Robot e lavoro: 1 disoccupato su 2 nel 2045

Continua a far discutere la possibilità che i robot, sempre più introdotti nell’industria, possano toglierci il lavoro: secondo una stima, la disoccupazione di massa raggiungerà il 50% nel 2045.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Continua a far discutere la possibilità che i robot, sempre più introdotti nell’industria, possano toglierci il lavoro: secondo una stima, la disoccupazione di massa raggiungerà il 50% nel 2045.

Le macchine conquisteranno sempre più spazio nel mondo del lavoro, togliendo il posto al 50% della popolazione mondiale. Non si tratta della trama di un romanzo di fantascienza distopico, ma di uno scenario realistico che potrebbe verificarsi nei prossimi 35 anni. Già al World Economic Forum di Davos si discusse della possibilità che i robot potrebbero produrre un’emorragia di più di 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020, e ad alimentare questa discussione, che si ripeterà anche nei prossimi anni, stavolta è Moshe Vardi, professore di Computer Science alla University of Texas, che è intervenuto in occasione di un incontro dell’Associazione per l’avanzamento della scienza in quel di Washington.   L’intervento di Vardi è stato ripreso dal Financial Times, che ha innescato una serie di interventi e discussioni sul tema, soprattutto per il tono apocalittico della sua dichiarazione: “Ci stiamo avvicinando al momento in cui le macchine saranno in grado di superare le performance umane in quasi tutti i compiti lavorativi”. Più tempo libero per noi, dunque, mentre le mansioni lavorative saranno assegnate agli androidi, ma Vardi non guarda il lato positivo della questione: “Non trovo allettante la prospettiva di una vita fatta solo di attività ricreative: il lavoro è essenziale per il benessere dell’uomo”. Secondo tale previsione, i robot produrranno una disoccupazione del 50% a livello globale entro il 2050.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]I robot creeranno una disoccupazione di massa livello globale entro il 2045?[/tweet_box]   Non tutti però sono d’accordo con questa previsione: per l’esperto di robotica sociale della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Filippo Cavallo, “nei prossimi 30 anni le macchine non saranno in grado di sostituire completamente l’attività dell’uomo”. Secondo Cavallo, nei prossimi anni saranno richieste nuove figure professionali specializzate nella produzione, nella programmazione o nella manutenzione di tale macchine, mentre le attività più ripetitive e noiose per l’uomo saranno adempiute dai robot. Gli androidi potrebbero dunque ricoprire il ruolo di semplici colleghi per gli esseri umani, o comunque di sottoposti, offrendoci l’opportunità di dedicare più spazio al tempo libero e alla nostra creatività.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]La Quarta Rivoluzione Industriale divide il mondo tra apocalittici e integrati[/tweet_box]   Alle porte della Quarta Rivoluzione Industriale, ci si divide ancora una volta tra apocalittici e integrati, con correnti di pensiero opposte che si dividono tra scenari pessimistici e foschi per il genere umano e aspetti più positivi, come ad esempio la possibilità di assegnare ai robot mansioni più gravi e pesanti per gli esseri umani, riducendo pertanto il livello di morti sul lavoro, oppure lavori più alienanti, che hanno comunque un’influenza negativa sulla nostra qualità della vita. Abituiamoci a discussioni e dibattiti del genere, perché terranno banco per i prossimi anni, finché non sarà introdotto un nuovo regime a cui faremo nuovamente l’abitudine.

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Argomenti: Notizie, Nuove tecnologie