Le foto arcobaleno su Facebook? Solo un esperimento (social)

Facebook continua a effettuare esperimenti sociali sui suoi utenti: le foto arcobaleno viste negli ultimi giorni vanno proprio in questa direzione. Ma che senso hanno questi studi e dove portano?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Facebook continua a effettuare esperimenti sociali sui suoi utenti: le foto arcobaleno viste negli ultimi giorni vanno proprio in questa direzione. Ma che senso hanno questi studi e dove portano?

Le opere di solidarietà, così come le azioni civili di natura sociale, non possono essere effettuate stando comodamente seduti su un divano, premendo un bottone o cliccando indifferentemente su un like. Ciò che è solidale su internet deve poi essere messo alla prova in concreto, nella pratica in poche parole, altrimenti è troppo facile. E così si viene a scoprire che tutte le foto arcobaleno viste negli ultimi giorni su Facebook sono in realtà il frutto di un esperimento sociale, e non di un’operazione di solidarietà virale. Non è la prima volta che il social network fa questo tipo di sperimentazioni per testare la viralità di un messaggio, la velocità con la quale si propaga e soprattutto l’atteggiamento degli utenti nei confronti di quello stesso messaggio. Non è un caso che già qualche anno fa venne effettuato uno studio che dimostrava come le persone tendessero a condividere un messaggio, uno stato o una particolare azione – come modificare la propria foto di profilo o immagine di copertina – specialmente se la cerchia dei loro amici lo aveva già fatto.  

L’altro esperimento di Facebook

C’è chi afferma che siamo pecore, un branco di ovini destinati a seguire gli altri, e chi invece rivendica il proprio diritto all’opinione, esprimendo la sincerità della sua mossa solidale nei confronti dei gay e dei loro diritti – negli Stati Uniti la corte costituzionale ha riconosciuto come diritto costituzionale le nozze tra omosessuali – e chi infine afferma convinto che nel bene e nel male siamo tutti cavie da laboratorio. Effettivamente è così. Già l’anno scorso Facebook ha effettuato un altro esperimento legato alle emozioni degli utenti, generando peraltro parecchie polemiche e discussioni. Insomma, non scopriamo l’acqua calda, ovviamente. Come chi continua a difendere la propria privacy pur commentando ogni giorno sui social network e praticamente ovunque sulla rete o postando foto di sé, dei suoi amici e dei suoi familiari. La privacy è un concetto molto bislacco di questi tempi: allo stesso modo non ci può sentire spiati da un social network che all’inizio era solo un punto di ritrovo di studenti ma che adesso è diventato una vera e propria multinazionale, con tutti gli interessi di una multinazionale.  

Siamo tutti cavie?

Naturalmente, con queste storie, i dietrologi ci vanno a nozze: Facebook manipola le menti, affermano. La verità è che Facebook non manipola un bel niente. Dal momento in cui ci iscriviamo su Facebook, il nostro comportamento viene monitorato costantemente non solo dai nostri amici, ma anche dal social network, pronto a censurare immagini, video o testi ritenuti offensivi, ma anche a trattari da cavie, questo sì, per i suoi esperimenti sociali (anzi, social), che altro non fanno che evidenziare i nostri comportamenti nella vita virtuale, nella maggior parte dei casi decisamente contraddittori rispetto alla vita normale. Quello che è emerso dall’esperimento risulta comunque molto interessante; su Facebook si sono infatti create 3 fazioni: quelli che hanno aderito all’iniziativa, quelli che l’hanno contrastata (e tra questi c’era chi gli omosessuali non li può vedere, così come quelli che dicono “io non sono razzista, ma”) e infine gli indifferenti, che magari hanno trovato divertente la cosa, ma forse sentivano già puzza di bruciato (o semplicemente non sopportano le tendenze fulminee delle masse).  

Mondo digitale vs mondo reale

Il fatto alla fine è questo: nell’era digitale in cui viviamo, ogni argomento è fonte di dibattito, crea fazioni e scie di polemiche, nella maggior parte dei casi sterili e inutili, diventando virale non solo nella sua diffusione nazionale e internazionale, ma anche nello strascico che si porta dietro: l’esporsi di fronte ai propri amici e familiari con un atto che può essere quello di colorare la propria foto a tinte arcobaleno – e quindi prendere posizioni – e al contempo l’atto di coraggio di manifestare il proprio pensiero politico e sociale genera un fiume di emozioni e reazioni difficile da arrestare. E’ il mondo digitale (leggasi virtuale), ma va ricordato che il mondo reale è completamente diverso. Nel mondo reale, infatti, non basta un semplice like per sentirsi con la coscienza a posto: serve molto più coraggio.

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Argomenti: Tendenze del web

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