WhatsApp bloccato in Brasile e poi riattivato: tutti i motivi di uno storico precedente

Un tribunale brasiliano ha chiesto la sospensione di WhatsApp per 48 ore: il blocco è stato revocato quasi subito, ma fa sicuramente riflettere.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Un tribunale brasiliano ha chiesto la sospensione di WhatsApp per 48 ore: il blocco è stato revocato quasi subito, ma fa sicuramente riflettere.

Possono i governi controllare e gestire l’attivazione e la disattivazione di social network e servizi di messaggistica istantanea? Sì e no: perché il blocco (temporaneo) di WhatsApp in Brasile è senza alcun dubbio uno storico precedente. WhatsApp avrebbe dovuto essere bloccato in Brasile dalla mezzanotte di giovedì 17 alla mezzanotte di venerdì 19 dicembre, 48 ore in cui circa 100 milioni di utenti si sarebbero visti privati della possibilità di comunicare tramite il noto servizio. Una sentenza decisa dal tribunale brasiliano di Sao Bernardo do Campo che avrebbe chiesto a WhatsApp di fornire le informazioni legate a un trafficante di droga che avrebbe usufruito del servizio nella commissione dei reati. WhatsApp si è però rifiutato per ben due volte, decisione che ha portato il tribunale a ordinare alle società di telecomunicazione di bloccare WhatsApp per ben 48 ore.   Ci ha pensato invece il giudice del tribunale di San Paolo, Xavier de Souza, a revocare la sospensione del servizio, dichiarandola contraria alla Costituzione e rendendo felici tutti quegli utenti brasiliani che, peraltro, nelle ultime ore erano stati sollecitati da Mark Zuckerberg tramite Facebook a far sentire la propria voce. Il blocco di WhatsApp, difatti durato solo 12 ore circa, ha comunque generato molte discussioni nel settore: il CEO del servizio Jan Koum aveva espresso così il proprio rammarico: “Siamo delusi dalla miope decisione di bloccare l’accesso a WhatsApp, uno strumento di comunicazione da cui tanti brasiliani dipendono; è triste vedere il Brasile isolarsi dal resto del mondo”. WhatsApp è un servizio molto amato dagli utenti brasiliani, considerando che un recente sondaggio aveva raccolto il favore del 93% degli intervistati, come uno dei servizi più amati e utilizzati dalle persone.   “In ragione dei principi costituzionali non risulta ragionevole che milioni di utenti siano penalizzati per colpa dell’inerzia di un’impresa”, ha scritto il giudice di San Paolo nella sua motivazione legata al ripristino del servizio. Meglio impostare “un valore di multa elevato a un livello sufficiente all’azienda al fine di inibire un’eventuale ulteriore resistenza”. L’azienda, infatti, si è rifiutata per ben due volte di comunicare le informazioni richieste, forse perseguendo alla lettera il proprio principio di difendere a tutti i costi la riservatezza degli utenti che utilizzano il servizio, anche quando si tratta di trafficanti di droga impegnati in processi penali.   Certo è che, aldilà dei risvolti legali, questo blocco di WhatsApp quasi subito revocato, fa discutere anche perché sottolinea l’attuale dipendenza degli utenti dalle nuove forme di comunicazione: e così, tra chi afferma che forse stare 2 giorni senza WhatsApp non è la fine del mondo, ma anzi può rappresentare la migliore medicina contro la (anti)socialità di questo tempo e chi invece elogia WhatsApp perché difende davvero la privacy dei suoi utenti e chi, infine, senza la messaggistica istantanea non sa proprio stare, non ci resta che attendere la prossima volta – perché ci sarà sicuramente una prossima volta – in cui un’autorità si metterà contro un’applicazione o contro un social network per valutarne gli ulteriori effetti e conseguenze.

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