Internet delle cose in Italia: ecco quanto vale

Cresce esponenzialmente il valore di mercato dell'Internet delle cose in Italia nel 2015 rispetto al 2014: dalle case alle auto, si consolida l'equilibrio tra domanda e offerta delle soluzioni Smart.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Cresce esponenzialmente il valore di mercato dell'Internet delle cose in Italia nel 2015 rispetto al 2014: dalle case alle auto, si consolida l'equilibrio tra domanda e offerta delle soluzioni Smart.

Cresce l’Internet delle cose nel nostro Paese, aumentando il suo valore di mercato in maniera esponenziale, con una crescita record che ha aumentato il valore economico delle nuove tecnologie e applicativi correlati all’Internet of Things. Secondo uno studio approfondito dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, infatti, raccogliendo e analizzando i dati fino alla fine del 2015 si è contato che “il mercato dell’Internet delle cose in Italia raggiunge i 2 miliardi di euro”, mentre la crescita nel 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014 ha segnato un +30%, grazie alle “applicazioni consolidate che sfruttano la connettività cellulare (1,47 miliardi di euro, +28% rispetto al 2014)” e grazie anche a quelle applicazioni “che utilizzano altre tecnologie come Wireless M-Bus o Bluetooth Low Energy (530 milioni di euro, +33%)”.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Quanto vale il mercato dell’#InternetOfThings in Italia oggi[/tweet_box]   Stando al rapporto pubblicato dall’Osservatorio, si evince inoltre che il mercato italiano è stato trainato nel dettaglio “dai contatori del gas (25%) e dalle auto connesse (24%)”, due settori che da soli sfiorano il miliardo di euro. A ruota, seguono le macchine intelligenti, “con 5,3 milioni di auto connesse” nel nostro Paese, vale a dire “un settimo del totale parco circolante: nella maggior parte dei casi (88% dei veicoli) la connettività è garantita da box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative”, ma il report sottolinea anche che “stanno crescendo velocemente le auto nativamente connesse (+135%)”.   Dopo le Smart Car, trovano spazio anche le soluzioni di Smart Building, Smart Logistics e Smart City & Environment. Chiude la priorità dei settori la Smart Home, con dispositivi domotici, in particolare per ciò che concerne gli allarmi e device anti-intrusione, nonché i noti termostati controllabili e gestibili da remoto. Numeri e cifre che sottolineano dunque una importanza sempre più crescente dell’Internet delle cose nel nostro Paese, solitamente non troppo all’avanguardia quando si tratta di soluzioni tech e tecnologie innovative.   A consolidare questa presa di posizione ci ha pensato anche il direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Alessandro Perego, il quale ha affermato che “il cambio di passo del 2015 non è racchiuso solamente nella crescita del mercato”. Per Perego il passo più importante è rappresentato dal “consolidamento delle basi per lo sviluppo su tutti i fronti: città, consumatori e imprese. L’installazione di nuove reti di comunicazione dedicate all’Internet of Things nelle prime città italiane, l’evoluzione dell’offerta in ambito Smart Home, sempre più integrata con servizi assicurativi e pronta a sbarcare anche nelle catena della grande distribuzione, i servizi innovativi per l’Industry 4.0 costituiscono presupporti importanti per il futuro. E l’Internet delle cose è sempre più una realtà in Italia”.   Ovviamente la crescita esponenziale da un anno all’altro dell’IoT nel nostro Paese non è un punto d’arrivo, bensì un punto d’inizio, come spiega anche Angela Tumino, il direttore dell’Osservatorio IoT, che si sofferma sullo sviluppo futuro legato alla valorizzazione dei dati raccolti: “I dati possono essere sfruttati nei processi interni all’azienda, riducendo i costi e migliorando l’efficacia verso i clienti, oppure possono generare valore all’estero con la vendita a terzi, aprendo a nuove opportunità di business”. Tumino parla anche di nuove soluzioni legate a innovative strategie di prezzo pay-per-use, “che iniziano a interessare non soltanto i servizi, ma anche i prodotti”. Per questo motivo “le modalità di utilizzo dei dati sono solo parzialmente note nel momenti in cui si progetta un’applicazione IoT: una parte considerevole del valore può restare implicita in un primo momento, emergendo solo quando ci si interroga sul potenziale nascosto del proprio patrimonio informativo”.   Per concludere, anche la Smart Home e le Smart City stanno crescendo con l’obiettivo di consolidare la propria posizione nel mercato: inoltre, la maggiore consapevolezza da parte dell’utenza finale fa sì che la domanda e l’offerta incontrino un punto di equilibrio e che ambedue si consapevolizzino; per quanto riguarda i contesti urbani, inoltre, anche i Comuni del nostro Paese stanno raggiungendo un maggior grado di consapevolezza, nonostante sia ancora prematuro definire le nostre città propriamente intelligenti, visto che al momento attuale ci troviamo ancora in un forte grado di sperimentazione, piuttosto che di programmazione concreta.

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Argomenti: Notizie, Nuove tecnologie, Internet delle cose