Riot: videogioco italiano che cambierà il nostro modo di giudicare le rivolte popolari

Riot è un videogioco italiano che uscirà dopo l'estate 2015 e che si preannuncia molto interessante nel suo simulare rivolte popolari consentendoci di scegliere da che parte stare.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Riot è un videogioco italiano che uscirà dopo l'estate 2015 e che si preannuncia molto interessante nel suo simulare rivolte popolari consentendoci di scegliere da che parte stare.

In ogni battaglia ci sono sempre due fazioni, che spesso etichettiamo erroneamente e grossolanamente come in buoni e cattivi. La verità è che la realtà è ben più complessa: prendiamo ad esempio le rivolte popolari, dove un manipolo di manifestanti è in forte opposizione contro le forze dell’ordine. Riot è il videogioco italiano che simula le rivolte popolari e che ha come obiettivo principale quello di farci cambiare il nostro modo di giudicarle e soprattutto di schierarci in maniera molto semplicistica. Adottando una grafica retro bidimensionale per conferire maggiore realismo agli effetti visivi e all’illuminazione, Riot nasce da un’idea del 28enne Leonard Menchiari che affonda le sue radici nel 2013, quando per la prima volta il progetto è stato presentato con successo sulla piattaforma di crowfunding Indiegogo.   Il progetto di Menchiari ha ricevuto 40mila dollari contro i 15mila richiesti, cifra che gli ha consentito di viaggiare lungo gli scenari che saranno tra i protagonisti di Riot: dal contesto No Tav italiano alla battaglia di Keratea in Grecia, dal fenomeno degli indignados spagnoli alla rivoluzione egiziana del 2011. Ma attenzione: la direzione degli scontri non sarà univoca, in pratica, non ci saranno buoni e cattivi, non funzionerebbe, e sarebbe pure rischioso. Menchiari è stato molto intelligente nel voler offrire al giocatore una scelta: quella del punto di vista. Punto di vista che lui stesso ha analizzato interrogando le ragioni dei manifestanti e dei poliziotti, ed essendo coinvolto emotivamente nelle ideologie degli uni e nelle ragioni degli altri.   Ogni personaggio ha una sua psicologia ben definita e ciascuna azione avrà delle conseguenze sullo sviluppo della rivolta: è questo il bello di Riot, che nel settembre 2014 ha vissuto una fase particolarmente impegnativa finita bene con l’interessamento della IV Productions di Ivan Venturi e della società di distribuzione inglese Merge. La grande novità del gioco, che sarà reso disponibile per PC, mobile, PlayStation e Xbox dopo l’estate, sarà la possibilità di creare scenari personalizzati, che ci consentiranno di simulare altri scenari di lotta e rivolta.   Come Menchiari ha affermato a Wired, inoltre, “si potranno disegnare le divise delle forze dell’ordine, le loro armi, l’uso di proiettili di gomma o reali, lacrimogeni, fucili a pompa che adoperano in Egitto, manganelli di diversa lunghezza come quelli estremamente lunghi che hanno in Corea”. Distribuito tramite Steam, Riot fa molto parlare di sé per il contenuto che offre: non mera ideologia, e neppure classico gioco d’azione, piuttosto un “manageriale di rivolta” che ci renderà protagonisti e allo stesso tempo attori passivi di quello che accade veramente durante una lotta urbana, permettendoci di entrare ora nella testa del rivoltoso, ora in quella di chi è chiamato a difendere l’ordine.   Con ogni probabilità, così capiremo le ragioni di entrambi senza rischiare di cadere nel fatal pregiudizio. E sotto questo aspetto, Riot risulta una ventata d’aria fresca nel panorama videoludico.  

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Argomenti: Videogiochi

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