Due misure per la pensione vengono meno nel 2026. Spariscono dal panorama previdenziale Opzione Donna e Quota 103. Si tratta di due strumenti che, in termini di età di uscita, rappresentavano le soluzioni più favorevoli previste dal sistema.
Per le lavoratrici di Opzione Donna si partiva dai 61 anni, con vantaggi che per alcune consentivano l’uscita già dai 59 anni. Per Quota 103, invece, il requisito anagrafico era fissato a 62 anni. Misure così favorevoli sotto il profilo anagrafico nel 2026 non ce ne saranno più.
A meno che non si riesca a sfruttare una misura che, diversamente dal consueto rapporto diretto tra lavoratore e INPS, coinvolge un soggetto terzo, ovvero l’azienda per cui il lavoratore presta servizio.
In pratica, esiste una concreta possibilità di andare in pensione nel 2026 a un’età particolarmente vantaggiosa, ma solo chiedendo una sorta di aiuto al datore di lavoro.
L’unica strada per la pensione nel 2026 a 60 anni o con 35,10 anni di contributi: bisogna chiedere aiuto al datore di lavoro
Non si tratta, però, della classica misura previdenziale utilizzabile liberamente dal lavoratore. L’Isopensione, che resta attiva anche nel 2026, non può essere semplicemente richiesta dal dipendente. Sono necessari presupposti ben più complessi.
Rimangono comunque vantaggi evidenti, soprattutto in un contesto in cui l’età pensionabile è destinata a salire e in cui, come detto, alcune misure di anticipo non saranno più disponibili. Per alcuni lavoratori, l’Isopensione può rappresentare una vera opportunità.
Questa misura consente di anticipare l’uscita dal lavoro, ma solo con un datore di lavoro disposto ad accollarsi l’intero onere economico. La pensione viene formalmente erogata dall’INPS, ma è di fatto finanziata dall’azienda, che sostiene sia il costo dell’assegno sia quello dei contributi.
Incentivi all’esodo, ecco da dove parte la possibilità
L’Isopensione rientra nel meccanismo dell’esodo incentivato, previsto per le aziende coinvolte in processi di riorganizzazione, ristrutturazione o riduzione del personale. Si tratta quindi di uno strumento riservato ai dipendenti di aziende private, utilizzabile solo dopo che l’impresa ha raggiunto un’intesa in sede ministeriale con le organizzazioni sindacali più rappresentative.
In questa intesa vengono definiti tutti i dettagli: il numero dei lavoratori da accompagnare alla pensione, le modalità del prepensionamento e i relativi costi. Una volta raggiunto l’accordo, il lavoratore interessato deve accettare volontariamente la proposta di esodo anticipato incentivato.
Anche nel 2026 pensione a 60 anni o con 35,10 anni di contributi
Il dipendente accede a un trattamento erogato dall’INPS pari all’importo della pensione maturata al momento dell’uscita, accompagnato dal versamento dei contributi figurativi, che saranno utili per il calcolo della pensione definitiva. Come già precisato, sia l’assegno sia i contributi sono interamente a carico del datore di lavoro.
Dopo l’intesa e l’accettazione da parte del dipendente, è necessario presentare apposita domanda all’INPS. Non si tratta della classica domanda di pensione, ma di una richiesta specifica che deve essere vidimata dal datore di lavoro, tramite il modello SC77.
Tutto ciò che bisogna conoscere dell’Isopensione
Oltre ai requisiti richiesti alle aziende, esistono condizioni precise anche per i lavoratori. Non tutti i dipendenti possono accedere a questo strumento di accompagnamento alla pensione.
L’Isopensione è riservata a chi ha compiuto 60 anni di età, oppure a chi ha maturato 35 anni e 10 mesi di contributi se uomo, o 34 anni e 10 mesi se donna. In sostanza, riguarda chi si trova a non più di sette anni dal raggiungimento dei requisiti per la pensione ordinaria.
Bisogna inoltre ricordare che, secondo le disposizioni ministeriali, la copertura contributiva figurativa e l’erogazione dell’Isopensione possono durare al massimo sette anni.
La pensione nel 2026 a 60 anni o con 35,10 anni di contributi, poi si assottiglia il vantaggio
Anche se raramente si sottolinea, l’Isopensione può essere considerata una misura ormai strutturale. A dimostrarlo è il fatto che il periodo massimo di fruizione è stato fissato in sette anni fino al 2026, come previsto dal Decreto n. 128 del 2022, noto come Milleproroghe.
Lo stesso provvedimento stabilisce che dal 2027 si tornerà alla versione originaria dell’Isopensione, che consentiva un anticipo massimo di quattro anni. Bisogna infine ricordare che questo strumento di esodo incentivato si è introdotto proprio con la riforma Fornero. Spesso criticata ma ancora oggi alla base di diversi meccanismi di flessibilità in uscita.