L’intelligenza artificiale al setaccio dell’universo, creato il software che scova lenti gravitazionali

Elaborato un software capace di esplorare l'universo con l'intelligenza artificiale. I viaggi spaziali senza muoversi dalla terra ora sono possibili.

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Elaborato un software capace di esplorare l'universo con l'intelligenza artificiale. I viaggi spaziali senza muoversi dalla terra ora sono possibili.

E se il vero ruolo dell’intelligenza artificiale fosse quello di dare la risposta alla più grande delle domande, ovvero svelare tutti gli enigmi dell’universo? Da tempo ci si interroga sul reale potenziale dell’IA, tra pecche e visioni ancora troppo futuristiche, all’atto pratico alcuni fenomeni sembrano ancora irraggiungibili, ma la nuova prospettiva offerta dall’astronomo Carlo Enrico Petrillo offre una prospettiva affascinante sul suo utilizzo e getta nuove speranze sui tentativi di portare a termine un giorno l’esplorazione per eccellenza, ovvero la scoperta dell’universo.

IA e universo, la risposta all’eterna domanda

“Guardare le immagini delle galassie è la parte più romantica del nostro lavoro. Il problema è rimanere concentrati.” Con queste parole Petrillo introduce la sua creazione, l’astronomo ha infatti ideato un programma basato sull’intelligenza artificiale per risolvere l’enigma. I satelliti trasmettono centinaia di terabyte di informazioni ogni anno e un telescopio in costruzione attualmente in Cile si prepara a produrre 15 terabyte di immagini di spazio ogni notte. Visionare e catalogare tutto questo per un umano è impossibile, così come lo è per un team addetto a tale compito. Ecco che qui rientra l’invenzione di Petrillo.

Il primo compito da assegnare all’IA sarà quello di scovare le cosiddette lenti gravitazionali. Senza entrare nel dettaglio della teoria della relatività di Einstein, semplifichiamo dicendo che quando un oggetto massiccio (una galassia o un buco nero) si trova tra una sorgente di luce lontana e un osservatore sulla Terra, spazio e luce si piegano su sé stesse, creando una lente che dà agli astronomi la possibilità di vedere da vicino zone dell’universo incredibilmente vecchie e distanti che in teoria invece non sarebbero raggiungibili da alcun tipo di telescopio.

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L’Intelligenza artificiale verso l’infinito e oltre

Come direbbe Buzz Lightyer di Toy Stoy, l’IA si proietta dunque verso l’infinito e oltre. L’intelligenza artificiale di fronte alla sterminata estensione dell’universo avrebbe quindi l’arduo compito di automatizzare il meccanismo di esplorazione al fine di scovare queste lenti gravitazionali, ordinando non solo i dati, ma anche segnalare quali sono le parti dell’universo ancora inesplorate. Petrillo e altri colleghi delle università di Bonn, Napoli e Groningen si sono rivolti a uno strumento di intelligenza artificiale molto amato dai cervelloni della Silicon Valley: un tipo di software informatico costituito da “neuroni” digitali modellati su quelli del cervello.

Ebbene, questa tecnologia fatta di reti neurali, si è dimostrata particolarmente fruttifera, trovando facilmente le lenti gravitazionali tanto anelate dagli astronomi. Una nuova frontiera quindi sta per essere aperta. Stavolta è la tecnologia che dà una mano alla scienza, e presto potremo essere in grado, grazie all’IA, di esplorare gli impervi meandri dell’universo senza nemmeno lasciare la terra.

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