Un mese nella realtà virtuale: la nuova sfida dell’arte estrema

Un mese di vita nella realtà virtuale, guardando il mondo con gli occhi di qualcun altro: è questo il folle progetto dell'artista Mark Farid, promosso su Kickstarter.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Un mese di vita nella realtà virtuale, guardando il mondo con gli occhi di qualcun altro: è questo il folle progetto dell'artista Mark Farid, promosso su Kickstarter.

Nella storia dell’arte ci sono tanti esempi di come tale disciplina sia stata portata agli estremi. Specialmente nell’età contemporanea se n’è sentito parlare spesso, perché naturalmente sponsorizzata dai media e rimbalzata sul web a livello globale. Con le nuove tecnologie anche l’arte deve adeguarsi e cominciare a interfacciarsi con esse: è quello che farà nel 2015 l’artista Mark Farid nei confronti della realtà virtuale. Rinuncerà a un mese della sua vita per immergersi totalmente nella virtual reality, vivendo con le cuffie VR, isolandosi completamente dalla realtà (quella vera) e sperimentando video e audio catturati da un perfetto sconosciuto, assumendo i suoi ritmi di vita (cibo, sonno, etc.).   TI POTREBBE INTERESSARE Come la realtà virtuale e il nostro avatar potranno salvarci dalla depressione  

In cosa consiste il progetto Seeing I

Dietro questo esperimento estremo che secondo molti potrebbe anche portare Farid a cancellare la propria identità, c’è in realtà uno scopo più filosofico: per dirla con le parole di Farid, “capire se ciò che siamo sia un’identità individuale oppure un’identità culturale”. Per l’artista, “ogni esperienza che stiamo avendo è sintetica”. Guardare attraverso gli occhi di qualcun altro – anche se in differita di 6 giorni – sarà un’esperienza artistica ed esistenziale che avrà anche lo scopo di raccontarci qualcosa di più non solo sul mondo della realtà virtuale, ma anche su noi stessi. Il progetto, non a caso, porta il nome di “Seeing I” e aspetta di ricevere i fondi necessari (150.000 dollari) su Kickstarter.   Il progetto prende spunto da un libro di Sherry Turkle, il quale ha teorizzato come la tecnologia abbia reso più complicate le interazioni importanti tra le persone anche quando il suo scopo è quello di creare nuovi modi di comunicare. E’ veramente così? L’ipotesi di Farid, probabilmente, vorrebbe contraddire questa affermazione, proprio vivendo le esperienze di un altro e quindi sentendosi in forte empatia con esso. Qualora il progetto andrà in porto, Farid darà al suo collega una serie di attività da fare che richiedono un po’ di adrenalina e di azione allo stato puro per verificare se l’emozionante esperienza vissuta con gli occhi dell’altro possa tradursi in una “vera” esperienza, con tutto il carico di emozioni che porterebbe se fatta dal vivo.   In alcuni esperimenti già effettuati, contraddistinte da lunghe immersioni nella realtà virtuale, i soggetti hanno finito per confondere ciò che era vero da ciò che era virtuale, per l’appunto. Lo stesso accadrà a Farid? Crediamo di sì, a meno che non vi sia una sorveglianza stretta 24 ore su 24 e un supporto psicologico che possa aiutare l’artista nelle pause tra una sessione e l’altra, sempre che queste pause siano previste in modo efficace. Certo è, come appare nella descrizione del progetto su Kickstarter, che se Farid avrà complicazioni dal punto di vista fisico-medico, porrà subito termine al progetto.   In più, se il progetto avrà un buon esito e arriverà a conclusione senza problemi di tipo psicologico e medico, Farid ha affermato che non si spingerà oltre: “28 giorni sono più che sufficienti“.   Per ulteriori dettagli sul progetto, vi consigliamo di recarvi sulla pagina di presentazione ufficiale del progetto su Kickstarter.   Fonte | The Verge

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Argomenti: Realtà virtuale e realtà aumentata

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