Twitter, Facebook e Google Plus: la minaccia degli utenti fantasma

Twitter, Facebook e Google Plus: tra utenti fantasma e obiettivi non ancora raggiunti, facciamo il punto della situazione sui tre principali social network e su come li stiamo utilizzando.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Twitter, Facebook e Google Plus: tra utenti fantasma e obiettivi non ancora raggiunti, facciamo il punto della situazione sui tre principali social network e su come li stiamo utilizzando.

Il 44% degli utenti iscritti su Twitter non ha mai inviato un singolo cinguettio, mentre il 13% ha superato i cento tweet. Sono numeri un po’ inquietanti per la piattaforma di microblogging che conta circa 970 milioni di utenti iscritti. Inquietanti perché tra il quasi miliardo di twitterofili, solamente 241 milioni risultano attivi. Forse è anche in questa direzione che va letto il recente restyling del social network da 140 caratteri, che a livello visivo si è molto avvicinato a Facebook, forse per rendere più familiare l’ambiente ai nuovi iscritti. Ma la minaccia degli utenti fantasma riguarda anche Facebook e Google Plus? Andiamo a scoprirlo. 

 

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Twitter: utenti fantasma, “ascoltatori” e star

Twitter deve monetizzare: il recente ingresso in Borsa è una vivida testimonianza di quale direzione deve prendere il social network per spopolare. Allo stesso tempo Twitter non coinvolge quasi il 50% degli iscritti: un dato questo dal quale si possono estrapolare diversi significati. 

Una struttura facile da utilizzare e meno facile da comprendere; 140 caratteri inibitori; un meccanismo al quale abituarsi; la frustrazione di non essere popolare. Twitter è completamente diverso da Facebook: quest’ultimo è per le cerchie, il primo è per gli eletti. Come in una piramide medievale, una scala gerarchica dove sulla sommità ci sono le star, al di sotto i profili più popolari, e sul gradino più in basso tutti gli altri: è in questo gruppo che possiamo trovare di tutto. Utenti attivi e ignorati, utenti non attivi ma presenti, i cosiddetti “ascoltatori” (anche se dovremmo dire “lettori”), che seguono profili per essere informati su ciò che accade nel mondo o semplicemente per farsi 4 risate. Non certo un incentivo a scrivere, a partecipare attivamente. 

Quindi, le domande che ci poniamo sono diverse: Twitter può basarsi solamente sul 13% degli iscritti? Oppure deve coinvolgere gli utenti inattivi? Sintetizzando: Twitter deve cambiare?

 

Facebook: tra utenti fantasma e utenti (veramente) deceduti

Facebook conta 1,23 miliardi di utenti iscritti, di cui solo una minima parte possono essere additati come utenti fantasma, utenti doppioni o profili creati apposta per compiere azioni criminali o fare spamming. Infatti, secondo gli ultimi dati, circa il 7% usa un doppio account, quasi il 2% dei profili riguardano invece animali, società e organizzazioni, mentre circa l’1% crea profili violando in qualche modo il regolamento e i termini di servizio. 

Gli utenti “falsi” (o deficitari) potrebbero dunque raggiungere la cifra di 137 milioni in tutto il mondo, con una fetta capiente più attiva in Turchia e in India. A tutto ciò vanno poi aggiunti gli account “deceduti”, ovvero i profili di tutte quelle persone scomparse ancora attivi, inizialmente messi in moto dagli “amici” con messaggi di cordoglio e condoglianze e poi lasciati a riposare in quello che potrebbe diventare un piccolo cimitero di chi c’era e ora non c’è più. 

I numeri degli utenti fantasma di Facebook risultano essere comunque molto meno rispetto a quelli di Twitter, ma come abbiamo già detto si tratta di 2 social network completamente differenti. 

 

Google Plus: la “città fantasma”

Di Google Plus si parla parecchio: qualcuno lo ha definito una città fantasma, altri lo hanno paragonato a quell’allievo che s’impegna tanto ma non riesce. A fare cosa? A detronizzare Facebook? L’obiettivo iniziale si è poi trasformato in qualcos’altro: Google+ deve diventare un social network a sé stante, non seguire la chimera di Mark Zuckerberg. Altrimenti dov’è la novità? Tuttavia è il caso di dire che la maggior parte degli utenti iscritti al social network di Google resta inattivo, ma soffermarci su questa riflessione potrebbe risultare riduttivo. 

Google Plus, in verità, è qualcosa di molto più complesso. Grazie alle recenti novità introdotte, Google Plus è diventato un bacino florido e fertile per tutte le attività che ricorrono ai social media. Recandosi sul profilo di un utente, di una società o di un brand, sarà infatti possibile visualizzare non solo il numero di followers che quell’utente, società o brand ha, ma anche il numero di visualizzazioni

Abbinare Google Plus a social network come Facebook e Twitter, da questo punto di vista, è assolutamente sbagliato: se Facebook rappresenta una moderna agorà e Twitter una piattaforma tendente al narcisismo, Google Plus è un campo di battaglia, dove i vari brand si sfidano a colpi di followers e visualizzazioni. La popolarità di un utente non è un obbligo come per lo è Twitter (anche se può risultare allo stesso modo frustrante): lo è invece per una compagnia, per un’azienda, che studia il clamore suscitato da un concorrente e si sfida a superarlo. 

Sotto questo aspetto Google Plus è attivissimo, altro che città fantasma!

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Argomenti: Social Media