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Oggi: 09 Gen, 2026

Fondi sovrani: 15.000 miliardi di dollari pronti a spostare i mercati globali

I fondi sovrani sono in possesso di asset per 15.000 miliardi di dollari e si rivelano, perciò, capaci di influenzare i mercati globali.
3 giorni fa
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I fondi sovrani gestiscono asset per 15.000 miliardi di dollari
I fondi sovrani gestiscono asset per 15.000 miliardi di dollari © Investireoggi

Gestiscono ormai asset per un controvalore pari a 15.000 miliardi di dollari, pressappoco la metà del Pil statunitense e il triplo di quello tedesco. I fondi sovrani sono diventati in pochi anni un attore gigantesco sui mercati finanziari globali. E questo sta già avendo grosse ripercussioni sul modo di intendere gli investimenti con annesse opportunità e rischi.

Fondi sovrani con asset per $15.000 miliardi, ecco quali

La prima domanda che si pone l’uomo comune è la seguente: cosa sono di preciso i fondi sovrani. Si tratta di veicoli di investimento pubblici, cioè gestiti direttamente o indirettamente dai governi. Le risorse loro affidate arrivano dagli avanzi di bilancio, come nel caso della Norvegia e delle petro-monarchie del Golfo Persico.

Una condizione quasi incomprensibile per economie ordinarie come la nostra, in cui i bilanci pubblici nel migliore dei casi si chiudono in pareggio o in leggero deficit.

Il fatto è che esistono economie con entrate anche di gran lunga superiori alle spese, grazie al fatto di disporre di materie prime come petrolio e gas. Chiaramente, da sole non bastano. Pensate al Venezuela com’è ridotto, nonostante possegga le più elevate riserve petrolifere accertate al mondo. Sono necessarie anche accorte politiche di bilancio. Oslo è il caso più esemplare. C’è poi il caso della Cina, che pur non avendo conti pubblici in attivo, riesce ad alimentare il secondo fondo sovrano al mondo con asset per 1.200 miliardi di dollari, attingendo alle sue elevatissime riserve valutarie. In questo caso, le risorse arrivano dal surplus delle esportazioni.

# Fondo Sovrano / Paese Asset sotto gestione (mld $) % sul totale globale (15.000 mld $) Note principali
1 Government Pension Fund Global (Norvegia) 1.600 10,7% Investimenti diversificati, azioni e obbligazioni globali
2 China Investment Corporation (Cina) 1.200 8,0% Focus su infrastrutture, tech e portafoglio azionario
3 Abu Dhabi Investment Authority (UAE) 800 5,3% Asset diversificati, incl.

real estate e private equity

4 Kuwait Investment Authority (Kuwait) 750 5,0% Tradizionalmente forte su azioni e obbligazioni
5 Government of Singapore Investment Corporation (GIC) 700 4,7% Investimenti globali, infrastrutture, tech, energia
6 Temasek Holdings (Singapore) 600 4,0% Società d’investimento statale, forte focus su tech e industria
7 Qatar Investment Authority (Qatar) 500 3,3% Immobili, infrastrutture, investimenti alternativi
8 Saudi Public Investment Fund (Arabia Saudita) 450 3,0% Diversificazione energetica, tech e infrastrutture
9 Hong Kong Monetary Authority Investment Portfolio 450 3,0% Asset liquidi e obbligazioni governative
10 Russia National Wealth Fund (Russia) 450 3,0% Tradizionalmente in riserve e bond sovrani esteri
Altri fondi sovrani minori (restanti 30+) 7.500 50,0% Include fondi di piccoli paesi e nuovi fondi emergenti

Influenza politica sotterranea

L’impatto dei fondi sovrani con asset saliti a 15.000 miliardi di dollari è profondo sui mercati internazionali, anche se poco percettibile nel quotidiano. Questi si muovono con passo felpato, non fanno rumore ed evitano di farsi notare troppo. Non perché non intendano contare. E’ l’esatto contrario: sanno che la loro influenza necessita di discrezione. Perché i governi hanno difficoltà a reagire agli investimenti di fondi privati, altrimenti attirandosi le ire dei mercati. Al contrario, potrebbero decidere di intervenire quando i capitali provengano da entità pubbliche e puntino a controllare asset strategici nazionali e/o a influenzare il mercato del suo complesso.

I fondi sovrani non sono neutrali nelle loro scelte di investimento. Si muovono per remunerare il capitale, questo è fuori di dubbio. Ma nel farlo, puntano ad espandere l’influenza “politica” del governo che vi sta dietro. Prima di addentrarci nel discorso, dobbiamo sapere anche che le scelte d’investimento riguardo alle diverse categorie di asset sono così ripartite:

Asset Quota stimata
Azioni quotate 45–50%
Private equity / venture 15–20%
Obbligazioni 20–25%
Infrastrutture 5–10%
Immobiliare 5–10%

USA primi per investimenti, Europa seconda

Dunque, quasi la metà degli investimenti hanno ad oggetto titoli azionari, mentre le obbligazioni incidono per un quinto e massimo un quarto del totale. Operazioni di venture capital e il mercato del private equity incide per un altro sesto o quinto, mentre le infrastrutture arrivano fino a un decimo e così anche l’immobiliare. Per quanto riguarda i mercati di destinazione degli investimenti, il 35-40% va a finire negli Stati Uniti, seguiti dal 20-25% dell’Europa. Al terzo posto troviamo l’Asia con il 15-20% e, infine, i mercati emergenti con il 10-15%.

Il mercato americano attira le maggiori risorse e allo stesso tempo ne risulta meno influenzato, grazie alla sua maggiore liquidità. Questo significa che i fondi sovrani con i loro 15.000 miliardi di dollari di asset riescono a smuovere i prezzi più in Europa che negli USA. Ovunque, tuttavia, esercitano la loro influenza. I settori in cui si radicano maggiormente sono tecnologia, sport e media. Riescono così ad incidere sull’opinione pubblica mondiale, tra l’altro riducendo le attenzioni mediatiche sul rispetto dei diritti umani nelle stati di provenienza dei capitali.

Fondi sovrani con asset per $15.000 miliardi minaccia al capitalismo

La stessa Norvegia esercita l’influenza sui mercati in cui opera e, particolarmente, in Europa. Le politiche woke tanto in voga nel nostro continente sono il risultato di una paradossale campagna propinata dal suo fondo sovrano nei board delle società partecipate. Esse hanno preso di mira settori “sporchi” come il petrolio, da cui origina la ricchezza del fondo di Oslo. Cosa che inizia a destare il sospetto che il suo governo voglia indirettamente agire sulle politiche economiche del continente, se non dell’intero pianeta.

Parliamo di una nazione di appena 5,5 milioni di abitanti, ma che grazie al fondo pensionistico da 1.600 miliardi di dollari possiede un potere geopolitico ben maggiore di quanto potremmo credere ed esercitato quasi nell’assoluto silenzio.

La questione è molto seria. I fatti del Venezuela di questi giorni ci confermano che la geopolitica sia sempre più basata sull’uso della forza. Essa può non essere esclusivamente militare, bensì contemplare anche quella finanziaria. E i fondi sovrani con i loro 15.000 miliardi di asset rappresentano un modo efficace per indirizzare le politiche dei governi. Considerate che il dirottamento anche solo del 5% degli investimenti equivarrebbe a portare altrove qualcosa come 700 miliardi. Sebbene i fondi in questione non agiscano in maniera coordinata, resta il fatto che il capitalismo stia diventando progressivamente meno libero di quanto pensiamo. Dietro ad esso si nascondono forze che originano dalla sfera politica e che agiscono secondo criteri non strettamente di mercato. E l’Europa rischia di trovarsi alla mercé di poteri ostili.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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