Perché 61 italiani su 100 preferiscono il download illegale?

Sono 61 italiani su 100 quelli che preferiscono il download illegale e non lo considerano un reato grave o da perseguire: ma perché preferiamo scaricare illegalmente?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Sono 61 italiani su 100 quelli che preferiscono il download illegale e non lo considerano un reato grave o da perseguire: ma perché preferiamo scaricare illegalmente?

Gli italiani lo fanno illegale il download: si parla di pirateria digitale, di contenuti protetti da copyright che giornalmente vengono scaricati gratis e illegalmente da moltissimi utenti italiani. Il 61% degli italiani digitali infatti preferisce scaricare in modo illegale: tra questi c’è chi sa che è un reato, ma la maggior parte confessa di sentirsi al sicuro, lo ritiene un “reato tollerabile”, c’è chi perfino non usa il termine illegale, ma gli preferisce quello più rassicurante di “scorretto”. 61 italiani su 100 preferiscono il download illegale perché è “comodo e facile” (58%), perché “i prodotti legali costano troppo” (23%) e finanche perché “è difficile essere scoperti” (4%).   Il sondaggio condotto da Business Software Alliance (dati di Lorien Consulting) ha indagato su un campione rappresentativo di 1000 cittadini digitali italiani e i risultati sono stati quelli che avete appena letto. Qualcuno li ha definiti sconcertanti, ma in realtà sono decisamente prevedibili. La mancanza di servizi legali di streaming completi e di qualità non può essere compensata da quei pochi servizi che offrono contenuti poverissimi, ridotti all’osso, quasi un specchio della televisione italiana. C’è chi cerca prodotti di qualità, c’è chi perfino arriverebbe a pagare 10 euro al mese per avere un Netflix italiano, e non quella scarsa schiera di concorrenti che fanno di tutto per essere poco accattivanti.   Manca di certo in Italia una cultura del copyright, una consapevolezza di ciò che potrebbe accadere in un breve futuro qualora la quantità di download illegali aumentasse drasticamente, la possibilità di non poter più godere di un’industria della cultura e dell’intrattenimento. Manca inoltre una presa di posizione da parte di quegli enti e di quelle istituzioni che dovrebbero difendere il copyright, proteggere il diritto d’autore, senza pensare a fastidiosi cavilli burocratici che minacciano l’arte e l’intrattenimento in favore di propri interessi economici. Ciò che manca di più, però, è un’educazione e un servizio che, come Netflix, ci dia la possibilità di godere di tanto a poco prezzo.   Le stesse parole della presidente di BSA Italia, Simonetta Moreschini, virano verso una direzione oscura: “Ancora si deve fare molto per modificare una cultura condivisa che è purtroppo ancora lontana dal considerare la legalità nell’utilizzo del software un bene sociale e un moltiplicatore di sviluppo economico”. Interpretazione: bisogna educare gli italiani digitali. Pensiero comprensibile e condivisibile, se associato ai fatti. Fatti che però si limitano attualmente a operazioni vane e poco longeve di oscuramento di siti che il giorno dopo sono ancora lì a proporre gli stessi contenuti. Ancora una volta: servono fatti, non parole.

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Argomenti: Tendenze del web

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