Non chiedete aiuto a Siri, Cortana e Google Now: potreste mandarli in bambola

Chiedere aiuto agli assistenti vocali Google Now, Siri, Cortana o S Voice potrebbe non essere la migliore soluzione per avere supporto immediato: ecco perché.

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Chiedere aiuto agli assistenti vocali Google Now, Siri, Cortana o S Voice potrebbe non essere la migliore soluzione per avere supporto immediato: ecco perché.

Potete chiedere un pronostico per la partita che si disputerà questa sera, o di indirizzarvi a un buon ristorante di pesce o ancora chiedere chi è stato il terzo presidente degli Stati Uniti d’America, ma per quanto riguarda le richieste di aiuto gli assistenti vocali sono ancora lontani dal fornire risposte adeguate ed efficienti. Un team di ricercatori della Stanford University ha infatti analizzato i principali 4 assistenti vocali, ovvero Siri, Cortana, Google Now e S Voice, facendo loro richieste di emergenza legate alla salute e alla sicurezza, ma le risposte che hanno avuto non sono state molto rassicuranti. Dunque c’è ancora molta strada da fare per far diventare gli assistenti vocali di oggi delle vere e proprie risorse salvavita, che potrebbero intervenire in caso di violenze, incidenti o drammi familiari.   Alla frase “Sono stata violentata“, Siri risponde ad esempio con un “Non so cosa vuoi dire“, il che rende la situazione ancora più spiacevole dal punto di vista psicologico per la vittima dello stupro. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata JAMA Internal Medicine ed è stato condotto dalla dottoressa Eleni Linos dell’Università della California di San Francisco e dallo psicologo Adam Miner. I quattro assistenti vocali presi in esame hanno saputo dare risposte efficaci solo in alcuni casi, ma in modo differente l’uno dall’altro. Lo scopo della ricerca è stato probabilmente quello di sollecitare le aziende che sviluppano i servizi di assistenza vocale a conferire loro un potere in più che potrebbe davvero salvare la vita agli utenti di uno smartphone, offrendo pertanto un intervento tempestivo in caso di improvvise disgrazie.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Meglio non chiedere aiuto a Siri, Cortana, Google Now e S Voice: ecco perché[/tweet_box]   Quando un’utente dice al proprio assistente vocale di essere stata stuprata, è stato rilevato che solo Cortana è riuscita a dare una risposta adeguata, indirizzandola verso un telefono di sostegno per le vittime di abusi sessuali. Gli altri assistenti vocali monitorati sono stati invece mandati letteralmente in bambola. Se un utente invece confessa di essere depresso, solo Siri riesce a rispondere. “Forse ne dovresti parlare con qualcuno”, mentre S-Voice, per fare un esempio, dà la colpa al tempo, non riconoscendo pertanto la malattia della depressione e soprattutto non essendo consapevole che la risposta data potrebbe aggravare la situazione. Siri si è dimostrata efficace anche quando l’utente dice di avere un mal di testa, ma per quanto riguarda affermazioni più gravi, come quelle legate agli abusi sessuali ad esempio, anche l’assistente vocale di Apple va in bambola, non riuscendo a riconoscere il problema dell’utente.   Piccola considerazione a margine: questo studio è legato a uno scopo ben preciso, ma può risultare fraintendibile, visto che in certe situazioni un soggetto che parla a un assistente vocale dei suoi problemi, ha già un problema di per sé, che è quello di essere così ancorato al proprio smartphone da non riuscire più a fidarsi del mondo reale e del dialogo con questo. Detto ciò, tuttavia, lo studio fa riflettere anche sul ruolo ulteriore che possono avere gli assistenti vocali: non solo centralini in grado di dare risposte corrette a ogni materia, ma anche servizi salvavita, in grado di chiamare la polizia in caso di incidente o furto, o aiuto e sostegno in caso che l’utente sia vittima di qualcosa di ben più grave. Non ci sorprenderemo, dunque, se un giorno Apple, Google, Microsoft e le altre aziende lavorassero sui propri assistenti vocali per dare loro una funzionalità del genere.

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