Siti e applicazioni: ecco perché la privacy dei bambini è a rischio

La privacy dei minori che utilizzano internet è a rischio: l'allarme del Garante della Privacy giustificato da un'indagine dettagliata.

di Daniele Sforza, pubblicato il
La privacy dei minori che utilizzano internet è a rischio: l'allarme del Garante della Privacy giustificato da un'indagine dettagliata.

Il Garante della Privacy mette in allarme i genitori: la privacy dei loro figli è a rischio. Un’indagine iniziata il 12 maggio e denominata Privacy Sweep 2015 ha infatti individuato i siti web e le applicazioni più amate dai bambini compresi nella fascia d’età tra gli 8 e i 13 anni, monitorandone 35 (22 applicazioni e 13 siti web) e scoprendo che tra questi ben 21 piattaforme sono state segnalate come sorgenti di rischio per i più piccoli e per la loro privacy in primis. Privacy Sweep 2015 ha coinvolto 28 autorità di tutto il mondo del Global Privacy Enforcement Network, che hanno monitorato tale aspetto relativamente soprattutto ai giochi, ai servizi online proposti dai canali televisivi ai bambini dedicati e ai social network. I problemi riscontrati hanno riguardato un bassissimo livello di trasparenza relativo alla raccolta e all’utilizzo dei dati personali, così come alle autorizzazioni richieste, senza considerare la “presenza di pubblicità e i rischi che i bambini vengano reindirizzati verso siti non controllati”.  

L’allarme del Garante

Insomma, il pericolo è alle porte per i bambini che utilizzano le nuove tecnologie e su questo il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro è chiaro e lapalissiano:  

Servono siti web e applicazioni a misura di bambino. I risultati dell’indagine elaborata dagli esperti del Garante italiano segnalano che siamo ancora molto indietro rispetto a una corretta tutela dei dati dei minori. Risulta invece sempre più evidente che quasi tutti i bambini tra gli 8 e i 13 anni utilizzano strumenti tecnologici collegati in rete, ma non sono sufficientemente protetti. Molte aziende che gestiscono siti e sviluppano applicazioni dimostrano un approccio irresponsabile  nei confronti di minori.  

Soro non si risparmia nel ricordare le responsabilità dei genitori, chiamati comunque a seguire i loro figli in questo percorso di crescita tecnologica.  

La situazione in Italia

In quasi tutti i casi individuati dall’indagine svolta in Italia vengono raccolti i dati personali dell’utilizzatore finale, mentre la maggior parte richiede la registrazione obbligatoria con l’inserimento di almeno l’indirizzo di posta elettronica. In molti casi viene richiesto anche il nome, mentre meno del 50% dei siti e delle app individuate richiedono il consenso per accedere alle foto e ai video presenti sul dispositivo mobile o sul PC. Inoltre, la metà dei casi segnalati registra l’indirizzo IP, così come l’identificativo dell’utente. Una decina invece sfrutta la geolocalizzazione.   Non mancano poi i casi (23 in tutto) di siti e app che condividono con terze parti i dati personali dell’utente registrato. Il numero è lo stesso di quelle piattaforme sulle quali sono presenti banner pubblicitari di terzi che spesso non sono neppure attinenti alle tematiche dei siti su cui i bambini vanno. In quasi tutti questi casi, dunque, i bambini possono essere reindirizzati in altri siti e app che non hanno nulla a che vedere con il sito o l’app originaria. Anche per quanto riguarda la tutela della privacy non ci sono buone notizie, visto che molti siti e applicazioni non dispongono di un’informativa chiara e completa in ogni sua parte. Infine, alcuni dei siti e delle app esaminate saranno sottoposti a un ulteriore controllo più specifico per individuare altre problematiche da risolvere.

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Argomenti: Sicurezza