Perché Twitter sta perdendo utenti? Ecco 3 possibili motivi

Twitter sta perdendo utenti e Dick Costolo incolpa sé stesso per non riuscire a fronteggiare la minaccia dei troll e iOS 8. Forse, però, c'è un altro motivo alla base di questa emorragia.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Twitter sta perdendo utenti e Dick Costolo incolpa sé stesso per non riuscire a fronteggiare la minaccia dei troll e iOS 8. Forse, però, c'è un altro motivo alla base di questa emorragia.

Oggigiorno è davvero difficile stare dietro a tutto: si parla di web, di internet, di social network, di messaggistica istantanea. Siamo costantemente connessi e subissati di notifiche, tant’è che passiamo più tempo al cellulare che a un bar con un amico. Il nuovo mercato dell’interconnessione è libero, selvaggio, aggressivo e consente a tutti di prendere e lasciare nel tempo di uno schiocco di dita.   Ne sa qualcosa Dick Costolo, CEO di Twitter, che in un forum interno ha autodenunciato l’incapacità del social network da 140 caratteri di contrastare l’attacco dei troll, visti come nemico numero uno e principale causa dell’abbandono della piattaforma di microblogging da parte di molti utenti. Ma è davvero questo il grande problema? In buona parte sì, ma non solo. Andiamo quindi a scoprire i 3 possibili motivi per cui Twitter ha perso e continua a perdere un sacco di utenti.  

iOS 8

Partiamo dall’ipotesi meno affascinante ma comunque veritiera, secondo la quale l’aggiornamento a iOS 8 ha implicato diversi problemi legati agli aggiornamenti su Twitter con tanto di impossibilità di accedervi da parte degli utenti iscritti. Considerando che l’iPhone è uno degli smartphone più venduti al mondo, una delle principali cause che ha portato a un considerevole calo degli utenti sarebbe proprio questa. Costolo ha infatti affermato che circa 1 milione di utenti Apple, dopo aver scaricato iOS 8, non è più riuscita a connettersi a Twitter a causa di un problema di codifica legato all’integrazione della piattaforma nel sistema operativo.   Un altro problema legato a iOS 8 secondo il CEO di Twitter è legato a una funzione presente in iOS 7 e ora scomparsa, ovvero il flusso dei “link condivisi” mostrato in Safari relativo ai cinguettii degli utenti che si seguono. Il mancato o ritardatario aggiornamento ha portato quella sezione a non avere più la rilevante importanza di prima e pertanto a indurre molti utenti ad abbandonare Twitter, forse irrimediabilmente.  

Troll

Dick Costolo ha inoltre rivelato l’incapacità da parte di Twitter di proteggere e difendere gli utenti “dagli abusi in rete e dagli attacchi dei troll“. “Facciamo schifo” e “me ne prendo tutte le responsabilità”: questa la confessione shock di Costolo, che apre diversi spunti di riflessione. Effettivamente Twitter, se lo si guarda da diversi punti di vista e soprattutto se ci si sofferma sugli account dei personaggi più popolari, si rivela come un covo di frustrati e repressi, schiavi dell’odio, maschilisti e pronti a distruggere l'”avversario” con insulti e volgarità.  

lindy-west

Lindy West

Segnalare un troll o un hater a Twitter non è sufficiente a spegnere l’incendio, poiché lo stesso è capacissimo nel giro di 2 secondi ad aprire un altro account e a ricominciare tutto da capo. Esemplare è il caso di Lindy West, blogger americana che ha raccontato al Guardian e a This American Life la sua triste avventura, condita però da un imprevedibile lieto fine. Attaccata ogni giorno da troll e haters, Lindy West, dopo aver visto che uno di questi troll – il più accanito – aveva creato un account utilizzando la foto di suo padre deceduto e chiamandolo “Il padre imbarazzato di un’idiota”, non ci ha visto più e ha preferito – invece che ignorarlo – fargli una domanda diretta: “Mi hai ferito. Perché lo fai?”. La risposta del troll non si è fatta attendere ed è stata di un’inaspettata sincerità: “Non ti attacco per quello che scrivi, ma per la tua apparente felicità che mi fa sentire ancora più infelice di quello che sono”.   E’ questo il motivo che è alla base del comportamento di buona parte di troll e haters che circolano sul web: diventano fan di persone realizzate, vi creano attorno un’aura immaginifica più bella di quanto lo è in realtà e arrivano a odiarla, perché riflettono al contrario la loro tristezza e scarsa qualità di animo. La risposta del troll che, a detta della West ha poi cambiato vita redimendosi, è la risposta a tutti quelli che si chiedono perché troll e haters agiscano così. E se si pensa poi che tutte le storie non finiscono bene, bisogna essere capaci di ignorare queste sofferenze gratuite e andare avanti, ma ovviamente non tutti sono capaci di farlo.  

Il Medioevo di Twitter

Un altro motivo che nessuno ha citato ma che potrebbe essere la terza ipotesi per cui Twitter sta perdendo moltissimi utenti, sta nella sua struttura, o meglio, in cosa Twitter è diventato. Secondo diversi utenti che hanno lasciato la piattaforma di microblogging, Twitter è diventato una sorta di architettura medievale, con un modello piramidale sulla cui cima vi sono i re – ovvero gli utenti VIP, quelli con più followers, e dunque amati e apprezzati – sotto i professionisti – giornalisti e reporter, anch’essi molto seguiti – e poi a scendere vassalli, valvassori – gente comune con una media comune di followers – e infine i servi della gleba, coloro che tentano di inserirsi nel flusso dei tweet ma vengono inevitabilmente scartati e dunque non riescono a entrare nel meccanismo.   Questo porta molti di loro a diventare proprio quei troll e haters di cui sopra, perché non venendo presi in considerazione nella vita reale, lo stesso avviene in quello schema virtuale che si sono creati e che molto probabilmente si ripete anche su Facebook. Non è un caso che un recente studio a cura di Margaret Duffy presso l’Università del Missouri e pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior abbia stabilito che Facebook può provocare depressione, specialmente in quegli utenti che provano invidia, nell’analizzare magari “chi sta meglio di noi” in base agli album fotografici e status pubblicati o semplicemente in base al numero di like, commenti e condivisioni che un semplice post riceve a differenza del proprio.   Tutto ciò però passa senza pensare che la realtà su Facebook e su Twitter è una realtà schermata e che il comportamento su questi social network non è ripetibile nella vita reale, ma è giustappunto un argomento di facciata. Difficile però da comprendere appieno, soprattutto in quei soggetti che riversano le frustrazioni della vita reale sulle possibilità e potenzialità che offre il mondo virtuale, quell’universo social che cela in sé – e non negando di farlo – proprio una contraddizione sociale.

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Argomenti: Social Media

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