Razzismo su Flickr e Google Maps: quando l’imbarazzo corre sulla rete

Due gaffe imbarazzanti su Flickr e Google Maps hanno richiamato al razzismo: ecco cos'è successo.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Due gaffe imbarazzanti su Flickr e Google Maps hanno richiamato al razzismo: ecco cos'è successo.

Una strana coincidenza quella che ci riporta la notizia di due gaffe imbarazzanti intercorse rispettivamente su Flickr, piattaforma che è un punto di riferimento per la condivisione di fotografie sul web, e Google Maps, che ha portato Google a chiudere Map Maker dopo diverse scoperte poco gradite. In entrambi i casi c’è un po’ di razzismo, ma anche la dimostrazione che le macchine possono sbagliare e che a volte gli utenti possono rappresentare il bene e il male di una compagnia nei loro contributi partecipativi. Non siamo sulla pagina Facebook di Gianni Morandi, dove chi afferma “non sono razzista, ma” si pronuncia in affermazioni ignoranti e beffarde (e tutte, o quasi, ricevono risposte pacate ed educate dal noto cantante bolognese), ma internet è una bestia strana e spesso ci si può imbattere in scenari assurdi e a volte un po’ tristi.  

Le “scimmie” su Flickr

Più grande è un’azienda, più questa non può permettersi di fare errori, di nessun tipo. Tra le ultime novità del servizio, infatti, spicca un ambiguo sistema di auto-tag ancora in via di sviluppo e miglioramento grazie ai feedback degli utenti, che ha fatto scalpore per alcuni tag offensivi e razzisti. La nuova funzione permette agli utenti di impostare i tag su una foto grazie a una procedura automatica avanzata attraverso il supporto di un algoritmo che, dopo un’analisi della foto, riconosce alcuni elementi e quindi associa a essi una serie di tag. Un ottimo servizio, sulla carta, per agevolare il lavoro di archiviazione e catalogazione foto e semplificare così la procedura.   Peccato però che le cose non abbiano funzionato come previsto e che la tecnologia avanzata abbia registrato parecchi errori: a parte riconoscere delle tartarughe quando nelle foto i soggetti erano degli ippopotami, l’algoritmo ha associato il tag “scimmia” o “animale” a fotografie ritraenti uomini di colore, donne dal viso colorato e anche persone di pelle bianca, a dire il vero. A tutto ciò, si aggiungono tag parecchio assurdi associati a foto aventi come soggetti campi di concentramento come Auschwitz, riconosciuti dalla tecnologia come “palestra” e “sport”.   I vertici di Flickr hanno riconosciuto le gaffe e si sono dichiarati consapevoli degli errori presenti sul nuovo servizio; pertanto hanno invitato tutti gli utenti a eliminare i tag inappropriati e a effettuare correzioni affinché il programma impari dai propri errori, li corregga e li registri nel suo archivio. Certamente, restiamo dell’idea che Flickr avrebbe dovuto ottimizzare meglio la tecnologia prima di rilasciarla pubblicamente: va bene gli errori, ma alcuni tendono a rafforzare stereotipi e pensieri offensivi nei confronti di certe categorie di persone e luoghi, proprio come avviene già nella realtà.  

La Casa Negra su Google Maps

Anche su Google Maps non sono esenti da brutte figure: ricorderete tutti il robottino che orinava su una Mela dalle parti del Pakistan e che ha portato i vertici di Big G a voler chiudere Map Maker, limitando così il contributo degli utenti. Ebbene, un utente su Twitter ha scoperto che digitando “nigga house” su Google Maps, spunta fuori la Casa Bianca. Il riferimento è ovvio e scontato, essendo il Presidente degli Stati Uniti un uomo di colore ed essendo soprattutto “nigga” un termine spregiativo. Insomma, un errore non da poco e che in questo momento è stato rimosso.   razzismo-google-maps   Sembra proprio che Google abbia bisogno di scandagliare le sue Mappe per evitare che altri scoprano altre sgradite sorprese. Un lavoro di controllo e di eventuale cancellazione di immagini imbarazzanti andrà fatto, con la speranza che non vi siano più elementi che rafforzino gli stereotipi offensivi e un certo bieco razzismo.

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Argomenti: Tendenze del web

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