La scoperta di Kepler 452b: perché un’altra Terra può esserci utile

Kepler 452b da alcuni è già stata ribattezzato Terra 2.0, ma in che modo potrà essere utile al nostro pianeta?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Kepler 452b da alcuni è già stata ribattezzato Terra 2.0, ma in che modo potrà essere utile al nostro pianeta?

La sensazionale scoperta da parte della NASA ha occupato le prime pagine di tutte le testate internazionale perché l’annuncio della scoperta di un’altra Terra, distante 1.400 anni luce da noi, ha veramente dell’incredibile. Come può esserci utile Kepler 452b? No, non fate le valigie: purtroppo non ci possiamo trasferire, quindi toglietevi dalla testa qualsiasi idea di colonizzazione selvaggia. Kepler 452b può esserci molto utile in un senso però: potrebbe essere la nostra palla dentro la quale avremo la possibilità di leggere il futuro del nostro pianeta. Sì, perché Kepler 452b, da molti già ribattezzata Terra 2.0, vanta 6 miliardi di anni, ovvero 1,5 miliardi di anni in più del nostro pianeta, a cui peraltro è ampiamente simile. Più grande certo, come il suo sole che è più massiccio del 4% del nostro e che soprattutto è molto più anziano. Così come anziano è Kepler 452b, tanto da poterci insegnare un sacco di cose, proprio come i nostri nonni che la loro vita l’hanno già vissuta.   Kepler 452b è un pianeta molto simile alla Terra: gli anni durano 385 giorni e l’alternanza del giorno e della notte è ampiamente similare, se non identica. Ruota attorno al suo sole a una distanza che rassomiglia a quella con cui la Terra ruota attorno alla sua stella e ciò implica la possibilità che ci sia stata della vita o che, forse, ci sia tuttora, nonostante si ipotizzi un riscaldamento maggiore della superficie a causa dell’invecchiamento del suo sole. Probabile quindi la presenza di acqua in stato liquido, mentre c’è il 50% delle probabilità che ci troviamo di fronte a un pianeta roccioso. “Una cosa che le persone hanno sognato per migliaia di anni”: questa la frase entusiastica che ha preceduto l’annuncio della NASA.   Kepler 452b orbita in una zona denominata Goldilocks, che si trova nella costellazione del Cigno e che corrisponde a un’area abitabile di un sistema stellare. Più grande del 60% della nostra Terra, il nuovo esopianeta scoperto fa compagnia a un’altra dozzina di pianeti simili al nostro, ma per ora è Kepler 452b a destare più interesse e non è un caso che John Grusnsfeld, colui che ha dato l’annuncio, sia già finito sulle pagine di storia. E infatti l’esplorazione spaziale continuerà: nel 2017 è previsto il lancio di un nuovo telescopio che erediterà il lavoro di Kepler con la finalità di scoprire i pianeti simili al nostro più vicini.   Tuttavia è questa la frase che fa sognare i sognatori e che illumina i soggetti più razionali: “Kepler 452b ha trascorso così tanto tempo orbitando nella stessa zona, 6 miliardi di anni, più a lungo della Terra”, il che significa che ha avuto “tutto il tempo per ospitare la vita“. Eh già, perché il telescopio Kepler non ha scoperto gli alieni, ma solo un pianeta che avrebbe (notare il condizionale) potuto ospitare la vita, viste le sue condizioni simile alla nostra cara Terra. Il fatto però che sia più vecchio del nostro pianeta, ci induce a riflettere su quello che potrebbe accaderci nel prossimo 1,5 miliardo di anni, ovvero come potrebbe evolversi la nostra Terra. Kepler 452b potrebbe quindi rappresentare uno specchio sul quale potremo riflettere il futuro della nostra Terra e comprendere molti meccanismi che la caratterizzano.   Sarà quindi un anno molto importante per la NASA: prima Plutone, ora Kepler 452b. E la fascinazione per lo spazio, un tempo sopita, potrebbe riprendere a spiegare le vele.

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Argomenti: Scienza e Natura