Polemiche sui test Facebook sul contagio emotivo

Il test condotto da Facebook e da due università americane sul contagio emotivo sul social network fa discutere: andiamo a scoprire perché.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Il test condotto da Facebook e da due università americane sul contagio emotivo sul social network fa discutere: andiamo a scoprire perché.

Qualche giorno fa avevamo scritto un articolo su una ricerca condotta dalla Cornell University e della University of California relativa al cosiddetto “contagio emotivo” su Facebook, ovvero, in parole povere, su quanto le emozioni fossero contagiose anche a distanza, prendendo come spunto esemplare proprio il social network più popolare del mondo. Sembra tuttavia che i test siano stati condotti a insaputa degli utenti-cavia (circa 700 mila) e che la cosa abbia generato più di qualche fastidio, oltre che le consuete polemiche.   LEGGI ANCHE Facebook: emozioni e sentimenti contagiosi?  

L’esperimento segreto di Facebook: è polemica

Già nel momento in cui un utente si iscrive a un social network, dovrebbe sapere già che la sua privacy sta andando a farsi benedire, soprattutto nel momento in cui accetta un contratto (che tuttavia, è risaputo, non legge praticamente nessuno) in cui si accettano eventuali operazioni interne da parte dell’amministrazione di Facebook, che includa anche test ed esami (non per forza esplicitati a dovere) finalizzati ai miglioramenti del servizio. Proprio per questo motivo, i 700 mila profili che sono stati monitorati dall’11 al 18 gennaio 2012 non possono certamente lamentarsi o discutere sul loro essere stati trattate come cavie da Facebook e dalle due università statunitensi, le quali hanno partorito che, senza ombra di dubbio, il contagio emotivo (o di massa) può esistere anche attraverso social network come Facebook. L’esperimento segreto è stato sviluppato nella divisione di due gruppi casuali e all’alterazione parziale delle loro bacheche: al primo venivano pubblicati post contenenti sentimenti negativi, all’altro comparivano messaggi positivi. I due gruppi reagivano percò di conseguenza secondo il test: l’uno postando contenuti negativi, l’altro positivi. E la polemica cosa riguarda? Il fatto di non aver interpellato i 700 mila soggetti e di averli resi protagonisti di un esperimento sociologico a loro insaputa, ma non solo. Anche la possibilità che Facebook alteri le bacheche degli utenti e svolga operazioni interne allo scopo di monitorare stati emotivi e dati personali degli iscritti. A dire il vero, tutte e due sono accuse che rischiano di cadere con molta facilità: basta leggere il contratto di Facebook quando si accetta di aderirvi per capire cosa il social network può e non può fare (e tecnicamente sono molto più le cose che può fare). Probabilmente, a spaventare di più il pubblico ignaro, è la seconda soluzione, ovvero la possibilità da parte degli amministratori del social network di controllare le bacheche e i profili degli utenti, di monitorarle a loro piacimento, di rendere perciò in un certo senso falso quello che vediamo su Facebook. Tutti vi sarete accorti che a volte sulla nostra bacheca appaiono inspiegabilmente messaggi vecchi di giorni o mesi: insomma, i contenuti non vengono postati in ordine cronologico e, soprattutto, appaiono spesso come diversi se ci mettiamo ad aggiornare la pagina. Ciò dipende da una serie di fattori, ma i meccanismi di Facebook non sono ancora del tutto comprensibili. Che siamo vittima di un altro test condotto a nostra insaputa? Facebook, dopotutto, è anche questo.

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Argomenti: Social Network