Redditi di capitale: quali sono e come si dichiarano

Alessandra M., redazione Investireoggi.it
Aggiornato il 29 Giugno 2012, ore 11:57
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LA NOTIZIA

A molti di noi potrebbe capitare di compilare una dichiarazione dei redditi e dover inserire all’interno dei proventi derivanti dall’ impiego di capitale. Ci riferiamo ad esempio al dividendo di titoli azionari, sia italiani che esteri, oppure remunerazione di obbligazioni o prestiti o mutui di diversa natura.

Cosa sono i redditi di capitale

L’ art. 44 del DPR 917/86 elenca i redditi che rientrano nella categoria dei redditi di capitale, anche se la casistica è abbastanza vasta. Sono comunque quei proventi, sia sotto forma di denaro che sotto forma di natura, che prevedono l’ impiego a qualsiasi titolo di denaro, e la percezione deve avvenire al di fuori delle attività imprenditoriali. Infatti se gli stessi redditi vengono ottenuti attraverso l’ esercizio di attività d’ impresa sono classificati in base all’ art. 48 come redditi di impresa.

Tassazione redditi di capitale 2011

Il diritto dell’ amministrazione a vedere pagate le tasse sorge in base al principio di "cassa”. In gergo significa che quando avviene il pagamento del dividendo, dell’ interesse o quando c’è il movimento di denaro occorre effettuare il pagamento della tassa. La base imponibile ( cioè il valore  su cui calcolare la tassazione attraverso l’ applicazione dell’ aliquota), è dato dall’ammontare degli interessi, degli utili degli scarti di emissione o degli altri proventi percepiti nel periodo di imposta, senza portare deduzioni dal reddito.

Come detto tali redditi occorre indicarli in dichiarazione nel quadro RL. Per le persone fisiche occorre inserire in dichiarazione il 40 per cento del dividendo percepito, se ci riferiamo a partecipazioni che la legge individua come “qualificate”. Qualificate indica quelle partecipazioni che per ammontare sono superiori al 5 per cento del capitale sociale se quotate in borsa. I redditi derivanti dalle partecipazioni non qualificate (che sono i più comuni) sono soggetti invece ad una ritenuta a titolo d’ imposta effettuata alla fonte.

Le rendite finanziarie

Un’altra categoria di redditi di capitale sono le cosiddette rendite finanziarie, cioè quei proventi che derivano dalla concessione di prestiti, possesso di obbligazioni o di pronti contro termine. In questo caso la tassazione può avvenire scegliendo tra due regimi: il cosiddetto regime ordinario oppure il regime del risparmio gestito; vediamoli in dettaglio.

Tassazione rendite finanziarie 2011

Il regime ordinario prevede l’applicazione di ritenute alla fonte che possono essere a titolo di imposta o a titolo d’ acconto. Ad esempio nel caso di interessi che maturano su conti correnti bancari o postali la ritenuta è fatta alla fonte a titolo di imposta. Significa che non occorre versare più nulla e non bisogna indicare in dichiarazione tali guadagni, in quanto sono pervenuti al beneficiario al netto di tutte le tasse.

Il regime del risparmio gestito invece prevede un’ imposta sostitutiva del 12,5 per cento che va calcolato sul risultato di gestione maturato nel periodo d’ imposta. Quindi in questo caso la tassazione tiene conto di profitti e perdite maturate durante l’ anno. Viene applicata la trattenuta solo sulla differenza, e l’ operazione viene fatta da un intermediario.

5 COMMENTI
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  1. Sergione 3 maggio 2011

    Cosa ne è stato della proposta di aumentare il Capital Gain al 20%?

  2. Danilo, redazione Investireoggi.it 22 maggio 2011

    Effettivamente se ne era parlato molto in passato; ma per ora sembra che tutte le forze politiche abbiano abbandonato l’ idea, complici sia il rilancio degli investimenti azionari/finanziari (obiettivo perseguito un po’ da tutte le nazioni del mondo vittime della crisi) , sia la nuova tornata elettorale (non sarebbe positivo allarmare i possessori di azioni in periodo di voto ;)).

  3. Franco Mele 22 giugno 2011

    Il TUIR classifica tra rendite di capitale anche le rendite provenienti da polizze vita. Esse hanno regimi di tassazione diversi a seconda che siano state stipulate prima o dopo il 31 dicembre 2000.
    Sarebbe gradito un approfondimento al riguardo. Grazie.

  4. Danilo L., redazione Investireoggi.it 24 giugno 2011

    Al riguardo il rigo E12 delle istruzioni del mod. 730/2011 distingue:

     per i contratti stipulati o rinnovati fino al 31 dicembre 2000, i premi per le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, anche se versati all’estero o a compagnie estere. La detrazione è ammessa a condizione che il contratto abbia durata non inferiore a cinque anni e non consenta la concessione di prestiti nel periodo di durata minima;

     per i contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2001, i premi per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte, di invalidità permanente superiore al 5 per cento (da qualunque causa derivante), di non autosufficienza nel compimento degli atti quotidiani. Solo in quest’ultimo caso la detrazione spetta a condizione che l’impresa di assicurazione non possa recedere dal contratto.

    Inoltre le compagnie assicuratrici rilasciano spesso un certificato sul quale è indicato l’ ammontare dell’ importo che è possibile indicare in dichiarazione.