Il direttore di Italia.it si è dimesso: ecco perché

Fanno rumore le dimissioni di Arturo Di Corinto dal ruolo di direttore del sito Italia.it, la vetrina che avrebbe dovuto promuovere il nostro Paese ma che per una malagestione burocratica e istituzionale si è trasformato rapidamente in un progetto fallimentare.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Fanno rumore le dimissioni di Arturo Di Corinto dal ruolo di direttore del sito Italia.it, la vetrina che avrebbe dovuto promuovere il nostro Paese ma che per una malagestione burocratica e istituzionale si è trasformato rapidamente in un progetto fallimentare.

Dal logo molto discutibile a una struttura del sito abbastanza vetusta, dai 55 milioni di euro promessi ai 20 milioni effettivi, da 29 collaboratori ai letterali 4 gatti rimasti, fino alle recenti dimissioni non prive di polemiche del direttore Arturo Di Corinto. Italia.it è un progetto fallimentare e forse anche un sito maledetto, ma è anche la prova fervente di come l’Italia abbia un rapporto così complicato con il web e con l’autopromozione. Abituata forse a riposare sulle vestigia di fasti antichi e a vederli decadere senza muovere un dito: il progetto di lanciare l’Italia sul web, di fare una vetrina 2.0 del nostro Paese, è clamorosamente fallito, ma non è ancora chiuso. A nessuno interessa promuovere un sito che promuove l’Italia, nemmeno a quelle istituzioni che lo hanno lanciato, nessuno riesce a venderlo e negli ultimi mesi, chi vi lavorava, è finito pure senza stipendio. Da qui le clamorose (nemmeno poi tanto) dimissioni del direttore: da qui l’ennesima puntata di un progetto fallimentare e – osiamo dire – fallito.  

Perché il direttore di Italia.it si è dimesso

Mi dimetto da direttore di Italia.it perché ritengo ingiusto e poco dignitoso continuare a lavorare senza essere pagato“: comincia così la lettera infuocata di Arturo Di Corinto, comincia dallo scoglio della mancata retribuzione, per poi proseguire infuocata con un atto di accusa verso l’indifferenza del governo. “Le difficoltà finanziare di Promuovi Italia Spa e le incertezze burocratiche del MiBACT hanno infatti impedito i pagamenti verso la società Unicity Spa che mi ha impiegato come direttore editoriale del portale, e che non paga le mie spettanze da otto mesi”.   La mancanza di retribuzione ha spinto molti collaboratori ad abbandonare il progetto, “personalità che sarà difficile rimpiazzare”, spiega Di Corinto, tra videomaker, storici dell’arte e fotografi, dai 29 collaboratori iniziali sono rimasti in 4, per mandare avanti uno che dovrebbe essere il sito più importante per promuovere questo Paese.   20 milioni buttati al vento, ma grazie al Movimento 5 Stelle abbiamo saputo che avrebbero dovuto essere 45 più un incremento di altri 10 milioni: in tutto 55 milioni di euro. Che però sono diventati briciole perché non sono mai stati visti. 55 milioni che avrebbero dovuto essere impiegati in lavori per mandare avanti i progetti previsti, ma che, come molte altre realtà di settore, hanno preferito puntare sulla gratuità di tale professione, complici i vari problemi finanziari che stanno attanagliando le società di questo Paese, anche le più grosse.   Di Corinto se ne va avendo messo “una pezza” alla malagestione precedente: “Me ne vado consapevole di non dovermi rimproverare nulla. Quale esperto di comunicazione digitale ho risanato il portale con il contributo dei miei redattori che ringrazio sentitamente per la serietà, la professionalità e l’abnegazione dimostrate”.   La burocrazia e altri fatti poco chiari (Di Corinto parla di “fatti delinquenziali“) finiti già sotto la lente della magistratura hanno accompagnato la costruzione di questo sito, che però non si è avvalso, soprattutto inizialmente, di professionalità eccellenti: è stato fatto tutto così, con traduzioni prese da Google Translate (sic!) a fotografie completamente errate; insomma, i soliti errori che si imputano a gente raccomandata, ignorante e superficiale, il vero male di questo paese riassumibile in tre parole: mancanza di professionalità.   Italia.it partì come un progetto fallimentare e Di Corinto, negli ultimi 2 anni, ha fatto miracoli, con i pochi mezzi di cui disponeva, con tanto di integrazione social.   Il futuro di Italia.it non è per niente roseo, insomma, soprattutto ora che è passato sotto il controllo di Enit, l’ente di promozione del turismo che (doppio sic!) è attualmente commissariato e perciò non ha la possibilità di proseguire un lavoro accurato di gestione del sito.   L’Italia e il web: un rapporto burrascoso e mai benvoluto dal governo. Un’altra occasione persa: l’ennesima.

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Argomenti: Tendenze del web

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