In un romanzo di fine 800 c’era già le preoccupazioni di oggi sull’Intelligenza artificiale

Nuovamente edito il romanzo Eva Futura, una riflessione filosofica sull'intelligenza artificiale.

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Intelligenza artificiale

È tornato edito da meno di un mese in Italia grazie all’editore Marsilio, un romanzo che letto oggi potrebbe davvero sembrare profetico, viste le analogie del testo con l’intelligenza artificiale. Parliamo di Eva Futura, opera del 1886 di Villiers de l’Isle-Adam, considerato uno dei primi romanzi di fantascienza della storia.

Intelligenza artificiale e fantascienza

La macchina del tempo di HG Wells, così come il successivo La Guerra dei Mondi, altri grandi romanzi di fine 800 (di poco posteriori all’opera di Villiers de l’Isle-Adam) sono rimasti fantascienza, seppure gli utenti socio politici delle due opere sono tutt’altro che inattuali. Per quanto riguarda invece Eva Futura, il romanzo dello scrittore e commediografo francese, già noto per la serie dei Racconti Crudeli, è di una disarmante attualità anche dal punto di vista del paradigma scientifico. Certo, la sua narrazione trova sbocchi di riflessione soprattutto sul versante filosofico, ma alcuni dettagli sono davvero incredibili. Ma vediamo la sinossi per scoprire meglio di cosa si tratta:

“Al centro di questa storia c’è un nobile inglese, lord Ewald, innamorato di un’attricetta americana, Alicia Clary. A tormentarlo fino a spingerlo al pensiero del suicidio è la stupidità di questa donna, in sconcertante contrasto con la sua eccezionale bellezza. Egli vorrebbe una compagna con quelle fattezze, ma più intelligente e sensibile. Così, prima di risolversi a lasciare questo mondo, va a trovare un amico scienziato, le cui ricerche ha finanziato anni prima e che adesso è un punto di riferimento mondiale: Thomas Edison. Lui gli assicura di avere la soluzione e lo conduce nel suo laboratorio, a Menlo Park – sede oggi, tra le altre aziende informatiche, di Facebook. Nei sotterranei del padiglione, Edison ha costruito, grazie alle sue arti elettriche, un giardino dell’Eden artificiale, nel quale vive, come una Eva altrettanto artificiale, Hadaly, una «andreide». L’idea dello scienziato è di trasferire le grazie di Alicia Clary su Hadaly, alla quale ha già instillato l’intelligenza, l’arguzia e la sensibilità di cui la donna manca”.

I dubbi sull’intelligenza artificiale

Le connessioni con la realtà sono quelle che più affascinano noi lettori.

C’è Thomas Edison, e questo non deve stupire, visto che l’inventore statunitense era proprio tra i simboli scientifici del suo tempo. C’è però soprattutto Menlo Park, oggi quartier generale di Facebook. E poi c’è lei, l’argomento centrale di tutta la vicenda; l’intelligenza artificiale. Fortemente dibattuto anche in Commissione Europea proprio pochi giorni fa, l’IA è da sempre il sogno e l’incubo degli esseri umani. Fin dove possiamo spingerci con la scienza, e fino a che punto l’intelligenza artificiale deve poter imitare l’uomo diventandone un vero e proprio sostituto?

Oggi l’UE ha messo chiari paletti all’utilizzo dell’IA da un punto di vista normativo. Ma sappiamo bene che l’intelligenza artificiale non è solo l’immagine romanzata di un androide che somiglia a noi umani, bensì la capacità infinita di calcolo che potrebbe un giorno giungere a quantizzare quel che oggi crediamo sia impossibile quantificare, quell’elemento che forse più di tutti gli altri elementi ci rende umani, e che in molti chiamano anima, ossia la coscienza. Un romanzo dunque che si interroga su questi argomenti ben prima che potessero realmente divenire realtà, e che oggi sappiamo invece essere tema di grande dibattito filosofico e scientifico concreto.

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