo affaccendati ancora una volta in questioni di “primaria” importanza.
L’eccessiva regolamentazione nell’UE continua ad essere l’ostacolo principale alla crescita dell’economia continentale. A dirlo fu nel 2024 il Rapporto sulla competitività di Mario Draghi, che a parole tutti gli esponenti politici elogiarono, salvo farlo rimanere lettera morta. In esso si evidenziava come l’eccesso di legiferazione pesi sull’industria manifatturiera come se fosse gravata da un dazio interno del 45%.
Il vertice italo-tedesco di Roma di venerdì scorso ha esitato un testo su come rilanciare l’UE. E tra i punti fondamentali c’è proprio la “semplificazione” contro una regolamentazione divenuta ingombrante per aziende e comuni cittadini. La burocrazia soffocante frena la crescita, l’innovazione, crea costi evitabili e spinge le imprese ad espatriare. Una realtà ben nota da decenni, ma che a Bruxelles continua a rimanere intatta.
Ogni occasione diventa pretesto per fare leggi, anche molto minuziose per disciplinare ogni ambito della vita economica e non.
UE escluda da grandi della Terra
Il problema è che, mentre i nostri commissari discutono sulle bustine del ketchup, l’UE non figura più neanche formalmente tra i grandi protagonisti del pianeta. USA, Cina, Russia, India e pochi altri stanno plasmando il futuro a loro immagine e somiglianza, tarandolo sulle proprie convenienze. L’UE agisce in base a convinzioni ideologiche aprioristiche e in contraddizione con il proprio benessere. Un esempio lampante? Ha gestito la transizione energetica per cercare di affrancarsi dagli idrocarburi, ma puntando esclusivamente sulle auto elettriche, pur essendo priva delle materie prime critiche per la produzione. Nei fatti, ha allentato la dipendenza da petrolio e gas russi per accrescerla dal litio e terre rare cinesi. Un capolavoro di autolesionismo, che sta portando alla scomparsa del comparto automotive europeo.
Tecnocrazia grosso limite a Bruxelles
Perché tutto ciò avviene? A Bruxelles non governa la politica, bensì la tecnocrazia. Può sembrare un’affermazione populista, mentre riflette la realtà dei fatti. I politici agiscono sempre in base a convenienze elettorali, spesso con visione corta e spicciola; ciononostante, interpretano la realtà così com’è e si comportano di conseguenza. I tecnici prescindono dalle condizioni effettive di partenza e guardano alle cose così come dovrebbero essere, indipendentemente dalle conseguenze.
Soprattutto, non contemplano la geopolitica nella loro bulimia legislativa. Fattore divenuto fondamentale nel resto del pianeta, dov’è l’uso della forza o almeno la sua esibizione a dettare le regole del gioco.
Costi indiretti dell’over-regulation
I costi dell’over-regulation non sono soltanto diretti. Ce ne sono altri ancora più letali per la nostra economia. In primis, distolgono l’attenzione del legislatore dalle materie sulle quali dovrebbe concentrarsi. E creano un ambiente non competitivo e ostile anche sul piano ideologico a nuove forme di impresa e agli investimenti. Come non notare quanto siamo rimasti indietro sull’Intelligenza Artificiale? In pratica, non tocchiamo palla dopo che già negli ultimi 30 anni avevamo perso il treno dell’innovazione legata all’invenzione di internet. Mentre Bruxelles rende sempre più complicata e cara la vita dei suoi cittadini per tagliare dello zero virgola le emissioni globali, altrove le fabbriche sbuffano fumo e i data center per le chatbot assorbono così tanta energia da mettere in ridicolo la nostra politica ambientale avulsa dal contesto.
Regolamentazione UE ci allontana da realtà globale
Sarebbe stato il caso che la regolamentazione nell’UE si fosse concentrata sulle cose utili, in maniera snella e senza ideologismi. Invece, la produzione legislativa comunitaria continua a sommarsi a quelle nazionali, alimentando solo l’economia di giuristi sempre più sconnessi dal mondo pratico. Ci siamo inventati una gabbia in cui rinchiuderci nella convinzione che il mondo fuori sia brutto e cattivo e spetta a noi, se non di salvarlo, perlomeno di isolarci da esso vivendo di buoni propositi, diritti ambientali e divieti economici. Altrove, stanno scrivendo la storia senza neanche contattarci per una firma di rito. Avete presente quando ci somministrano un contratto con clausole illeggibili e che poi si scopre essere vessatorie? Ecco, a noi europei neanche questo. Al posto nostro stanno decidendo gli altri, come se fossimo incapaci di intendere e di volere.
giuseppe.timpone@investireoggi.it