Hatred sarà il nuovo Carmageddon? Forse anche peggio

Nel 2015 sentiremo molto parlare di un videogioco realizzato da una software house polacca: Destructive Creations. Il gioco si chiama Hatred, sarà disponibile per PC e ci farà calare nei panni di uno psicopatico omicida di massa.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Nel 2015 sentiremo molto parlare di un videogioco realizzato da una software house polacca: Destructive Creations. Il gioco si chiama Hatred, sarà disponibile per PC e ci farà calare nei panni di uno psicopatico omicida di massa.

Nel 2015 potremmo assistere a un nuovo caso Carmageddon. Nonostante siano passati un sacco di anni, la censura vigila ancora con i suoi occhi punitivi sulle forme di cultura popolari, quali fumetti e, soprattutto, videogiochi. Recentemente si è parlato – senza conoscerlo – di GTA V, con genitori preoccupati che non regalerebbero mai un gioco del genere ai propri figli. A parte la presenza del bollino – quello che c’è anche sulla tanto adorata TV – che segnala l’età minima necessaria per fruire di un certo contenuto, queste voci lasciano il tempo che trovano. A 2015 inoltrato comunque assisteremo a una nuova scia di polemiche: le porterà Hatred, primo – e per i maligni forse anche l’ultimo – prodotto della software house polacca Destructive Creations.  

Di cosa parla Hatred

Hatred, che in inglese significa “odio profondo“, ci consentirà di vestire i panni di un assassino psicopatico schifato dal mondo e tutto ciò che lo circonda, così schifato che imbraccerà una valanga di armi e ucciderà chiunque gli capiti a tiro. Ecco, Hatred si può riassumere in queste poche righe e questo – unito al primo trailer del gioco che vi faremo vedere poi – basta per creare polemiche e indignazione. Già un gioco aveva percorso una strada così rischiosa e temibile, ovvero Postal, dove il protagonista era un altro normale – si fa per dire – cittadino impazzito che per superare i livelli doveva ammazzare un certo quantitativo di persona.  

Contro il politically correct

Violenza gratuita ed eccessiva che si ripeterà in questo videogioco che difficilmente passerà inosservato: quante volte leggiamo sui siti di informazione che un normale cittadino, di punto in bianco, è impazzito, ha imbracciato il fucile e fatto una strage? Ecco, appunto: quella è la realtà, mentre Hatred è solo un videogioco, ci tiene a precisare il team di Destructive Creations, che va esplicitamente contro il politically correct e sostiene che gli omicidi di massa – videoludici s’intende – di un disadattato arrabbiato siano molto più onesti delle logiche politiche di narrativa presenti in altri contesti.  

Le polemiche attorno a Destructive Creations

A suo tempo, Carmageddon sollevò perfino interrogazioni parlamentari: ne seguirono polemiche a non finire, ritiri, richieste di modifica, mutazioni che sconvolsero l’originalità estrema del gioco, il quale poi tornò in forma negli anni a seguire, quando ne vedemmo di cotte e di crude. Ma con Hatred come ci comporteremo? E, soprattutto, da che parte staremo? C’è chi perfino ha voluto sottolineare come la natura del team polacco dietro ad Hatred sia politicamente deviato: FuckNoVideogames, ad esempio, ha messo tutti alla berlina, Jaroslaw Zielinski – CEO di Destructive Creations – in primis, additato – comportamento su Facebook alla mano – come un estremista di destra anti-islam e votato alla jihad cattolica. Tutte cose che lo stesso Zielinski ha – più o meno – smentito.  

Hatred: il trailer

Politica a parte, Hatred è quello che potete vedere in questo trailer che ha già fatto discutere parecchio:  

Hatred: considerazioni finali

Un gioco per frustrati, perdenti e falliti? Una valvola di sfogo virtuale per semi-psicopatici? O semplicemente un gioco che punta a una violenza così esagerata che diventa quasi ridicola, surreale se non politica (ma non politically correct) nel denunciare i frutti malati che genera una certa società? Noi siamo sempre stati e sempre saremo contro la censura: Hatred, passato positivamente al vaglio della community Greenlight, dopo essere stato ritirato e poi riammesso da Steam, farà parlare ancora molto a lungo di sé, ma va preso per quello che è: un videogioco. Non certo un capolavoro, vista la struttura narrativa esile. Discutibile nella sua messinscena, apparentemente fatta solo per provocare e andare “contro il sistema“. Ma un prodotto che va recensito – bene o male – per quel che è: un videogioco. Che sicuramente figurerà di diritto nei videogiochi più censurati e scandalosi della storia.   Consigliato a un pubblico adulto, obbligatoriamente; dopo l’età della maturità, dopotutto, sappiamo perfettamente distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Perché alla fine è questo il vero problema: non i videogiochi, ma noi e la nostra maturità.

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Argomenti: Videogiochi

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