Il computer che vince al gioco d’azzardo: conseguenze di un algoritmo fondamentale

Un computer batte l'uomo a scacchi ed è un risultato normale vista la natura del gioco: ma cosa dire quando si riesce a creare un algoritmo in grado di vincere a un gioco d'azzardo come il Poker Texas Hold'Em?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Un computer batte l'uomo a scacchi ed è un risultato normale vista la natura del gioco: ma cosa dire quando si riesce a creare un algoritmo in grado di vincere a un gioco d'azzardo come il Poker Texas Hold'Em?

Se il computer vince a scacchi contro l’uomo, può risultare anche normale, o perlomeno non è qualcosa di sconvolgente e impensabile, visto che si tratta di un gioco dove la strategia, la memoria e la predizione matematica ne sono gli elementi fondamentali. Qualcosa di strano c’è se un computer batte l’uomo al poker, essendo questo un gioco d’azzardo. Meglio, più che poker, si tratta del Texas Hold’Em, quella variante americana dove abbiamo solo due carte e dobbiamo accontentarci delle altre 5 che vengono messe in mezzo al centro della tavola. E’ possibile ciò? Sì, è possibile, è successo, ed è anche la prima volta che succede. L’esperimento, se così si può definire, è stato condotto da Michael Bowling e il suo team dell’università canadese di Alberta e pubblicato sulla rivista Science.  

Il computer batte l’uomo al Texas Hold’Em: imprevedibile

Per comprendere l’incredibilità della vittoria di un computer sull’uomo a poker, basti pensare che il poker, con tutte le sue varianti – e quindi anche il Texas Hold’Em – viene considerato dai matematici un “gioco d’informazione imperfetta“: solo le regole sono note, ma le incognite sono molteplici, incognite che però nel gioco degli scacchi assumono un diverso valore. Su una scacchiera un giocatore avrà sempre quei pezzi e quel determinato – quasi infinito – numero di mosse da fare, con tutte le proiezioni e le previsioni del caso. In un gioco come il poker esistono altre incognite più complesse – quelle che alla fine rendono il poker un gioco d’azzardo – che consistono prevalentemente nell’incertezza delle carte che si hanno alla prima mano, in quella delle carte che vengono scoperte dopo e soprattutto nella possibilità di bluffare da parte nostra o da parte dell’avversario.  

 Elementi casuali – l’incertezza – e umani – la capacità di fingere e bluffare – che non sembrerebbero avere molta familiarità con i computer, eppure un programma ce l’ha fatta a battere l’uomo. Un algoritmo creato dal team canadese capace di risolvere le questioni a informazione imperfetta, applicabile dunque non solo al mero gioco d’azzardo, ma anche a problemi di natura politica, argomenti di sicurezza informatica, perfino temi medico-chirurgici.   Se si considerano i circa 316 milioni di miliardi di opzioni possibili e le 390 milioni di milioni di possibilità decisionali che prevede una partita di Heads-up Limit Hold’Em – ovvero la fase finale, face-to-face, del Texas Hold’Em – l’algoritmo elaborato dal team dell’Università dell’Alberta è impressionante: lo scopo è quello non di vincere, ma di avere le maggiori possibilità di vincere, ovvero di elaborare la migliore strategia per vincere la partita con le migliori carte che si hanno in mano. Sostanzialmente, un concetto applicabile anche in altri contesti dove l’imprevedibilità e i punti decisionali rappresentano un elemento fondamentale.

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Argomenti: Buzz, Nuove tecnologie

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