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WhatsApp ancora nella bufera, i gruppi sono a rischio hacker

Polemiche e confusione nel mondo di WhatsApp, ancora forti discussioni sul problema della sicurezza dopo la ricerca che dimostra la fallacia del sistema.

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Polemiche e confusione nel mondo di WhatsApp, ancora forti discussioni sul problema della sicurezza dopo la ricerca che dimostra la fallacia del sistema.

E tra le app più amate e allo stesso momento tra le più tempestate per motivi di privacy, stiamo parlando di WhatsApp, l’applicazione che vanta in numero miliardario di utenti che la utilizzano ogni giorno. Ora però si insinua un rischio che potrebbe davvero minare la sicurezza del sistema. Secondo uno studio infatti la chat dei gruppi non è sicura.

Hacker possono attaccare WhatsApp facilmente

Secondo i ricercatori di Bochum c’è una grande falla nel sistema di sicurezza di WhatsApp, lo studio che hanno effettuato infatti dimostra che chiunque controlla i server dell’applicazione, può agire sui gruppi e inserire a piacimento nuovi membri, proprio come se ne fosse l’amministratore. Un’aggiunta del genere non può che inquietare, poiché a quel punto il nuovo membro è in grado naturalmente di leggere tutto quel che gli altri membri scrivono in chat. Immaginiamo infatti che un hacker inserisca un suo complice all’interno del gruppo, o magari proprio il suo stesso account WhatsApp, quindi sé stesso. Insomma, del vero e proprio spionaggio ai danni dei gruppi della chat.

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Ecco le parole di Paul Roesler, uno dei ricercatori intervistati: “La riservatezza del gruppo viene interrotta non appena il membro non invitato può ottenere tutti i nuovi messaggi e leggerli”. Ad ogni buon conto, c’è da dire che gli utenti presenti nel gruppo si accorgerebbero immediatamente della presenza dell’intruso, e quindi agirebbero di conseguenza, ma quel che spaventa è comunque l’incredibile facilità con il quale il sistema può essere aggirato, al di là poi delle sue correlazioni pratiche.

WhatsApp sminuisce, ma il sistema è insicuro

L’azienda ha fortemente sminuito il problema senza certo screditare la ricerca universitaria, ma sottolineando appunto che si tratta di un falso problema, un attacco solo teorico, poiché in pratica poi chiunque si accorgerebbe, come abbiamo già evidenziato, che nel gruppo c’è un elemento indesiderato, e provvederebbe a rimuoverlo. Rimane comunque una falla nel sistema crittografico della applicazione con la metodologia ‘end-to-end’ a questo punto tutt’altro che impeccabile.

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