ShareChat, il social indiano da 2 miliardi diventa azienda unicorno

Grande successo del social indiano ShareChat, valutato ora 2,1 miliardi di dollari.

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ShareChat, social indiano di successo

Globalizzazione sì, ma fino a un certo punto. Avete mai sentito parlare di ShareChat? Si tratta di un social network indiano che sta ottenendo grandi risultati in patria. E’ notizia dell’ultima ora che l’azienda è stata valutata 2 miliardi di dollari, raggiungendo in tal modo lo stato di unicorno.

ShareChat, successo da big

Non sarà Facebook, ma ha già raggiunto un livello ragguardevole, del resto il mercato indiano è un mercato particolarmente florido per il mondo tech. L’azienda ha appena affermato di aver ottenuto un finanziamento di 502 milioni di dollari. A finanziarla stavolta c’è la Tiger Global, che ha valutato ShareChat a $ 2,1 miliardi. Il social raggiunge quindi il grado di unicorno, termine che in tecnofinanza indica quelle aziende che superano il miliardo di dollari o di euro in capitalizzazione in merito al valore in borsa.

Si tratta di un obiettivo di successo per un’azienda che comunque conta già circa 160 milioni di utenti. ShareChat infatti è presente su tutto il territorio nazionale ed è disponibile in 15 lingue indiane. Pochissimi attori nell’ecosistema delle startup indiane hanno una portata a questo segmento di questa popolazione. Tra le mosse di successo anche l’app costola Moj. Si tratta di un’applicazione che si propone come alternativa a TikTok.

La fortuna di social indiano

È forse proprio il ban di TikTok ad aver aperto definitivamente le porte al social in questione. Il social cinese lo scorso anno è stato infatti bandito da New Delhi, e in poco tempo su Moj sono arrivati circa 80 milioni di utenti, numeri che lo mettono subito in competizione con l’altro colosso del settore, MX TakaTak di Times Internet, che al momento invece vanta 100 milioni di utenti.

Insomma, riflettendo su questi dati e sulla popolarità di cui queste aziende godono, ci viene da chiedere se anche il mondo del web si stia in qualche modo “geolocalizzando” andando cioè a  istallarsi fisicamente in luoghi che per concetto la globalizzazione del web avrebbe dovuto abbattere, con l’India, la Cina e l’Asia in generale si creano un mondo alternativo sempre più distante dal modello occidentale, eppure allo stesso tempo, molto emulato negli stilemi concettuali.

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