Twitter difende i politici dalle brutte figure: Politwoops e Diplotwoops non cinguetteranno più

Twitter salva i politici dalle figuracce cancellando servizi come Politwoops e Diplotwoops che facevano rimbalzare in rete i tweet ingenui dei governanti rimossi: ecco perché.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Twitter salva i politici dalle figuracce cancellando servizi come Politwoops e Diplotwoops che facevano rimbalzare in rete i tweet ingenui dei governanti rimossi: ecco perché.

Già 3 anni fa ci aveva provato a cancellare Politwoops offrendo un servizio ai politici USA, bloccando l’accesso alle API che permettevano alla piattaforma di catalogare tutti i tweet scritti, anche quelli cancellati, per poi magari riproporli alla folla noncurante di essere governata da incapaci. Eppure Politwoops tranquillizzò Twitter affermando che si trattava di una libera espressione dei cittadini, e che non avrebbe inficiato negativamente sull’andamento di Twitter, andando ad esempio a ironizzare sui tweet con i refusi. No, solo quelli scomodi e per questo subito cancellati. Twitter annuì e diede il via libera. Poi oggi ci ha ripensato. E piattaforme come Politwoops e Diplotwoops cesseranno di ricinguettare i tweet scomodi dei politici. Perché? In favore della libertà di espressione.   E non c’è protesta che tenga: a chi fa notare che le espressione di personaggi politici democraticamente eletti dal popolo fanno parte di quel circuito democratico di cui tutti i cittadini elettori devono essere a conoscenza, Twitter scuote la testa e rimanda le riflessioni al mittente. “Vi piacerebbe se i tweet fossero immutati e irrevocabili?” domandano i vertici di Twitter, che poi spiegano come “cancellare un tweet fa parte della libera espressione di chiunque usi il servizio: non ci sono utenti che hanno più diritti degli altri”. In pratica, i politici sono come i cittadini e servizi come Politwoops o Diplotwoops vanno contro i termini del servizio imposti da Twitter.   E’ ad esempio il caso di Arjan El Fassed, il direttore di Open State Foundation, che si occupa delle versioni extra-USA di Politwoops – che interessa 30 Paesi, tra cui l’Italia e la Città del Vaticano – il quale afferma che “i tweet dei politici eletti dai cittadini sono contenuti di pubblico interessi”, perché “anche qualora vengano rimossi, sono parte della storia di un parlamento”. Eppure Twitter fa orecchie da mercante e decide per la chiusura dei due siti. Ora starà quindi a noi utenti – e molti di noi lo hanno già fatto – vigilare sulle ingenuità e sulle incoerenze di quei politici che un giorno andremo democraticamente a eleggere. La nostra arma? Lo screenshot: rapido, però.  

 

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Argomenti: Social Network

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