La recente giurisprudenza della Corte di cassazione offre un chiarimento importante sul valore della cartella pagamento quando deriva da un controllo formale dell’Amministrazione finanziaria.
Il tema riguarda direttamente il rapporto tra Fisco e contribuente e tocca aspetti centrali come la motivazione degli atti e la tutela del diritto di difesa.
La cartella pagamento come atto centrale nel controllo formale
Con l’ordinanza n. 30835 del 24 novembre 2025, la Corte di Cassazione ha stabilito che, nell’ambito del controllo formale previsto dall’articolo 36-ter del Dpr n. 600/1973, la cartella pagamento svolge una funzione duplice. Essa non è soltanto uno strumento di riscossione, ma rappresenta anche l’atto con cui viene esercitata la pretesa tributaria.
In altre parole, la cartella pagamento assume un carattere “impo-esattivo”, unendo in sé la fase impositiva e quella esattiva.
Secondo i giudici, ciò è possibile perché la cartella pagamento contiene informazioni essenziali: il riferimento alla dichiarazione dei redditi, la data di notifica della comunicazione (avviso bonario) che riporta l’esito del controllo e il numero identificativo di tale comunicazione. Questi elementi permettono di comprendere l’origine della richiesta fiscale e di collegarla all’attività di verifica svolta in precedenza dall’Amministrazione.
Come funziona il controllo formale ex articolo 36-ter
Il controllo formale disciplinato dall’articolo 36-ter del Dpr n. 600/1973 si basa su un esame documentale dei dati indicati nella dichiarazione dei redditi. I contribuenti interessati vengono selezionati secondo criteri stabiliti dall’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle strategie di contrasto all’evasione.
Questo tipo di verifica ha lo scopo di accertare la corretta determinazione delle imposte attraverso il riscontro dei documenti che giustificano quanto dichiarato.
In tale contesto, la cartella pagamento arriva dopo una comunicazione preventiva degli esiti del controllo. L’Agenzia può, ad esempio, disconoscere ritenute d’acconto non risultanti dalle certificazioni dei sostituti d’imposta oppure eliminare detrazioni e deduzioni prive di adeguato supporto documentale.
La funzione informativa di questa fase è centrale: il contribuente viene messo in condizione di conoscere le ragioni della rettifica prima dell’emissione della cartella pagamento, che rappresenta il passaggio finale della procedura.
Motivazione e diritto di difesa nella cartella pagamento
Un punto chiave affrontato dalla Cassazione riguarda l’obbligo di motivazione della cartella pagamento. Quando tale atto non è preceduto da un distinto avviso di accertamento e costituisce il primo atto con cui viene avanzata la pretesa fiscale, esso deve contenere tutti gli elementi necessari per consentire la verifica della correttezza dell’imposizione.
Nel caso esaminato dai giudici, il controllo formale aveva portato al mancato riconoscimento di costi sostenuti per la realizzazione di due posti auto ammessi alla detrazione fiscale. La cartella pagamento, però, non si limitava a indicare la dichiarazione dei redditi interessata, ma riportava anche i riferimenti completi alla comunicazione precedente, inclusa la data di notifica del 20 ottobre 2016. Secondo la Corte, tali informazioni sono sufficienti a garantire trasparenza e a rendere comprensibile l’azione dell’Amministrazione.
In questo modo, la cartella pagamento rispetta l’onere di motivazione e assicura la tutela del diritto di difesa, consentendo di ricostruire l’intero percorso del controllo.
Cartella pagamento e funzione impo-esattiva secondo la Cassazione
La conclusione della Corte di cassazione è chiara: anche quando la cartella pagamento svolge contemporaneamente la funzione di atto impositivo e di atto di riscossione, l’obbligo di motivazione può dirsi assolto se l’atto contiene i riferimenti essenziali al controllo formale da cui trae origine.
La cartella pagamento, in questa prospettiva, diventa uno strumento completo, capace di informare e di legittimare la pretesa fiscale senza compromettere le garanzie del contribuente. L’inserimento della data e del numero della comunicazione degli esiti del controllo consente di collegare la richiesta di pagamento a un’attività già nota, rafforzando la chiarezza dell’azione amministrativa.
In definitiva, la decisione ribadisce che la cartella pagamento, se correttamente motivata, può validamente assolvere a un ruolo complesso e articolato, confermandosi un atto fondamentale nel sistema dei controlli formali e nella gestione del rapporto tra Fisco e contribuente.
Riassumendo
- La Cassazione chiarisce la funzione doppia della cartella pagamento nei controlli formali fiscali.
- La cartella pagamento può essere sia atto impositivo sia strumento di riscossione.
- Il controllo formale verifica documenti e dati indicati nella dichiarazione dei redditi.
- La cartella pagamento richiama comunicazione precedente con data e numero identificativo.
- Informazioni complete garantiscono trasparenza e tutela del diritto di difesa.
- La cartella pagamento correttamente motivata legittima la pretesa tributaria dell’Amministrazione.